La decisione

A Lesmo il ristorante che non vuole più i bambini

Fa discutere la presa di posizione del titolare dell’«Hostaria 2.0», che si trova nella frazione di Gerno di Lesmo, dopo alcuni problemi con le famiglie

A Lesmo il ristorante che non vuole più i bambini

C’è il profumo inconfondibile della carne alla griglia irlandese, il ticchettio leggero dei calici che si sfiorano e il calore di una candela che trema appena sul tavolo. A Gerno di Lesmo, a due passi da quel gioiello che è Villa Gernetto, l’Hostaria 2.0 ha deciso, in maniera coraggiosa, di abbassare i toni, letteralmente. Niente grida di bimbi, niente passeggini tra i tavoli, niente pianti improvvisi a spezzare la magia di una cena romantica o di un momento speciale. Qui, da oggi, si entra solo se si ha più di sette anni.

C’era una volta la trattoria aperta a tutti

Insomma possiamo dire che c’era una volta la trattoria aperta a tutti, il cuore pulsante di una comunità dove il rumore delle posate si mescolava alle risate, alle voci dei grandi e, sì, persino ai capricci dei più piccoli. Oggi, a Gerno di Lesmo, però, scopriamo che il progresso gastronomico ha un nuovo e spietato dogma: il silenzio a tutti i costi. La scelta dell’Hostaria 2.0 di sbarrare la porta ai minori di sette anni, brandendo lo scudo della formula child-free, non è soltanto una mossa commerciale legittima e riuscita. Per alcuni è il sintomo triste di una società che non sa più accogliere l’imprevisto e che confonde l’esclusività con l’intolleranza. Per altri una scelta forte, coraggiosa, destinata a far discutere i tavolini dei bar in Brianza e a infiammare i social, ma voluta fortemente dal titolare, Alan Sanpietro, che ha deciso di mettere su carta (e web) su una filosofia ben precisa: trasformare il suo ristorante in un rifugio per soli adulti.

“Non ho niente contro i piccoli”

Il primo a voler mettere le mani avanti, quasi a disinnescare la bomba mediatica prima ancora che scoppi, è proprio lui. Sorride mentre lo racconta, perché sa bene quanto l’argomento sia divisivo. E, come immaginabile, ha già creato due schieramenti: quelli favorevoli e quelli contrari. Ma il titolare il suo scopo l’ha già raggiunto: far parlare di sé, a prescindere da come la si pensi.

«Io non sono assolutamente contro i bambini, anzi – ha detto Sanpietro con il cuore in mano – Ne ho due e sono zio di ben cinque piccoli. Ma il messaggio che ho voluto lanciare riguarda la realtà del locale: è piccolo, i coperti sono contati e semplicemente non è adatto a una clientela così giovane. Non voglio creare polemiche inutili, ma lanciare idee anche per capire come la pensa la clientela».

Nove anni di storia nel cuore del centro storico di Gerno pesano come un bagaglio di esperienza. E la decisione non nasce da un capriccio mattutino, ma da un’evoluzione naturale del locale iniziata già a marzo, quando la cucina ha scelto di concentrarsi su due pilastri: i risotti d’eccellenza (mantecati espressi con il Riso Acquerello della Tenuta Colombara e pensati per seguire il ritmo delle stagioni) e le grandi carni internazionali. Una proposta per palati fini che, di per sé, strizzava già l’occhio a una clientela più matura.

Meno posti, più intimità

La svolta è diventata ufficiale a giugno. Per farlo sul serio, Sanpietro non si è limitato a un cartello: ha letteralmente ridisegnato gli spazi.

«Ho anche tolto una decina di posti a sedere per favorire una piccola cantina di vini», ha raccontato. Il risultato? Un ambiente che sa di coccole e riservatezza. Una tesi confermata anche da un’altra regola ferrea della casa: «Le tavolate non le prendo. Oltre le sette persone non accetto prenotazioni. Voglio un ambiente unico e intimo».

Dietro a questa rivoluzione gentile, però, ci sono anche i piccoli aneddoti della vita di sala. Di quelli che chi fa ristorazione conosce bene, sospesi tra l’empatia per i genitori e la necessità di tutelare il cliente che ha pagato per trovare un momento di pace.

Il titolare ne ricorda un paio con precisione cinematografica:

«Una volta avevamo un neonato che, non per colpa sua ovviamente, ha pianto per tutta la sera. Una situazione che ha creato imbarazzo alla clientela. Poi i genitori ci hanno spiegato che stavano crescendo i denti: ecco, forse con un bimbo con i denti che stanno spuntando il mio locale non è il massimo». E poi c’è il grande classico delle sale da pranzo: «Un’altra volta c’era un bimbo che spostava continuamente tutte le sedie, sotto gli occhi divertiti di genitori e nonni. Peccato però che questo creasse disagio e fastidio agli altri commensali».

L’avviso sul web e la linea di confine

Nessun divieto poliziesco, ci tiene a precisare il ristoratore, ma un patto di chiarezza con il cliente. Sul sito Internet, nella pagina delle prenotazioni, oggi appare nero su bianco un avviso bonario ma inequivocabile: il locale è pensato per un pubblico adulto, non ci sono seggioloni né menù baby, e si sconsiglia la prenotazione alle famiglie con bimbi sotto i sette anni.

«Ovviamente non posso vietare per legge l’ingresso ai piccoli, ma ho voluto avvisare chiaramente la clientela», ha concluso Sanpietro.

All’Hostaria 2.0, insomma, le porte restano aperte, ma solo a chi cerca il silenzio di una cena a lume di candela. Un angolo di quiete nel cuore della Brianza che ha deciso di scommettere tutto sul romanticismo. Insomma, in fin dei conti una scelta che continua a far discutere e che difficilmente metterà d’accordo chi è convinto che negli ultimi anni abbiamo assistito alla trasformazione dei ristoranti in parchi giochi improvvisati, dove la maleducazione di pochi (spesso giustificata da un malinteso senso di libertà educativa) finisce per rovinare la serata a molti e chi, invece, punta il dito contro Sanpietro, accusandolo di essere intollerante al baccano e di voler creare spazi sterili, ripuliti da qualsiasi attrito sociale, dove tutto deve essere impeccabile, instagrammabile e, soprattutto, silenzioso.