L’ordinanza Caldo in Lombardia è stata richiesta per il 2026 proprio in queste ore da CGIL e FILLEA CGIL Lombardia a Regione Lombardia con l’obiettivo di replicare ed estendere tempestivamente l’Ordinanza n. 348 dello scorso anno che prevedeva il blocco totale dei lavori all’aperto dalle 12:30 alle 16:00 nei cantieri edili e nelle cave durante le giornate a rischio “ALTO” riportate sul portale Worklimate.
Caldo estremo, i sindacati: “Stop ai cantieri nelle ore più calde”
“Le imprese edili del territorio della Brianza possono (e devono) sospendere le lavorazioni richiedendo la CIGO quando la temperatura reale o percepita supera i 35°C”, affermano congiuntamente CGIL e FILLEA CGIL di Monza e Brianza ed esortano le aziende brianzole “ad accordi aziendali per anticipare i turni di ingresso, per esempio alle ore 06:00, così da completare le gettate di cemento o i lavori sui ponteggi prima del picco solare”.
I dati sono allarmanti sull’impatto dello stress termico: oltre 4.000 infortuni l’anno in Italia sono causati dal caldo eccessivo e i lavoratori edili sono i più esposti a colpi di calore, cali di attenzione e gravi incidenti. Secondo la Segretaria Generale della FILLEA CGIL Monza e Brianza, Maria Ciociola, la salute e la vita dei lavoratori non possono essere una variabile economica. “Chiediamo l’emanazione di ordinanze regionali urgenti per vietare i lavori a causa delle ondate anomale di calore con il divieto assoluto di lavoro tra le 12:00 e le 16:00. Lo stop deve scattare nei giorni in cui i bollettini ufficiali segnalano un livello di rischio “ALTO”, i datori di lavoro devono verificare quotidianamente le mappe sul portale istituzionale Worklimate INAIL-CNR”, afferma.
I rischi legati al caldo estremo sul lavoro (stress termico) non sono solo un problema di comfort, ma rappresentano una reale emergenza sanitaria che aumenta la probabilità di infortuni gravi e mortali.
Le misure di prevenzione vigenti
Le misure di prevenzione obbligatorie per proteggere i lavoratori dal rischio calore sono stabilite dal D. Lgs. 81/08 (Testo Unico sulla Sicurezza) e dai protocolli vigenti. Il datore di lavoro ha l’obbligo legale di valutare questo rischio e attuare interventi mirati per azzerarlo: deve inserire il rischio da “microclima e stress termico” nel Documento di Valutazione dei Rischi, deve identificare, tramite il medico competente, i lavoratori “fragili” o con patologie, come cardiopatie o diabete, maggiormente esposti ai pericoli del caldo e deve provvedere al controllo quotidiano dei bollettini meteo e degli indici di rischio, ad esempio tramite la piattaforma Worklimate, per pianificare le attività.
La Segretaria Maria Ciociola sottolinea che “la tutela della vita e della salute degli operai deve essere l’assoluta priorità e non può essere subordinata alle scadenze economiche dei committenti o alla produttività aziendale”, esortando gli operai stessi a esigere lo stop in presenza di tali condizioni meteo anche contattando l’organizzazione all’indirizzo filleabrianza@cgil.lombardia.it. “Il lavoro deve dare dignità, non togliere la vita”.
“I rischi legati allo stress termico e l’impatto che hanno sulla salute non hanno più bisogno di spiegazioni perché ci sia un’azione tempestiva da parte delle nostre istituzioni”, dichiara Federica Cattaneo, Segretaria CGIL Monza e Brianza, che aggiunge: “Anche i Comuni, importanti committenti pubblici, hanno il dovere di controllare che le imprese appaltatrici, non solo nel settore dell’edilizia, abbiano attivato tutte le misure necessarie per tutelare i loro dipendenti. Purtroppo, negli appalti troppo spesso, e a maggior ragione con la proliferazione dei subappalti, le committenti, pubbliche o private che siano, non si preoccupano di cosa accade realmente durante i lavori delle attività appaltate, ed è ancora più grave quando si tratta della salute e della sicurezza. Nella nostra provincia il settore dell’edilizia per numero di infortuni sul lavoro è al primo posto da anni”.
“Stop ai cantieri nelle ore di picco. La salute non è una merce, la sicurezza non è un costo: con il caldo estremo ci si ferma, nessun profitto aziendale vale la vita di un operaio. Pretendiamo l’Ordinanza Caldo subito!”, concludono le dirigenti sindacali.