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Caso mazzette, tensione in Consiglio comunale: il presidente fa sgomberare l'aula dai Carabinieri

Contestazione, tra rabbia e scoramento, da parte dei cittadini rimasti senza casa e senza soldi a causa della vicenda giudiziaria

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Non c'è pace a Usmate Velate, dove il caso mazzette continua a tenere banco. Ieri sera, mercoledì 2 aprile, in occasione dell'ultimo Consiglio comunale la tensione si è fatta ancora palpabile, tanto che il presidente dell'Assise Stefania Brigatti ha ritenuto di chiedere l'intervento dei Carabinieri per sgomberare l'aula: nel pubblico erano presenti almeno una decina dei promissari acquirenti del "Verde Manara" in cerca di  risposte e chiarimenti da parte della Giunta. Che però non sono arrivate.

Caso mazzette, tensione in Consiglio

Tutto è accaduto a circa metà della seduta. All'ordine del giorno, tra i vari punti, anche un'interrogazione dell'opposizione sulla questione del risarcimento danni che i promissari acquirenti potrebbero chiedere qualora verrà accertata la responsabilità civile del Comune sul caso mazzette. Responsabilità della quale l'ente sarà chiamato a rispondere in caso di condanna penale di Antonio Colombo (l'ex responsabile dell'Ufficio tecnico oggi imputato nel processo insieme ad altri nove imprenditori) dato che gli stessi acquirenti hanno già manifestato la volontà di intentare una nuova causa civile nei confronti del Comune e della società proprietaria del "Verde Manara":

"In questa vicenda giudiziaria il Comune è parte lesa, è bene ricordarlo - ha precisato il sindaco Lisa Mandelli - Il giudice ha ammesso la costituzione come parti civili anche dei promissari acquirenti del complesso di proprietà di uno degli imputati. In conseguenza di ciò i promissari hanno inteso proporre azione nei confronti del Comune e dell'azienda costruttrice in qualità di responsabili civili. La responsabilità civile dovrà essere fatta eventualmente valere in un autonomo giudizio davanti giudice civile: giudizio che rimarrà sospeso fino a che la condanna dell'ex dipendente non sarà definitiva. A oggi non risulta alcuna domanda giudiziale necessaria per poter determinare un adeguato fondo contenzioso, quindi non sono previsti tagli a servizi o a capitoli di bilancio. L'Amministrazione terrà in considerazione i principi contabili previsti dalla Legge per determinare l'indice di rischio contenzioso attraverso il quale stabilire un congruo accantonamento per il quale non sarà possibile ricorrere a stanziamenti regionali o provinciali. Qualora l'ex funzionario dovesse essere condannato e dovesse essere accertata la responsabilità civile del Comune, quest'ultimo potrebbe rivalersi sull'ex dipendente"

"Avete chiesto l'esclusione dei promissari"

Da qui è nato un breve botta e risposta con la minoranza, che nel corso del proprio intervento ha ripercorso le vicende giudiziarie emerse nelle varie udienze degli ultimi mesi:

"Il Comune ribadisce che il titolo è regolare, ma nel processo l'avvocato dell'ente insiste per la condanna del Colombo ribadendo l'illegittimità del permesso di costruire: delle due cose, o l'una o l'altra - la replica del consigliere Vanessa Amati - Siamo confusi, così come tutti qui dentro. Prendiamo atto di una cosa: professate talmente tanto di essere vicini a queste famiglie che avete incaricato il vostro legale di chiedere che fossero esclusi come parte civile dal processo penale. Avete chiesto che 24 famiglie non ottenessero alcun risarcimento danni. Questo l'avete spiegato ai cittadini? E' tutto scritto nei verbali d'udienza, non ci stiamo inventando nulla. Sebbene sia vero che in caso di condanna civile sia possibile agire in rivalsa sul dipendente, tale azione comporterà ulteriori spese di lite. In caso di condanna del Comune, che riteniamo certa, si avrà un gravissimo e irrimediabile dissesto finanziario per l'ente posto che i danni ammontano a circa 8 milioni di euro. A nostro avviso già oggi si palesa un grave danno erariale, motivo per cui abbiamo deciso di procedere con una segnalazione alla Corte dei Conti".

Il dibattito però è terminato con un nulla di fatto. Il presidente del Consiglio comunale ha infatti tagliato corto, senza che nessun amministratore chiedesse la parola per una replica. Replica non prevista dal regolamento, certo, ma sicuramente attesa dai cittadini presenti in aula, che attendevano risposte e chiarimenti.

Il silenzio e la reazione

E' stato a quel punto, di fronte al silenzio dell'Amministrazione, che i promissari sono intervenuti nel dibattito facendosi sentire tra rabbia, delusione e scoramento:

"Ci mostrate talmente tanta solidarietà e vicinanza che il vostro avvocato ha chiesto la nostra esclusione come parti civili nel processo in corso per non farci vedere una lira. Vergognatevi, nessuna risposta nemmeno questa sera. Così come le venti pec che abbiamo depositato al Protocollo del Comune. Non possiamo parlare qui e non riusciamo ad avere risposte in altre sedi, come dobbiamo fare per interloquire con voi? Come si traduce la vostra vicinanza? Qual è il modo per parlare con voi? Chiediamo incontri da mesi con voi senza ottenere niente. Non siamo qui per accusare nessuno, vogliamo solo sapere quando e dove possiamo parlare con voi. Parlate di vicinanza e solidarietà... ma dove? Piuttosto dite che farete di tutto per estrometterci dal processo, questa sì che sarebbe onestà e trasparenza. La vicinanza, invece, è questa: siamo senza casa da nove mesi, non dormiamo più e non abbiamo più un soldo, ma voi ci fate buttare fuori dai Carabinieri..."

Già, perché a quel punto, a seguito della reazione, il presidente ha chiesto (e ottenuto) l'intervento dei Carabinieri affinché l'aula venisse sgomberata dal pubblico presente. Il Consiglio, di fatto, è finito qui. Perché in protesta con quanto avvenuto la minoranza ha deciso di ritirare anche le altre interrogazioni all'ordine del giorno. La contestazione tuttavia è proseguita fuori dall'aula, con i promissari che in maniera quasi sconsolata hanno atteso l'uscita dei consiglieri di maggioranza, scortati dai Militari, con ringraziamenti e applausi ironici.

La lettera degli acquirenti

Prima che il sipario calasse sul Consiglio i consiglieri di opposizione avevano anche dato lettura di uno scritto redatto dagli acquirenti stessi di cui riportiamo un estratto:

