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Ancora troppi infortuni sul lavoro, come invertire il trend?

Secondo l’ingegner Matteo Vanoncini sono necessari “interventi ad hoc su ogni singola azienda”

Ancora troppi infortuni sul lavoro, come invertire il trend?
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Dati alla mano, sono ancora troppi gli infortuni sul lavoro che si verificano abitualmente lungo la nostra penisola. Il bollettino trimestrale diffuso dall’Inail non lascia di certo sereni: le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto nei mesi di gennaio, febbraio e marzo sono state 144.586. Se prendiamo questo numero e lo confrontiamo con il primo trimestre 2022 si nota una diminuzione: erano 194.106. A questo punto va però fatto notare che la decisa riduzione delle denunce di infortunio è dovuta quasi esclusivamente al notevole minor peso dei casi di contagio da Covid-19.

Ancora troppi infortuni sul lavoro in Italia

Degli oltre 144mila infortuni del primo trimestre 2023, 196 hanno avuto esito mortale, registrando un incremento del 3,7% rispetto ai dodici mesi precedenti. Un dato certamente negativo, associato anche ad un aumento delle patologie di origine professionale denunciate, che sono state 18.164 (+25,1%). Andiamo avanti con l’analisi dei numeri Inail: i dati del primo trimestre 2023, se comparati con l’equivalente degli anni precedenti, restituiscono un aumento del 12,4% rispetto al 2021 e del 10,5% rispetto al 2020, ma anche una riduzione dell’8,2% nei confronti del 2019. Nel marzo di quest’anno il numero degli infortuni sul lavoro denunciati ha segnato un -32,9% nella gestione Industria e servizi (dai 160.813 casi del 2022 ai 107.833 del 2023), un +2,4% in Agricoltura (da 5.866 a 6.006) e un +12,1% nel Conto Stato (da 27.427 a 30.747).

I numeri parlano chiaro

Come anticipato in precedenza, le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail nel primo trimestre 2023 sono state 196, sette in più rispetto alle 189 registrate nel primo trimestre 2022, 11 in più rispetto al 2021, 30 in più rispetto al 2020 e 16 in meno rispetto al 2019. In definitiva si può affermare che ancora migliaia e migliaia di persone subiscono costantemente infortuni sul lavoro. E ciò vale per tutte le classi di età, quindi non si può parlare di una concentrazione né sui ragazzi più giovani né sulle persone maggiormente esperte. Inoltre gli infortuni non sono l’unica spia d’allarme: in parallelo infatti sono state rilevate maggiori sanzioni alle imprese da parte degli organi competenti, anche con sospensioni di attività. Spesso anche le misure minime di sicurezza non vengono rispettate, o lo sono solo in parte.

E allora come è possibile invertire il trend?

Il punto di partenza potrebbe essere cambiare l’approccio in materia sicurezza sul lavoro da parte di tutte le figure di un’azienda, partendo dal datore per arrivare al singolo lavoratore. In sostanza la sicurezza non deve essere vista come un insieme di regole e normative da seguire, a volte complicate e difficili, ma come tutela di ogni lavoratore. Ad affermarlo è l’ingegner Matteo Vanoncini dello studio IngMV di Brivio: “Serve iniziare da una corretta analisi dell’azienda, che deve essere analizzata nel dettaglio, perché non è possibile fornire soluzioni standard che tutti possono adottare. Al centro delle attività lavorative va messa la sicurezza dei lavoratori con un approccio specifico sulle criticità aziendali e individuare le misure correttive da adottare. Va fatta una fotografia dello stato dell’impresa, di documentazione, attrezzature, macchine, e capire i rischi aziendali”.

Il parere dell’esperto

Continua Vanoncini, impegnato da anni nel tema della sicurezza sul lavoro e relativa formazione: “Una volta compresa la situazione che si ha di fronte sarà il turno di elaborare un piano di miglioramento, capace di risolvere le criticità partendo dalle più gravi e urgenti. È necessario predisporre procedure specifiche e sicure per i lavoratori e allo stesso tempo anche semplici da attuare. Creare programmi formativi ad hoc per ogni lavoratore, con una periodicità dei corsi idonea, senza guardare solo le scadenze dettate dalla normativa. Tutte le figure aziendali devono essere coinvolte nella sicurezza, la stessa deve diventare partecipata, non imposta dall’alto. È necessario affidarsi a tecnici qualificati che, conoscendo la normativa, prendono per mano l’azienda accompagnandola in un percorso di crescita nell’ambito della sicurezza”.

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