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Besana

Cimiteri in affanno, all’appello mancano mille tombe

L’Amministrazione corre ai ripari: individuate le aree da rigenerare a Besana e Montesiro

Cimiteri in affanno, all’appello mancano mille tombe
Attualità Caratese, 24 Novembre 2022 ore 18:24

Si stima che nel prossimo ventennio circa 4 mila besanesi voleranno in Cielo; nei sei campisanti di Besana capoluogo e frazioni, però, i posti a disposizione sono poco più della metà, 2 mila e 200. Se a questi se ne aggiungono ulteriori 800 grazie al recupero da concessioni scadute, a mancare all’appello sono mille tombe, concentrate precipuamente a Besana e Montesiro.

Cimiteri in affanno

Che fare allora? Ampliare i cimiteri è impossibile in quanto non si hanno le necessarie fasce di rispetto, la strada che l’Amministrazione ha deciso di percorrere è quindi un’altra, quella di rigenerare i campi mediante una più accurata gestione dei contratti e praticando le conseguenti operazioni di estumulazione. Strada già intrapresa nell’ultimo biennio con buoni risultati a seguito della stesura, nel 2020, del Piano cimiteriale oggi arrivato alle sue fasi conclusive in recepimento delle articolate osservazioni di Ats ed Arpa.
Da qui - a seguito di un minuzioso lavoro portato avanti dal Servizio cimiteriale di villa Borella - le nuove disposizioni definite nei giorni scorsi con delibera di Giunta prima, ordinanza del sindaco poi.

Il progetto del Comune

In sintesi, sono state individuate due ampie aree nei cimiteri di Besana capoluogo e Montesiro che dal primo gennaio del 2050 saranno da ritenersi indisponibili all’utilizzo concessorio; torneranno quindi in pieno utilizzo del Comune per essere sottoposte a operazioni di rimozione dei manufatti esistenti, dell’estumulazione di resti e salme, al fine di poter progettare e realizzare nuovi campi di sepoltura. Ciò comporta che negli spazi in oggetto potranno trovare posto, in vigenza di contratto, nuove salme solo fino al 2030, per garantire l’adeguato tempo di decomposizione a norma di legge, in seguito solo ceneri e resti ossei. Per le concessioni scadute o in scadenza prima del 2050, invece, i rinnovi saranno consentiti sino alla fine dell’anno precedente dietro il versamento di una quota tariffaria proporzionata, prima della traslazione nelle cellette non interessate dalle future riqualificazioni.

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