Sanquirico

Carcere di Monza, tra sovraffollamento e allarme psichiatrico: «311 detenuti con gravi problemi»

La denuncia del Partito Radicale dopo il sopralluogo: 737 persone per 413 posti, ma preoccupano anche la carenza di personale e le poche opportunità di reinserimento

Carcere di Monza, tra sovraffollamento e allarme psichiatrico: «311 detenuti con gravi problemi»

È una situazione sempre più difficile quella fotografata all’interno del carcere di Monza. A Sanquirico sono presenti 737 detenuti a fronte di una capienza di 413 posti, peraltro non tutti disponibili. Ma a preoccupare è soprattutto il numero delle persone con gravi problematiche psichiatriche: 311, secondo i dati raccolti durante una visita effettuata ieri (lunedì 17 agosto) da una delegazione del Partito Radicale.

Al sopralluogo hanno partecipato, tra gli altri, il consigliere comunale monzese Paolo Piffer, Simona Giannetti e Francesco Pasquariello del Consiglio generale del Partito Radicale e la consigliera di Cologno Monzese Laura Ferrari. «La terza e quarta branda sono la regola, per lo più nelle sezioni con regime aperto», ha riferito Giannetti, descrivendo una situazione di sovraffollamento che rende ancora più complessa la gestione della struttura.

«Condizione inumana e degradante»

Il dato sui detenuti con problemi psichiatrici è quello che maggiormente allarma la delegazione. «La condizione della carcerazione diviene per loro di fatto vero e proprio trattamento inumano e degradante», ha dichiarato Giannetti.

Nel carcere monzese sono inoltre presenti 97 giovani adulti, molti dei quali provenienti dal circuito minorile. Sul fronte del reinserimento, invece, sono appena 28 i detenuti ammessi al lavoro esterno e cinque i semiliberi.

Proprio il lavoro viene indicato come uno degli strumenti fondamentali per favorire il ritorno alla vita sociale. Un esempio positivo è rappresentato dall’assunzione a tempo indeterminato di tre detenuti da parte di Cem Ambiente, avvenuta nei mesi scorsi.

Mancano anche gli operatori

Tra le criticità segnalate c’è infine quella, ormai nota, della carenza di personale. Una situazione che, secondo la delegazione, rende ancora più difficile affrontare il sovraffollamento e le fragilità presenti all’interno della struttura.

«Tre prospettive che convergono nell’unico obiettivo di fare tutto il possibile per rendere il sistema carcere sempre più efficiente», ha commentato Piffer, richiamando la funzione rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione.