A Seregno in una casa confiscata alla criminalità organizzata, al primo piano di una palazzina di via Delle Grigne, è stato realizzato un alloggio che ospita quattro ragazzi con disabilità cognitiva.
L’iniziativa di Casa Grigne
Costruire un percorso di vita autonoma attraverso la condivisione di spazi e tempo, tutti insieme in un progetto di inclusione sociale promosso da enti e istituzioni che mettono a disposizione competenze e investimenti, oltre a tanta passione. E’ il progetto Casa Grigne, realizzato nell’appartamento di via Delle Grigne, 24 confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla collettività. Tre bilocali trasformati in un unico appartamento per ospitare (al momento) quattro ragazzi con disabilità cognitiva, grazie ai fondi del Pnrr destinati ai servizi sociali. Nell’alloggio vivono Michela, 37enne di Seregno, Laura, 40enne di Giussano, David, 42enne e Domenico, 35enne di Meda: tutti frequentano il Centro socio-educativo della cooperativa sociale L’Aliante.
Un percorso di vita indipendente
Il progetto, inaugurato nei primi giorni di maggio, è stato presentato nei giorni scorsi alla presenza del sindaco, Alberto Rossi, e dell’assessore ai Servizi sociali, Laura Capelli: oltre al Comune, sono coinvolti l’Ambito territoriale di Seregno, il consorzio Sir, Anffas Brianza e la cooperativa sociale ProgettoPersona, che cura l’aspetto educativo a sostegno dei ragazzi, affiancati in orario notturno da un’assistente familiare. Un’esperienza concreta di inclusione, partecipazione sociale e costruzione di un percorso di vita indipendente, anche grazie alla collaborazione con enti di formazione, cooperative sociali, imprese del Terzo settore per l’orientamento e l’inserimento lavorativo.
Nella casa una “famiglia alternativa”
I ragazzi vivono insieme per tutta la settimana, nel week end in maniera autonoma, in modo da essere sempre più indipendenti dal supporto della famiglia o qualora essa dovesse venire meno. Cucinano, fanno la spesa, escono e partecipano ad attività diverse. Nel tempo Casa Grigne avrà una sostenibilità grazie alle risorse della Legge 112/2016, il cosiddetto “Dopo di noi”, proprio nella previsione di una vita sempre più autosufficiente. Nella casa al piano terreno si forma una “famiglia alternativa, con un nucleo di persone che in maniera sempre più autonoma si auto gestisce”, hanno spiegato i promotori. Il progetto residenziale si avvale dell’equipe educativa del Centro diurno e il Comune, nelle vicinanze dell’alloggio, ha messo a disposizione un orto per attività di orticoltura, educazione ambientale nonché iniziative di socializzazione e benessere psicofisico.
“Un progetto corale e sfidante”
“Un passo importante per i ragazzi e le famiglie in uno spazio bello e accogliente”, ha commentato il sindaco Alberto Rossi, mentre Nicola Salvati, direttore del Consorzio Sir con sede in città, ha sottolineato – anche a nome del presidente Salvatore Semeraro – che si tratta di un progetto “corale, sfidante e ambizioso, costruito sul territorio da una rete di enti e istituzioni che va oltre noi e che potesse avere una continuità”. Mauro Brambilla di Anffas si è detto “felicissimo” per una progettualità “che va oltre i quattro ragazzi, condivisa fra le parti sociali e l’Amministrazione”.