Morte volontaria

Suicidio assistito, primo caso in Lombardia interamente gestito dal servizio sanitario regionale

Domenico Zaccarella, 59 anni di Giussano aveva presentato la propria richiesta all’ASST Ovest Milanese lo scorso novembre

Suicidio assistito, primo caso in Lombardia interamente gestito dal servizio sanitario regionale

Domenico Zaccarella, 59 anni di Giussano, affetto da sclerosi multipla,  aveva presentato richiesta all’ASST Ovest Milanese lo scorso novembre. Dopo 290 giorni ha ottenuto l’assistenza del Servizio sanitario regionale lombardo per attuare la propria scelta di ricorrere al suicidio medicalmente assistito.  E’   morto ieri,  25 agosto.

E’ la terza persona in Lombardia ad accedere alla morte volontaria

Dopo  290 giorni dalla richiesta,  Domenico Zaccarella, 59 anni di Giussano, ha ottenuto ieri – 25 agosto, l’assistenza del servizio sanitario regionale lombardo ad attuare il suicidio assistito.  E’ il primo caso  interamente gestito nella Regione, la terza persona in Lombardia ad accedere alla morte volontaria. Il giussanese era affetto da sclerosi multipla. Il percorso si è concluso all’interno del Servizio sanitario regionale: dalla verifica dei requisiti all’organizzazione della fase attuativa, fino all’assistenza medica.

 Richiesta presentata nel novembre 2025

 Zaccarella aveva presentato la propria richiesta all’ASST Ovest Milanese l’8 novembre 2025. Dalla richiesta all’effettiva attuazione sono trascorsi 290 giorni, oltre nove mesi, nonostante le linee guida regionali del 13 maggio 2026 prevedano un termine massimo complessivo del procedimento di 145 giorni, pari a quattro mesi e tre settimane. Dopo mesi di attesa, solleciti e diffide, il collegio legale di studio e difesa  del giussanese, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e sua difensora, aveva presentato a fine maggio un ricorso d’urgenza al tribunale chiedendo che la procedura fosse conclusa in tempi compatibili con la progressione della sua malattia, e che, in caso di verifica positiva, venisse concretamente organizzata anche la fase attuativa.

L’iter

Dagli atti depositati dall’azienda sanitaria era emerso che la Commissione medica multidisciplinare aveva concluso e sottoscritto la propria relazione già il 18 maggio 2026, accertando a maggioranza la sussistenza dei quattro requisiti indicati dalla Corte costituzionale per l’accesso al suicidio medicalmente assistito e individuando le modalità con cui procedere, compresi farmaci, dosaggi e meccanismo di autosomministrazione. La relazione era stata trasmessa al Comitato etico il 20 maggio. Il 25 giugno l’ASST aveva comunicato di avere ricevuto dal Comitato etico una richiesta di ulteriori approfondimenti sulle condizioni di Zaccarella.  Lo scorso 23 giugno, in udienza, Zaccarella aveva espresso direttamente al giudice il peso dell’attesa: “Sono stanco, non ne posso più”.

Il percorso finale  gestito dal Servizio sanitario

Il percorso si è infine concluso all’interno del Servizio sanitario regionale lombardo, non limitandosi alla verifica dei requisiti. Il servizio pubblico ha organizzato anche la fase attuativa: il personale sanitario disponibile su base volontaria, il farmaco e la strumentazione necessari, la modalità di autosomministrazione compatibile con le condizioni del 59enne, l’assistenza sanitaria e il luogo nel quale esercitare la propria scelta. Nel percorso di Zaccarella  sono stati inoltre utilizzati diversi strumenti di tutela: l’amministratore di sostegno, che lo ha affiancato negli aspetti amministrativi; l’Ufficio di Pubblica Tutela Ovest Milanese al quale sono stati segnalati i ritardi; e, infine, la tutela giudiziaria urgente. Le decisioni relative alle cure e all’autodeterminazione sono rimaste in capo al giussanese, pienamente capace di assumere decisioni libere e consapevoli. Il 59enne ha inoltre disposto la donazione del proprio corpo alla ricerca scientifica, attivando la procedura prevista.

Le dichiarazioni dell’avvocato Gallo e Marco Cappato: 

 “Domenico è morto con la speranza che ciò che aveva ottenuto potesse essere utile ad altre persone nella sua stessa situazione. Oggi in Lombardia esiste dunque un percorso concretamente tracciato: dalla richiesta di verifica alla tutela contro i ritardi, fino alla presa in carico della procedura, dell’assistenza e del luogo da parte del Servizio sanitario regionale. Non soltanto un’affermazione di principio, ma una strada percorsa fino in fondo nel servizio pubblico, che da oggi potrà essere più chiara per chi verrà dopo. Anche la scelta di donare il proprio corpo alla ricerca aggiunge un ulteriore passo. Questo è ciò che Domenico ci lascia: piccoli passi in più per la libertà degli altri. Per evitare che la procedura sia condotta in tempi così lunghi, e anche per evitare che un futuro assessore alla Salute possa disfare tutto con un tratto di penna, è fondamentale che il Consiglio regionale approvi la legge di iniziativa popolare ‘Liberi subito’ sulla quale è in corso la raccolta firme e che chiediamo al Consiglio regionale di approvare già in questa legislatura”.