Il commento

Se i bambini costano meno del catering: il caso del nuovo Polo dell’Infanzia di Sulbiate

Per l'inaugurazione, il Comune ha previsto un investimento monstre da 25mila euro. La dimostrazione che la politica, a volte, soffre di una strana malattia...

Se i bambini costano meno del catering: il caso del nuovo Polo dell’Infanzia di Sulbiate

di Marco Pirola

Dicono che costerà 25mila euro. Ma probabilmente è solo il budget per i coriandoli. Perché a Sulbiate non si inaugura un edificio. Ci sono inaugurazioni. Poi ci sono le inaugurazioni. E infine c’è Sulbiate, che ha deciso di inventare un nuovo genere: il kolossal amministrativo. Perché inaugurare un Polo dell’Infanzia da 7,5 milioni di euro è certamente un evento importante. Ma inaugurarlo con con quella cifra significa avere una visione. O forse un regista. Chissà, magari il taglio sarà diretto da Christopher Nolan e il buffet affidato a Carlo Cracco. Altrimenti spiegare la cifra diventa complicato.

Il nuovo Polo dell’Infanzia è una bellissima opera pubblica. Su questo non si discute. Sette milioni e mezzo di investimento sono una buona notizia per qualsiasi Comune. La domanda, semmai, è un’altra. Per tagliare un nastro serve davvero un budget che farebbe arrossire il matrimonio di un calciatore di Serie A? Per capirci, è la somma che molti cittadini vedono transitare sul conto corrente nell’arco di un anno.

Naturalmente l’Amministrazione ha tutte le sue spiegazioni. Il palco costa. I microfoni costano. La banda costa. Il fotografo costa. Il catering costa. Le brochure costano. L’agenzia che coordina chi coordina costa. E lo ripeto ancora: nessuno mette in discussione il valore dell’opera. Un nuovo Polo dell’Infanzia è una bella notizia. Anzi, è una di quelle opere che un Comune dovrebbe rivendicare con orgoglio. Ma proprio perché è un’opera importante viene da chiedersi se abbia davvero bisogno di un’inaugurazione in formato Festival di Sanremo.

A questo punto ci aspettiamo che costino anche le forbici. Non una comune cesoia da ferramenta, sia chiaro. Una forbice forgiata nelle miniere di Mordor, rifinita a mano dagli orafi di Valenza e custodita fino al giorno dell’evento dentro una teca climatizzata con due carabinieri di guardia.

L’opposizione, con l’incoscienza tipica di chi fa i conti, ha avanzato un’idea quasi sovversiva. Usare almeno una parte dei soldi per aiutare le famiglie con un bonus bebè. L’idea è quasi rivoluzionaria. Spendere per i bambini invece che per festeggiare il posto dove andranno i bambini. Roba da estremisti del buonsenso. Perché evidentemente c’è ancora qualcuno convinto che un Polo dell’Infanzia serva soprattutto ai bambini. Che ingenui. Il vero protagonista sarà il taglio del nastro. Che, a questo punto, immaginiamo intrecciato con fibre di seta tibetana, benedetto dall’Unesco e probabilmente visibile anche dalla Stazione Spaziale Internazionale.

Qualcuno ironizza sul catering. Ma attenzione. Non sarà un buffet qualsiasi. Le indiscrezioni parlano di pizzette cotte a legna proveniente direttamente dagli alberi genealogici delle famiglie fondatrici di Sulbiate. Tartine impiattate con pinzette chirurgiche e prosecco talmente esclusivo che verrà versato direttamente da un sommelier con laurea magistrale. Per i bambini, naturalmente, acqua naturale. Che bisogna pur contenere le spese. C’è anche la banda. Giustamente. Perché senza banda un bambino di tre anni potrebbe non accorgersi che è stato inaugurato un asilo.

L’assessore ha spiegato che i preventivi sono stati richiesti con attenzione. E meno male. Per un attimo avevamo temuto che i 25mila euro fossero usciti durante una seduta spiritica. Il dettaglio migliore resta però il paragone con il 2009. All’epoca l’inaugurazione della scuola costò 15mila euro. Rivalutando l’inflazione, siamo più o meno lì. È un ragionamento destinato a rivoluzionare la contabilità pubblica. Seguendolo, nel 2045 per inaugurare una panchina servirà il Red Carpet di Venezia, mentre per aprire una rotatoria sarà necessario prenotare Amadeus. L’inflazione, del resto, colpisce tutti. Anche i nastri. Se un giorno Sulbiate costruisse una pista ciclabile, probabilmente servirebbe il passaggio delle Frecce Tricolori.

Nel frattempo resta un piccolo particolare. Fuori dal palco esiste la vita vera. Quella delle famiglie che fanno i conti con mutui, bollette, pannolini e libri di scuola. Quelle famiglie che probabilmente visiteranno il Polo dell’infanzia soprattutto per capire se funziona, se gli insegnanti sono preparati, se gli spazi sono belli e se i figli ci staranno bene. Le famiglie, di solito, scelgono una scuola perché funziona. Non perché all’inaugurazione c’erano un buon catering e un impianto audio da concerto negli stadi. Un edificio pubblico dovrebbe essere celebrato ogni giorno dal servizio che offre, non dal numero di canapé serviti il giorno dell’apertura.

La verità è che la politica ogni tanto soffre di una strana malattia. Si innamora delle celebrazioni più delle opere. Come se il successo di un investimento pubblico si misurasse dalla lunghezza del buffet anziché dagli anni in cui servirà i cittadini. Eppure il vero taglio del nastro è un altro. È quello che fanno ogni mattina le famiglie accompagnando i figli a scuola. Quello delle insegnanti che aprono le aule. Quello dei bambini che riempiono i corridoi di voci. Quella è l’inaugurazione che conta davvero. Il resto dura un pomeriggio. Le fotografie finiscono in un cassetto. Le brochure prendono polvere. Il catering viene digerito. Il palco smontato. Il nastro finisce in qualche bidone. I venticinquemila euro, invece, no. Quelli restano nella memoria dei contribuenti.