Il decalogo

L’arcivescovo Delpini mette ordine alla “giungla” dei funerali celebrati in chiesa

Stop a discorsi fiume e niente tariffe sulle esequie: monsignor Delpini ha inviato una lettera alle parrocchie della diocesi stabilendo regole chiare anche su cremazione e sale del commiato

L’arcivescovo Delpini mette ordine alla “giungla” dei funerali celebrati in chiesa
Aggiungi Prima Monza alle tue fonti preferite

Basta con il Far West delle esequie parrocchiali, dove ogni campanile applica un proprio codice informale e ogni chiesa finisce per fare a sé. Tra preti che vietava del tutto le testimonianze, sacrestie che ammettono lunghi elogi funebri personali (chi prima dell’inizio della messa, chi durante e qualche sacerdote lo concede solo a funzione terminata o addirittura sul sagrato della chiesa) e indicazioni ambigue sulle offerte, la sensazione provata da molti fedeli nel momento del lutto era fino ad oggi quella di doversi orientare in una giungla di regole arbitrarie. A mettere fine alla prassi informale del «ciascuno a modo suo» ci ha pensato l’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che con la sua ultima Lettera pastorale ha deciso di fermare la deriva del «ogni sacrestia ha la sua liturgia», imponendo un’unica linea guida chiara, rigorosa e omogenea per tutta la diocesi ambrosiana.

Domani l'arcivescovo Delpini incontra i sindaci
Monsignor Mario Delpini arcivescovo di Milano

Dunque niente più ricordi personali fiume che sconfinano nella liturgia e stop immediato a qualsiasi equivoco sulle «tariffe» da versare per l’ultimo saluto a un caro estinto. Si apre con questi messaggi forti e diretti la nuova Lettera pastorale che Delpini ha inviato a tutte le comunità della diocesi ambrosiana la scorsa settimana, alla vigilia della Commemorazione dei Defunti che si è celebrata ieri, lunedì 2 novembre. Un intervento rigoroso ma profondamente umano, con cui la Chiesa milanese punta a ridare dignità e senso alle esequie, frenando le storture e le consuetudini inadeguate che si sono consolidate negli ultimi anni. Senza spazzare via il fondamentale Direttorio Diocesano per la Celebrazione delle Esequie del 2017, che resta il testo normativo di riferimento, Delpini affronta senza mezzi termini le criticità quotidiane avvertite dalle famiglie e dai sacerdoti, tracciando una linea netta di sobrietà e trasparenza per evitare che il funerale diventi un «generico e sbrigativo rito di condoglianze».

Discorsi di congedo: paletti rigidi e parola alla sobrietà

Uno dei punti di svolta dell’intervento dell’Arcivescovo riguarda la gestione dei ricordi personali e degli elogi funebri in chiesa. Negli ultimi anni si è diffusa l’abitudine di trasformare il finale delle celebrazioni in un susseguersi di aneddoti, testimonianze e bilanci di vita che, rileva Delpini, risultano «troppo numerosi, troppo lunghi e troppo sgraziati», finendo per snaturare la solennità del rito sacro.
Per mettere ordine, la Diocesi stabilisce due condizioni invalicabili: qualsiasi intervento deve essere previamente approvato e concordato per numero, durata e contenuti con il sacerdote celebrante. I discorsi di commiato dovranno svolgersi esclusivamente a celebrazione ultimata, ovvero dopo che il celebrante e i ministranti si sono già ritirati in sacrestia. Questo distacco fisico e visivo serve a chiarire a tutti i presenti che gli elogi personali non fanno parte della liturgia ufficiale della Chiesa.

La questione economica: le esequie non hanno prezzo

Altrettanto perentorio è il richiamo sul sostentamento economico legato alle esequie. Delpini ribadisce con forza un principio cardine: per la celebrazione del funerale non esiste alcuna tariffa. L’Arcivescovo dispone un divieto assoluto per le agenzie di onoranze funebri di inserire nei propri prospetti o listini prezzi voci relative ad «offerte» spettanti alla parrocchia. Allo stesso tempo, viene vietata la consuetudine di raccogliere offerte in denaro tra i banchi durante lo svolgimento del rito. A tal proposito molte parrocchie si erano già adeguate a questa indicazione ma, evidentemente, se l’arcivescovo ha ribadito questo concetto è perché non tutte le sacrestie lo avevano fatto. Resta unicamente la libertà della famiglia di compiere, in piena autonomia e senza alcuna costrizione, un’offerta spontanea alla parrocchia per contribuire alle spese della chiesa, alla carità o al sostentamento del clero.
Il dolore è comunitario: contro la stanchezza dei sacerdoti
Il testo si addentra poi nella dimensione comunitaria del lutto, ricordando che il dolore per la perdita di un parente è intimo ma mai strettamente privato. L’Arcivescovo guarda con empatia alla fatica emotiva dei sacerdoti, spesso provati dalla gestione di un alto numero di funerali al giorno. Per sostenere i presbiteri e restituire centralità al popolo di Dio, la ricetta di Delpini punta sulla corresponsabilità dei laici, suggerendo la formazione di gruppi dedicati al «ministero della consolazione», capaci di affiancare i parenti, curare la preghiera e guidare i momenti di suffragio anche nelle case del commiato e nei cimiteri. Quando in parrocchia si celebra un funerale, inoltre, si suggerisce di integrare o sostituire la messa feriale ordinaria con il rito esequiale, invitando i fedeli della parrocchia a stringersi attorno ai familiari in lutto.

Il dialogo con le agenzie funebri e le sale del commiato

Nel capitolo dedicato al rapporto con gli operatori del settore, Monsignor Delpini chiarisce che le imprese funebri devono fungere da tramite per l’incontro tra i parenti e la parrocchia, senza mai fare da filtro o intermediario esclusivo. Il sacerdote o il diacono devono cercare sempre un contatto personale con chi ha subito la perdita. Se le famiglie domandano una cerimonia religiosa, le agenzie sono tenute a rispettare integralmente i criteri della comunità cristiana. Quanto all’uso di custodire le salme presso le sale del commiato, l’Arcivescovo precisa che in tali contesti non è consentito celebrare il funerale cattolico: la visita dei ministri in queste strutture rappresenta un prezioso gesto di vicinanza e conforto, ma non può in alcun modo sostituire la liturgia in chiesa.

Messa o Liturgia della Parola: un discernimento caso per caso

Sulla tipologia di rito da adottare, la lettera invita a superare ogni automatismo o schema rigido. I fedeli defunti mantengono il pieno diritto alla celebrazione della messa di suffragio, che rappresenta il naturale compimento di una vita vissuta nella fede. Qualora per ragioni pastorali il funerale si svolga senza la messa, il rito prevede che ne venga celebrata una successivamente in un giorno opportuno. Qualora invece si riscontri una palese indifferenza verso la vita ecclesiale sia da parte del defunto che dei parenti, l’Arcivescovo suggerisce di proporre con trasparenza una Liturgia della Parola, che può essere presieduta anche da un diacono, garantendo comunque la massima cura e dignità nei canti e nelle preghiere.

Accompagnare chi resta

La lettera si chiude ricordando che l’attenzione della parrocchia «non finisce con il congedo dal cimitero. Le famiglie colpite da un lutto necessitano di un accompagnamento costante che superi il vuoto lasciato dalla perdita».
Delpini raccomanda di mantenere viva la memoria dei defunti attraverso il ricordo nelle preghiere universali della domenica, le messe mensili comunitarie e le tradizionali Messe di suffragio individuali, a testimonianza che la speranza cristiana non viene meno nemmeno di fronte al dramma della morte.