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Agente della Polizia Locale in Ucraina con divise e aiuti

A Pasqua Alessandro Sei in viaggio a Leopoli con la moglie. Hanno consegnato anche giocattoli e cibo.

Agente della Polizia Locale in Ucraina con divise e aiuti
Attualità Desiano, 24 Aprile 2022 ore 18:00

Ha riempito l’auto di aiuti ed è partito venerdì con la moglie Lidiya per raggiungere l’Ucraina. Alessandro Sei, agente della Polizia Locale di Desio, ha portato con sé divise per la resistenza, stoffe per realizzare giubbotti antiproiettile, cibo, dolci, giocattoli e medicinali.

Agente della Polizia Locale in Ucraina con divise e aiuti

Ha guidato per ventiquattro ore, in tutto 1700 chilometri, per raggiungere la destinazione e il Paese martoriato ormai da quasi due mesi dalla guerra e consegnare tutto il materiale che è riuscito a raccogliere, grazie anche all’aiuto di tanti colleghi. Sull’auto ha messo le insegne della Polizia Locale italiana, con il Pegaso, simbolo dell’eroe che costruisce la pace e portatore di valori positivi, e per questo ringrazia il comando di Desio.

Con lui la moglie, ucraina, originaria della zona di Leopoli, dove abitano famigliari e amici, e anche punto d’arrivo del loro viaggio di solidarietà. «Lì la guerra non è arrivata in modo così pesante ma la preoccupazione è grande; chi vive in quell’area non si sente comunque al sicuro, perché le bombe potrebbero colpire da un momento all’altro», ha spiegato mentre lo abbiamo contattato durante il viaggio. L’agente con la moglie, che è titolare di una sartoria, vive a Carate. Lidiya, sin dai primi arrivi dall’Ucraina, si è resa disponibile come traduttrice per una dottoressa, medico di famiglia, e per Ats, per fare da tramite con i profughi. «Quando abbiamo deciso di partire ho chiesto un aiuto ai colleghi dei vari comandi e ai conoscenti - ha aggiunto - Abbiamo raccolto una trentina di divise operative e una bobina industriale con quaranta metri di stoffa per realizzare mimetiche». E ha continuato: «Abbiamo contattato la Polizia ucraina e un gruppo di volontari della resistenza per capire cosa occorresse. Con i soldi che siamo riusciti a racimolare abbiamo poi acquistato anche pannolini per i bambini, medicine e beni di prima necessità. Per il cibo ci ha aiutato tanto il Banco Alimentare di Villasanta». Hanno stipato tutto nell’auto (hanno riempito anche il portapacchi sul tettuccio) e attaccato il logo della Polizia Locale italiana, un segno di riconoscimento per essere più tranquilli durante il lungo percorso.

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Ospitano in casa una famiglia ucraina

Da quando è scoppiata la guerra si erano attivati subito: nel loro Comune di residenza avevano segnalato la disponibilità a ospitare dei profughi, avendo spazio nella loro casa. Di fronte al dramma e a chi è scappato dallo bombe si sono messi immediatamente a disposizione. Così, da settimane condividono la loro abitazione con una donna ucraina originaria della zona di Kiev, arrivata in Italia con tre figli. Il marito che fa il pompiere è rimasto là come tutti gli uomini ucraini che devono farsi trovare pronti nel caso di una chiamata alle armi. «Anche in Ucraina abbiamo una casa e a Leopoli stiamo ospitando una famiglia», ha aggiunto. Poi, approfittando della Pasqua, hanno voluto portare gli aiuti di persona, rispondendo con generosità all’appello di chi sta combattendo per respingere l’invasione russa.
«In questo momento complicato, avendo la moglie ucraina, per Pasqua il nostro agente ha organizzato un viaggio nel Paese colpito dalla guerra e ha deciso di portare degli aiuti - ha affermato il nuovo comandante della Polizia Locale, Giovanni Dongiovanni - Sull’auto ha messo la bandiera dell’Italia e il simbolo del Pegaso che riunisce tutte le Polizie Locali, scelta che io ho autorizzato. Questo anche per evitare qualsiasi problema nell’attraversare le dogane. E ha scelto simbolicamente di partire dal comando di via Partigiani d’Italia. Un’iniziativa davvero lodevole».

Giunto a destinazione Alessandro Sei si è messo subito in contatto con i volontari che si occupano della difesa e con coloro che aiutano i bambini e anziani per consegnare gli aiuti: «Non finivano più di ringraziarci», ci ha fatto sapere l’agente con un messaggio nel giorno di Pasqua.

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