Volevano una caparra per una casa che in realtà non esisteva. A Monza torna la truffa degli affitti, ma questa volta il raggiro non è passato dagli annunci online ed è stato letteralmente «smascherato» dal giornalista e promotore culturale Dario Lessa, molto conosciuto in città.
Gli annunci comparsi a Monza
I cartelli «Affittasi» con sfondo colorato e affisso sopra un numero di cellulare, sono apparsi davanti ai condomini in diversi quartieri della città, con particolare frequenza nella zona di Sobborghi e via Bergamo.
«L’ho visto e stavo cercando casa, per cui ho telefonato subito», racconta Lessa, che ha rischiato di cadere nella trappola.
«Avevo bisogno davvero di un appartamento in affitto – racconta – e quando ho visto il cartello nel mio palazzo, in via Rota, ho pensato che fosse un colpo di fortuna. Ho detto: “Cavolo, sarebbe perfetto. Traslocare nello stesso stabile sarebbe comodissimo”».
Lessa a quel punto ha chiamato subito e dall’altra parte del telefono ha trovato una donna. «Mi ha raccontato di essere di Monza ma di lavorare a Torino e di trovarsi fuori città per motivi di lavoro. Proprio questa indisponibilità della proprietaria sarebbe stata la scusa per la quale l’appartamento non poteva essere mostrato.

Impossibile vedere la casa
«A quel punto mi ha spiegato che l’appartamento si trovava proprio al secondo piano del mio stabile e mi ha inviato anche alcune fotografie dell’alloggio: un appartamento completamente ristrutturato, moderno e ben arredato. Il prezzo è invitante, ma non tanto basso da far pensare immediatamente a una truffa: 750 euro al mese per circa 80 metri quadrati», racconta il monzese.
Quando Lessa chiede di visitare la casa, arriva la risposta che fa scattare il meccanismo. La donna sostiene di essere lontana da Monza e di non poter rientrare nell’immediato. Dice anche di aver già ricevuto moltissime richieste e che rischia di affittare l’appartamento a qualcun altro. Insomma, con la ben nota difficoltà di trovare un alloggio a prezzi sostenibili a Monza, la donna gioca la carta dell’esclusività.
«Mi disse che se ero davvero interessato avrei dovuto versare una caparra per bloccare subito la casa, altrimenti il rischio era che di lì a una settimana l’avrebbe presa qualcun altro – spiega ancora Lessa – Cercava di rassicurarmi spiegando che, se poi una volta vista non mi fosse piaciuta, mi avrebbe restituito integralmente i soldi della caparra». Nello scambio WhatsApp la signora spiega che una volta stipulato il contratto sarebbero state chiese tre cauzioni e le due mensilità, ma per fermare la casa sarebbe bastata una caparra confirmatoria a discrezione del cliente.
Una spiegazione che, ammette Lessa, per qualche minuto lo convince. «Stavo quasi per cascarci. Oggi trovare una casa in affitto a Monza a un prezzo umano è difficilissimo. Quando ti propongono un appartamento bello, appena ristrutturato e a un prezzo ragionevole hai paura che qualcun altro ti soffi l’occasione. È proprio su questo senso di urgenza che fanno leva».
Lessa però decide di fare una verifica. Scende al secondo piano del suo condominio e suona a tutti e quattro gli appartamenti per capire quale possa essere quello in affitto.
Smascherato il raggiro
E a quel punto quello che sembrava solo un sospetto, diventa la realtà. L’appartamento non esiste.
«Ho parlato con tutti i vicini. Nessuno stava lasciando casa, nessuno aveva un appartamento in affitto e soprattutto nessuna abitazione corrispondeva alle fotografie che mi erano state inviate. A quel punto ho capito che quella casa semplicemente non esisteva», spiega Lessa.
A quel punto il giornalista richiamava la donna, dicendole che è pronto ma che vorrebbe vedere l’appartamento. Dall’altra parte, però, la risposta è sempre la stessa: deve essere effettuato il bonifico della caparra. Poi, al suo diniego, la persona «sparisce». «Adesso non mi risponde nemmeno più al telefono», spiega.
Da quel momento Lessa comincia però a fare caso ai cartelli. «Li ho trovati in diverse zone della città, soprattutto nell’area Sobborghi, sempre con lo stesso numero di telefono». Oggi quel numero risulta ancora attivo, ma non risponde più nessuno.
I precedenti
Non è la prima volta che Monza finisce nel mirino dei truffatori del mattone. Alla fine del 2025 almeno quindici persone erano state raggirate dopo aver versato la caparra per un appartamento di via XX Settembre, salvo scoprire che il vero proprietario era completamente estraneo alla vicenda. I truffatori avevano incassato complessivamente almeno 40mila euro prima di sparire. Il sistema raccontato da Lessa sembra seguire una strada diversa rispetto ai classici annunci online, ma punta sullo stesso meccanismo: creare l’impressione di un’occasione da non perdere e convincere chi cerca disperatamente casa a versare una caparra prima ancora di aver visto l’immobile. «Per questo voglio mettere in guardia i miei concittadini: non cascateci».