"Di fronte a voi non ci sono persone belligeranti, non ci sono persone violente, non ci sono persone maleducate, ma invece persone, che proprio come voi che fate politica e che pretendete rispetto, anch’esse pretendono rispetto, rispetto per la situazione di disagio e d’ingiustizia che si sta vivendo. Purtroppo per noi difendere i nostri diritti, ma soprattutto difendere le proprie case, per le quali abbiamo impegnato i nostri soldi, guadagnati e risparmiati con dedizione e sacrificio, sembra di primo acchito voler cristallizzare e giustificare una situazione di illegittimità edilizia. Nulla di più falso! Noi non avalleremmo mai una situazione di illegalità. Chi ha sbagliato paghi di fronte alla giustizia! Ma non paghi invece chi è totalmente scevro da ogni colpevolezza. Se proprio volete addossarci una colpa, allora riteneteci colpevoli di aver fatto affidamento su un titolo abitativo rilasciato proprio da questa Amministrazione. Volete che vi esprimiamo un sentito riconoscimento per non aver agito in autotutela ritirando il titolo? Beh, un grazie ve lo possiamo pure dire, però crediamo che ciò era dovuto a ragioni di opportunità, perché ritirarlo avrebbe comportato un’implicita ammissione di responsabilità: in poche parole avreste dovuto ammettere di aver sbagliato.  Detto ciò ci preme spendere due parole sulla diatriba politica a cui assistiamo ogni volta: siamo anche stufi. La minoranza sta strumentalizzando la vicenda dite? L’opposizione fa l’opposizione! Anche l’attuale maggioranza avrebbe fatto lo stesso in caso contrario.  Quando si sbaglia si sbaglia, non c’entra nulla l’ideologia politica. E quando si sbaglia se si ha colpa ci si assume le proprie responsabilità, se non si ha colpa (come sostiene l’attuale Amministrazione) allora si cerca di porre rimedio all’errore incolpevole. Perché è ora che qualcuno vi dica che i problemi richiamano soluzioni, non certamente immobilismo passivo difensivo! Non riusciamo a comprendere come sia possibile che in questa vicenda trovino ampiamente tutela gli interessi pubblici e gli interessi diffusi, mentre gli interessi di noi privati cittadini totalmente incolpevoli non meritano, non diciamo una tutela privilegiata o esclusiva, ma quantomeno paritaria. A dimostrazione di ciò il fatto che l’ente abbia chiesto la sua esclusione come responsabile civile; a dimostrazione di ciò il vostro avvocato che si è opposto alla nostra costituzione di parte civile. Mi chiedo perché. Non siamo forse anche noi meritevoli di essere tutelati? Perché, diciamola tutta, se il sindaco si dichiara non responsabile e, giustamente, di non essere coinvolto in questa inchiesta allora noi come dobbiamo definirci? Noi a maggior ragione non siamo responsabili, ma purtroppo siamo coinvolti, eccome se siamo coinvolti! Allora sindaco, ci rivolgiamo a lei, se non ha una responsabilità penale ha però una responsabilità politica! Nei nostri confronti, nei confronti dei suoi elettori e prima di tutto nei confronti dei suoi concittadini da lei e dalla sua giunta amministrati!"

La posizione della maggioranza

La lettera degli acquirenti arriva a qualche giorno di distanza dalla presa di posizione della maggioranza di centrosinistra, che sull'ultimo informatore comunale ha dichiarato di aver fatto di tutto per tutelare ente e cittadini stessi:

"Lo abbiamo ripetuto più volte durante il periodo di indagini e con i rinvii a giudizio c’è stata la conferma: l’Amministrazione e i dipendenti del Comune di Usmate Velate sono estranei alla vicenda. In questi mesi la nostra priorità è sempre stata quella di tutelare l’ente e i cittadini. In questa direzione il Comune si è costituito parte civile contro tutti gli imputati per i presunti reati. Fuori dalla retorica populista della minoranza, l’Amministrazione tutta ha sempre espresso la propria solidarietà nei confronti dei promissari acquirenti per la situazione di disagio in cui si sono trovati. Solidarietà che è stata ribadita anche quando l’Amministrazione ha incontrato i promissari acquirenti a luglio e ad agosto. A novembre si è tenuto poi un tavolo tecnico dove il Comune ha dato ancora una volta la propria disponibilità a valutare eventuali proposte provenienti dall’unico attore avente titolo, ossia la società del costruttore da cui i promissari acquirenti stavano comprando. Ciò che più di tutto smentisce l’accusa di un disinteresse da parte dell’Amministrazione rispetto al sequestro è che non abbiamo voluto cancellare il titolo edilizio anche per salvaguardare la possibilità dei promissari acquirenti di vedere finite le case. L’opposizione ha quindi perso credibilità mesi fa (se mai ce l’ha avuta) quando, illudendo i promissari acquirenti di “Verde Manara”, accusava il sindaco di non voler validare il titolo edilizio concesso e di non voler presentare istanza di riesame al Tar per il dissequestro del cantiere. Tali idee, erano inattuabili dal momento che non rientra nelle competenze di un sindaco validare un titolo edilizio e che solo gli indagati avrebbero potuto fare istanza di riesame, come è puntualmente avvenuto anche se poi respinta"

Parole che però, come detto, hanno scatenato la reazione e la contestazione dei promissari acquirenti. Rimasti, ancora una volta, con il conto più salato da pagare in questa surreale situazione.

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