il commento al bilancio

Figini: «In questo bilancio al centro la sanità di prossimità»

Attivate 16 case di comunità in Brianza, 3 ospedali di comunità e il numero verde 116117, e una sperimentazione sui farmaci contro l'obesità

Figini: «In questo bilancio al centro la sanità di prossimità»

Un bambino con la febbre alta nel cuore della notte, un anziano che ha bisogno di una visita senza affrontare il pronto soccorso, una famiglia che non sa a chi rivolgersi quando il medico di base è chiuso. È da qui, dalla sanità di prossimità, che parte il racconto dell’assestamento di bilancio fatto da Fabrizio Figini, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale della Lombardia ed eletto nella provincia di Monza e Brianza. Nella manovra in discussione in questi giorni a Palazzo Pirelli rivendica «conti in ordine» e nessun aumento delle tasse, ma anche interventi mirati su case di comunità, farmaci contro l’obesità, trasporti e fasce più deboli.

Partiamo dalla sua priorità: a che punto sono le case di comunità in Monza e Brianza?

«La sanità è un tema importantissimo e, essendo stato eletto in questa provincia, è un mio impegno preciso. Sul territorio abbiamo aperto sedici case di comunità e tre ospedali di comunità: presidi essenziali, di prossimità, soprattutto per le persone più anziane e fragili, perché offrono un servizio vicino a casa. Danno risposte concrete: l’infermiere di famiglia, il punto prelievi, l’accesso alle cure domiciliari e ambulatori per le patologie più diffuse, dalla cardiologia alla pneumologia. L’infermiere può anche fare un’iniezione o togliere i punti dopo un intervento, evitando un nuovo accesso in ospedale. Non tutte offrono ancora gli stessi servizi: è un processo in corso, perché non diventino scatole vuote. Mi piacerebbe, per esempio, che la geriatria fosse presente ovunque, vista l’importanza dell’accesso per gli anziani».

E come devono usarle i cittadini? C’è anche il numero verde 116117 …

«Il mio invito è di imparare a conoscere le case di comunità. In caso di necessità non urgente, un codice bianco e differibile, prima di correre al pronto soccorso si può chiamare il 116117: è un numero gratuito a cui risponde il personale qualificato dell’emergenza-urgenza, che indica la casa di comunità più vicina. Ogni cittadino può rivolgersi a qualsiasi struttura della propria provincia, sapendo in anticipo quali servizi vi troverà. Ha di fatto sostituito la guardia medica: c’è una equipe di circa dieci medici che, in Brianza, fa riferimento all’ospedale di Carate. In base alla patologia si viene indirizzati al medico, anche con una videochiamata, e di notte, se il caso è risolvibile, arriva la ricetta direttamente sul telefono. Pensiamo a un bambino con 40 di febbre e le placche in gola: oggi spesso si va al pronto soccorso perché non si conosce l’alternativa. Più persone useranno il 116117, meno accessi impropri avremo: l’obiettivo è che il pronto soccorso resti per l’emergenza-urgenza. Il compito di un consigliere è informare e monitorare che tutto questo funzioni».

Avete finanziato anche una sperimentazione legata all’uso dei farmaci per la cura dell’obesità: un tema molto attuale e in continuo aggiornamento …

«È una legge fortemente voluta da Forza Italia. Ci sono tante patologie da curare e, tra queste, abbiamo ritenuto prioritaria l’obesità, ma più in generale anche i disturbi alimentari, che purtroppo per mille motivi stanno esplodendo. Vogliamo quindi avviare un percorso sull’obesità per dare questi farmaci gratuitamente anche a chi non se li può permettere. È una legge generica, con specificità sull’obesità: sarà poi compito della Direzione Welfare definirne l’attuazione con una DGR. Dobbiamo andare incontro a tutti, ma in particolare a chi non può permettersi questi farmaci, che sono costosi. Trattandosi di una sperimentazione, per verificare se funziona, sarà rivolta a chi soffre di obesità grave e oggi non ha accesso a quel tipo di farmaco. C’è anche il tema della contrattazione del costo dei farmaci, in capo alle aziende, che dovrà essere reso abbordabile per tutti i cittadini. Quest’anno abbiamo stanziato 400.000 euro, ma poi si arriverà a circa 1 milione all’anno per il percorso. Abbiamo voluto dare un segnale importante in un settore nuovo, in cui c’è molta disinformazione».

Guardando al quadro complessivo, che cosa cambia con questo assestamento?

«È un atto prettamente tecnico: serve a verificare che i conti siano in ordine, come farebbe un buon padre di famiglia. E i conti di Regione Lombardia sono in ordine. Non si tocca la pressione fiscale, ma si aggiustano alcune risorse importanti, soprattutto in sanità. Ci sono anche interventi piccoli ma per noi significativi: come Forza Italia abbiamo firmato un emendamento per garantire il patrocinio gratuito alle donne vittime di violenza, con 300.000 euro. E abbiamo aggiunto un emendamento da 175 milioni per la sanità territoriale. Parliamo di un bilancio che oggi vale circa 32 miliardi di euro: sono cifre importanti, ma si tratta comunque soltanto di aggiustamenti».

Tra le opere più attese c’è la metrotranvia Milano-Desio-Seregno …

«Innanzitutto voglio ringraziare il presidente di Assombarda Monza e Brianza Matteo Parravicini, perché è stata l’associazione a suonare per prima un campanello d’allarme sulla questione. Ci sono cantieri aperti e commercianti in enorme difficoltà. L’ente attuatore in questo caso è Città metropolitana di Milano, che per diversi motivi ha segnalato un accumulo di extracosti per oltre 90 milioni. La Regione ha quindi deciso di stanziare 25 milioni per il risanamento di questi costi: un passo non dovuto, perché non eravamo tenuti a metterli adesso, ma che abbiamo voluto fare per provare a sbloccare la situazione. Ora chiediamo che anche Città metropolitana faccia la sua parte, riavvii i lavori e preveda un ristoro per chi ha subito un danno, soprattutto i commercianti».

La manovra rafforza anche la spesa dei fondi europei, a Bruxelles però si parla sempre di più di centralizzazione …

La Lombardia deve fare la sua parte, e per questo la manovra rafforza con 4,6 milioni la capacità di spesa dei fondi europei. Io difendo la mia regione: non sono per il centralismo, ma per una giusta autonomia dei territori. Sono un convinto europeista, ma questo non significa che tutto ciò che fa l’Europa vada bene. Penso al Green Deal così com’era stato concepito: vogliamo una transizione che non pesi sulle spalle dei cittadini, soprattutto delle fasce più deboli».