La svolta

Rogo all’autodemolizione, individuati presunti autori e mandante: due carcerazioni e quattro indagati

Secondo gli investigatori, il rogo del 18 ottobre 2025 di viale delle Industrie sarebbe stato una ritorsione per le dichiarazioni rese in un procedimento per truffe automobilistiche

Rogo all’autodemolizione, individuati presunti autori e mandante: due carcerazioni e quattro indagati
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Un incendio che avrebbe avuto una precisa finalità intimidatoria, maturato nell’ambito di contrasti legati a un precedente procedimento giudiziario per truffe nel settore automobilistico. È quanto emerso dalle indagini della Squadra Mobile della Questura di Monza e della Brianza, coordinate inizialmente dalla Procura della Repubblica di Monza e successivamente proseguite con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Milano.

Nelle giornate di venerdì 9 e mercoledì 14 ottobre, la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due uomini e a quattro decreti di perquisizione nell’ambito dell’indagine sull’incendio doloso che, nella serata del 18 ottobre 2025, aveva devastato un’azienda di autodemolizione situata lungo viale delle Industrie, a Monza, provocando danni stimati dal titolare tra i 150.000 e i 200.000 euro.

Il rogo e l’ipotesi di un’azione pianificata

Il rogo, divampato intorno alle ore 22, aveva richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco e delle Volanti della Questura di Monza. Soltanto il tempestivo intervento dei soccorritori aveva impedito che le fiamme si propagassero alle proprietà confinanti.

Le indagini hanno consentito di ricostruire quella che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata un’azione incendiaria pianificata e commissionata con finalità di ritorsione.

I contrasti legati al procedimento per truffe automobilistiche

All’origine del gesto vi sarebbero stati contrasti maturati nell’ambito di un precedente procedimento penale relativo a un articolato sistema di truffe finanziarie connesse all’acquisto e alla rivendita di autovetture mediante finanziamenti ottenuti con documentazione falsa.

Secondo la ricostruzione investigativa, il presunto mandante avrebbe deciso di colpire l’azienda dopo che il titolare e il figlio, coinvolti nel medesimo procedimento, avevano reso dichiarazioni all’Autorità Giudiziaria, contribuendo alla ricostruzione del sistema fraudolento.

La presunta finalità intimidatoria e gli strumenti dell’indagine

L’incendio avrebbe quindi rappresentato non soltanto una ritorsione per le dichiarazioni già rese, ma anche un avvertimento finalizzato a condizionare l’atteggiamento processuale delle persone offese in vista di una successiva imminente udienza. Particolarmente significativa, secondo gli investigatori, sarebbe stata la scelta dell’obiettivo, individuato nell’ultima attività economica rimasta alla famiglia delle vittime dopo i sequestri dell’Autorità giudiziaria.

Determinante per la ricostruzione dell’accaduto è stata la complessa attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile di Monza, attraverso l’analisi delle immagini di videosorveglianza, decine di intercettazioni telefoniche e ambientali, accertamenti sui dispositivi elettronici e approfondimenti sui sistemi di localizzazione satellitare.

Le immagini delle telecamere e gli spostamenti dell’auto

Le telecamere dell’azienda avevano ripreso le fasi dell’azione: due soggetti arrivati a bordo di un’autovettura, uno dei quali avrebbe scavalcato la recinzione dell’impianto per introdursi nel piazzale e appiccare l’incendio mediante l’utilizzo di liquido infiammabile, con il supporto del complice.

Gli investigatori sono riusciti a individuare l’autovettura utilizzata e a ricostruirne gli spostamenti, sia prima sia dopo l’incendio.

I riscontri investigativi e i ruoli dei quattro indagati

Ulteriori riscontri sono emersi nel corso della successiva attività, supportata anche da presidi di tipo tecnico.

Gli accertamenti hanno permesso di delineare un quadro indiziario nei confronti di quattro persone, alle quali vengono attribuiti ruoli differenti: un presunto mandante, un intermediario incaricato di individuare gli esecutori e due soggetti ritenuti responsabili dell’esecuzione materiale dell’incendio.

Il contesto criminale e l’aggravante del metodo mafioso

Un ulteriore elemento di rilievo riguarda il contesto criminale emerso dalle indagini, in quanto due degli indagati risultano coinvolti nell’operazione per associazione di tipo mafioso denominata “Rinascita-Scott”.

Anche alla luce delle modalità dell’azione, della sua finalità intimidatoria e dei collegamenti emersi, il fatto è stato contestato con l’aggravante dell’utilizzo del metodo mafioso, riconosciuta dal Giudice per le Indagini Preliminari nella valutazione cautelare.

La custodia cautelare e il rintraccio a Malpensa

Il GIP del Tribunale di Milano, accogliendo la richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano – Direzione Distrettuale Antimafia, ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti dei due presunti esecutori materiali.

La misura è stata eseguita venerdì 9 ottobre nei confronti di uno degli indagati, un uomo di 54 anni già detenuto per altra causa, mentre un secondo indagato, inizialmente sfuggito all’esecuzione del provvedimento restrittivo a suo carico, è stato rintracciato nel pomeriggio di mercoledì 14 ottobre all’aeroporto di Malpensa, di rientro dall’Australia. L’esecuzione di quest’ultimo provvedimento è avvenuta congiuntamente a personale della Polizia di frontiera presso lo scalo aereo di Malpensa e con la collaborazione del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia.

Le perquisizioni e il materiale sequestrato

In parallelo  all’operazione dello scorso 9 ottobre, sono state eseguite quattro perquisizioni nei comuni di Bernareggio, Gaggiano, Brembate e, con la collaborazione della Squadra mobile, del comune di Pizzo, anche nei confronti di altri 2 soggetti non indagati, vicini ai presunti autori.

Nel corso delle attività sono stati sequestrati numerosi telefoni cellulari, l’hard disk dell’impianto di videosorveglianza esterno dell’abitazione di uno degli indagati e 2 localizzatori GPS, sui quali saranno svolti ulteriori approfondimenti investigativi.

Gli sviluppi del procedimento e la presunzione di innocenza

L’operazione rappresenta il risultato di un’articolata attività investigativa della Polizia di Stato, finalizzata a ricostruire le responsabilità di un grave episodio incendiario e il contesto criminale nel quale sarebbe maturato.