Urbanistica

Albiate, l’ex tessitura «Caprotti» rinascerà come polo socio-sanitario

Il nuovo Pgt sblocca l'area, ospiterà un centro specializzato e alloggi. La sindaca: «Coniughiamo memoria, sociale e ambiente».

Albiate, l’ex tessitura «Caprotti» rinascerà come polo socio-sanitario

Giù la storica tessitura di Ponte Albiate: l’ex Caprotti diventerà un centro socio-sanitario. È iniziato il conto alla rovescia per la storica manifattura sulla sponda del Lambro, simbolo di un’epopea imprenditoriale che ha segnato l’intera Brianza.

Dall’avanguardia alla chiusura: 179 anni di storia

Fu soprattutto grazie a Bernardo Caprotti che il sito albiatese divenne un’azienda d’avanguardia, prima di essere ceduto nel 1999 ai fratelli Albini, che lo rilevarono come «Manifattura di Albiate Spa 1830». Poi, nel 2009, la dolorosa decisione della chiusura dopo ben 179 anni di attività.

Da diciassette anni i cancelli della tessitura, che diede lavoro e sostentamento a mezza Brianza, sono sbarrati e i vari tentativi di riqualificazione passati non hanno mai portato ad una trasformazione reale. Ora, però, in attesa della prossima pubblicazione sul Burl di Regione Lombardia della variante al Pgt approvata a fine dello scorso anno, l’area si prepara a «cambiare pelle» attraverso una multifunzionalità di servizi.

La sindaca di Albiate: “Sostenibilità e nuovi posti di lavoro”

L’ex filatura verrebbe trasformata in un ambito socio-sanitario, con una struttura dedicata ai giovani con disturbi alimentari, a cui si affiancherà anche una quota di residenziale.
«La riqualificazione di quest’ambito – conferma al giornale la sindaca, Vanessa Gallo – rappresenta una trasformazione di un’area che appartiene al patrimonio culturale e sociale di Albiate. Per l’Amministrazione la multifunzionalità prevista all’interno del Pgt è un elemento che coniuga sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Ricordo che l’area Caprotti è all’interno del Parco Valle Lambro, pertanto dal punto di vista di tutela del paesaggio il progetto sarà oggetto delle valutazioni dell’ente parco. Riqualificare quest’area significa creare anche nuovi posti di lavoro e un presidio importante per la cura di disturbi alimentari. Nell’ambito della mixitè è prevista anche un’area per il residenziale».

 

La notizia della demolizione tocca corde profonde nella memoria del territorio e della famiglia fondatrice. Giuseppe Caprotti, figlio di Bernardo, commenta con emozione, attingendo anche al suo libro Le Ossa dei Caprotti (Feltrinelli, 2023): «Sono nato sentendo parlare della Manifattura, molto prima che dell’Esselunga».
Nel volume, Caprotti ricorda figure storiche come la governante Lucia, che iniziò a lavorare in fabbrica da bambina, raggiungendola a piedi con gli zoccoli di legno da Rancate: racconti che richiamano le atmosfere de «L’albero degli zoccoli» di Olmi e la figura severa del bisnonno Bernardo. «Lucia è stata un pilastro della mia infanzia e sua nipote Luisella lavorava in Manifattura, stimatissima», aggiunge Giuseppe Caprotti, sottolineando un legame indissolubile: «Senza la Manifattura, l’Esselunga non sarebbe mai esistita. Pochi lo sanno, ma prima che chiudesse vendemmo le camicie della Manifattura nelle promozioni non-food di Esselunga. Le abbiamo provate tutte per aiutare quella che mio padre chiamava la “premiata ditta”…».