Nuove acquisizioni e un programma di protezione per due super testimoni nelle indagini per l’uccisione nel 2014 di suor Lucia Pulici, missionaria di Desio in Burundi, insieme ad altre due suore. Un massacro che per anni è stato avvolto in un mistero per quel che riguarda i responsabili dell’efferato delitto. A febbraio 2026 la svolta con l’arresto di Guillaume Harushimana, 50 anni, ritenuto uno dei basisti del delitto, che nel frattempo si era trasferito a Parma come volontario in un’associazione.
Omicidio di suor Lucia, sentiti due super testimoni
Entro la fine dell’anno il capo della Procura di Parma, Alfonso D’Avino, potrebbe chiudere l’indagine relativa all’assassinio delle suore – oltre a suor Lucia, morirono anche Olga Raschietti, 83 anni, originaria di Sant’Urbano di Montecchio Maggiore, e Bernardetta Boggian, 79, di Ospedaletto Euganeo – trucidate tra il 7 e l’8 settembre 2014 a Bujumbura, in Burundi, all’interno della missione delle Saveriane della congregazione di Maria che ha sede a Parma. A luglio un altro passaggio importante; nel corso delle indagini, infatti, sono stati ascoltati in incidente probatorio altri due testimoni diretti, si tratterebbe di un operaio e di una catechista.
Dietro al massacro delle suore ci sarebbe un generale
Per i due super testimoni è scattato un programma di protezione. A dare la svolta alle indagini era stata la testimonianza di un uomo che aveva partecipato al raid come palo, dando informazioni in cambio dell’immunità. E ora dovrebbero essere interrogate in Italia anche altre persone provenienti dal Burundi. Secondo la ricostruzione, le indagini sono indirizzate a sostenere la responsabilità del generale Adolphe Nshimirimana, allora a capo della Documentation, la polizia segreta, e candidato alla presidenza della Repubblica, poi ucciso nel corso di una faida di potere. A quanto è emerso, sarebbe stato lui a ordinare a un commando composto da una decina di persone di uccidere le suore che si erano rifiutate di dargli collaborazione.
Le indagini si erano arenate
Subito dopo il massacro, però, le indagini portarono all’arresto di un giovane con problemi mentali, Christian Butoyi, che è tuttora in carcere, nonostante il quadro attuale faccia ritenere probabile la sua innocenza. Oltretutto, le indagini per dare un colpevole all’efferato delitto, avvenuto in due tempi all’interno della missione, in un primo momento si erano arenate. L’inchiesta è stata poi riaperta in seguito al libro della giornalista desiana Giusy Baioni, grazie alle testimonianze e alla documentazione che è riuscita a recuperare.