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Arbitro aggredito: multa all’Ac Meda. Il presidente si difende

Gli animi si sono infuocati dopo l’espulsione di un giocatore durante la partita del campionato di Promozione a Cantù.

Arbitro aggredito: multa all’Ac Meda. Il presidente si difende
Attualità Seregnese, 15 Maggio 2022 ore 16:00

Una multa da 500 euro, una partita da disputare a porte chiuse e un giocatore squalificato per sette gare. Sono i duri provvedimenti disciplinari presi nei confronti dell’Ac Meda 1913 dopo la partita del campionato di Promozione giocata domenica 1 maggio a Cantù contro il Castello Città di Cantù, terminata 3 a 1 a sfavore della società bianconera.

Arbitro aggredito: multa all’Ac Meda. Il presidente si difende

Pesanti le accuse rivolte al presidente, Gigi Cairoli, 65 anni, che secondo quanto riportato nel referto del giudice sportivo, al termine della partita avrebbe offeso e poi colpito «con uno schiaffetto all’orecchio destro» il direttore di gara.
Lo stesso arbitro che poco prima sarebbe stato aggredito da un giocatore dell’Ac Meda, espulso durante la partita. Il calciatore avrebbe infatti atteso l’arbitro nei pressi dello spogliatoio e mentre passava lo avrebbe afferrato da dietro al collo cercando di buttarlo a terra, senza riuscirci.
«Gli ha messo il gomito sul collo, arrabbiato dopo il cartellino rosso estratto dall’arbitro per un fallo di rigore», afferma Cairoli, fornendo quindi la sua versione dei fatti: «Dato che stavo assistendo alla scena mi sono avvicinato e ho tolto il braccio del mio giocatore, per far credere che fossi stato io ad aver toccato l’arbitro. Ho tentato di salvare il salvabile, azzardando un pietoso tentativo di rimediare, per fare in modo che il mio ragazzo non prendesse pesanti provvedimenti».

Successivamente, quando l’arbitro è uscito dallo spogliatoio per compilare il referto di gara, Cairoli gli si è avvicinato per spiegargli che era stato lui a colpirlo al collo e non il calciatore. Naturalmente il direttore di gara non ci è cascato ed è nato un acceso scambio di battute durante il quale Cairoli avrebbe offeso «pesantemente e ripetutamente il direttore di gara provocandolo al fine di farlo reagire». Poi dalle parole si sarebbe passati alle mani: «Infine lo colpiva con uno schiaffetto all’orecchio destro», le parole riportate nel referto.

"Non l'ho assolutamente colpito"

Ma il presidente non ci sta e rigetta una parte delle accuse: «Ammetto di averlo offeso e di averlo attaccato verbalmente, preso dalla foga del momento, quindi la multa me la aspettavo. Ma non accetto che si dica che gli ho dato uno schiaffo. Non l’ho assolutamente colpito, non l’ho nemmeno sfiorato. Quanto affermato è lesivo della mia immagine e della mia onorabilità».

E per opporsi a quanto scritto e difendere la sua posizione sta valutando di rivolgersi alla Federazione. Quindi rincara la dose: «Se l’arbitro è arrivato a scrivere una cosa del genere sul referto mi vengono dei dubbi sulla sua onestà. Io ho la coscienza a posto, so quello che ho e non ho fatto».

Eccessivo, a suo parere, anche il provvedimento preso nei confronti della società di una gara da disputare a porte chiuse: «Durante la partita non ci sono stati tafferugli, contestazioni o comportamenti esagerati da parte dei tifosi. Mi sembra una punizione esagerata, assurda».

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