cronaca di viaggio

I ritratti “clandestini” di Alberto Cavallari

Un architetto di 33 anni ha realizzato più di cinquecento disegni di volti di passeggeri incontrati sul treno: "Penna e taccuino li porto ovunque"

I ritratti “clandestini” di Alberto Cavallari
Desiano, 20 Luglio 2020 ore 15:38

I ritratti “clandestini” di Alberto Cavallari. Un architetto di 33 anni ha realizzato più di cinquecento disegni di volti di passeggeri incontrati sul treno: “Penna e taccuino li porto ovunque”

I ritratti “clandestini” di Alberto Cavallari

Ha iniziato per gioco, adesso è arrivato a più di cinquecento ritratti. Alberto Cavallari, architetto di 33 anni, è l’autore di un’insolita raccolta: ha riempito interi taccuini con disegni di passeggeri di Trenord. Ritratti realizzati per la stragrande maggioranza sulla tratta tra Bovisio Masciago e Milano, sul treno che prende tutti i giorni per andare al lavoro, ma anche su percorsi più lunghi verso altre città italiane. “E’ una sorta di cronaca di viaggio che documenta il tempo con tutti suoi cambiamenti – ha spiegato l’autore dei disegni – ad esempio nei primi ritratti c’erano passeggeri che ascoltavano la musica con le cuffie grandi, poi si è passati agli auricolari con l’iPod, i telefoni cellulari, adesso ci sono le mascherine”.

Ha imparato a disegnare da autodidatta

Alberto abita a Limbiate ma è più conosciuto a Bovisio, dove ha frequentato le scuole dell’obbligo. Al disegno si è avvicinato come autodidatta: dopo essersi diplomato al liceo scientifico si è iscritto alla facoltà di Ingegneria ma ha subito capito che non era la sua strada, così ha scelto Architettura. “L’arte è una passione di famiglia – ha ammesso Alberto – mi è sempre piaciuto disegnare, penna e taccuino li porto ovunque vado, un po’ per rilassarmi, ma anche per prendere appunti vari e fare qualche schizzo”.

Schizzi veloci a volte a colori

Su queste pagine sono nati i ritratti dei passeggeri. “Ho iniziato nel 2012, in maniera sporadica, quando prendevo il treno per andare in università – ha raccontato Cavallari – facevo questi ritratti quasi per scherzo, pensavo “chissà se se ne accorgono”, ho visto che nessuno faceva caso a me e così ho intensificato il ritmo”.
L’architetto limbiatese si è dato delle regole per i suoi “ritratti clandestini”: «Mi sono imposto di non ritoccare i disegni una volta tornato a casa, devono essere degli schizzi veloci, perché non so a quale fermate scendono i passeggeri. Solo qualche volta aggiungo dei colori con gli acquerelli. Proprio per non avere la tentazione di riprendere il disegno utilizzo la penna, che è indelebile. Da un anno li faccio anche con una matita sull’iPad così posso aggiungere qualche colore, ma preferisco disegnare a mano».

Cinquecento “disegni brutti”

Pochi tratti veloci, dunque, per tracciare le caratteristiche principali del passeggero che viene ritratto. Il risultato sono più di cinquecento “disegni brutti” – così li definisce ironicamente Alberto, racchiusi in 18 agende. “Di solito non ritraggo mai gli stessi passeggeri, a parte una volta. Scelgo le persone se vedo qualche dettaglio che mi attira, che può essere un vestito o un discorso che sento fare” ha spiegato Cavallari.

“Sono tutti molto assorti”

Durante il viaggio in treno la maggior parte delle persone guarda il telefono cellulare, altri leggono o dormono. “Sono tutti molto assorti – ha ricordato l’architetto – solitamente riesco a fare 4 o 5 disegni a tratta, mi bastano anche solo 15 secondi. E’ stato interessare anche documentare i primi giorni della Fase 2, con i treni e le stazioni deserte”. Alberto pubblica i disegni su Instagram ma  ha in mente anche altri progetti. “Ho in programma varie cose, forse un libro o una mostra” è l’idea dell’autore.

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