La storia

Da Seregno a New York per diventare ballerino professionista

Il 25enne Daniele Casuccio, dopo anni di impegno e sacrifici, ha coronato il suo sogno. Tanta soddisfazione, con un cruccio: "L’Italia fa scappare i ragazzi che hanno tanta voglia di fare".

Da Seregno a New York per diventare ballerino professionista

La bella storia di Daniele Casuccio, 25enne di Seregno, che dopo tanti anni di impegno e sacrifici ha coronato il sogno che coltivava fin da bambino: a New York, dove vive da due anni, diventerà un ballerino professionista.

Da Seregno a New York

Chissà quante volte avrà provato e riprovato un passo di danza per perfezionare il movimento e regalare emozioni allo spettatore, spinto dal sogno coltivato fin da bambino di diventare un ballerino professionista. Quel sogno, anche un po’ cocciuto e ostinato, diventerà una splendida realtà per Daniele Casuccio, nato e cresciuto al Fuin e volato due anni fa a New York per proseguire gli studi di danza. A settembre è previsto il debutto in alcune compagnie americane per una tournée nazionale in cui sarà ballerino professionista, proprio come sperava quando muoveva i primi passi.

La preparazione alla Ailey School

“Ho iniziato da bambino con due mentori in una scuola di Milano, preparando danza contemporanea ma anche altri stili, classica, hip hop e moderna, a cui se ne sono aggiunti altri una volta arrivato a New York – racconta il seregnese dalla Grande Mela – A gennaio 2024 ho iniziato le audizioni on line per la prestigiosa The Ailey School, che ho superato ad aprile e sono stato inserito nel programma annuale di formazione “Indipendent Study”, cominciato a settembre. Eravamo una trentina di corsisti da tutto il mondo, con molti dei quali ho mantenuto i contatti, anche se ci siamo separati. C’è chi ha mollato, chi ha cambiato scuola”.

Il sostegno della famiglia del Fuin

Una prova difficile, senza gli affetti familiari, in un mondo diverso da Seregno che poteva destabilizzare, con una preparazione quotidiana molto impegnativa a livello fisico e mentale. “Era complicato persino tenere i contatti con la famiglia dall’altra parte del mondo, per via del fuso orario, ma devo ringraziare mamma Maria Rita, papà Diego e mia sorella Serena (minore di due anni, ndr.) per il sostegno, fin da quando sono stato preso a scuola, e per l’aiuto economico”. Quell’obiettivo era così forte che Daniele lo ha inseguito con tutto se stesso. Dopo il primo anno, ha ottenuto una borsa di studio che ha alleggerito le spese e, fra una prova e l’altra, si è ritagliato un lavoro in reception e come assistente di un paio di insegnanti.

“Tanti sacrifici che portano gioia”

“Danzavo almeno sei ore al giorno, con un solo giorno libero per evadere un po’, magari per un film o una cena in compagnia o godere un po’ di New York, che non ho ancora esplorato per scoprire tutto quello che offre. La parte più complicata è stato lo studio per gli spettacoli della scuola, uno a gennaio, l’altro a maggio, perché ti devi mettere alla prova anche con professionisti esterni. Sono stato selezionato per entrambi e, nel maggio scorso, ho avuto un ruolo di solista in una coreografia bellissima. Tanti sacrifici, “ma chi vuole fare questo percorso e diventare professionista è obbligato. E poi sono sacrifici che portano gioia”.

A settembre il debutto da professionista

Per Daniele il debutto nel mondo del professionismo è anche un’occasione per riavvolgere il nastro di questi ultimi dieci anni, così intensi. “In Italia mi sembrava di essere intrappolato, senza vie di uscita per quello che immaginavo. Sentivo sempre la voglia di trovare una strada di cui fossi orgoglioso e che valorizzasse i miei sacrifici. E sapevo che trovarla era soltanto una questione di tempo. Alla fine quelle pareti un po’ strette, sono state abbattute”. Sembrava un sogno troppo ambizioso, ma forse soltanto per l’Italia, dove “noi giovani abbiamo in mano molto, ma non troppo, per cambiare le cose. Se ci fossero le condizioni ideali per fare le cose che voglio fare, non ci penserei due volte a tornare. Purtroppo non abbiamo opportunità. L’Italia fa scappare i ragazzi che hanno tanta voglia di fare”.