Villasanta

«Condannato ingiustamente»

L’ex guardiano della «Lombarda Petroli» vive in uno scantinato

«Condannato ingiustamente»
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Di quella notte ricorda solo di essere stato in guardiola, e di non aver fatto nulla di male, se non il lavoro per cui era stato assunto: il custode alla Lombarda Petroli, l’ex raffineria di Villasanta, successivamente ridimensionata a deposito di carburanti, al centro del disastroso sversamento di idrocarburi, avvenuto tra il 22 e il 23 febbraio 2010.

«Condannato ingiustamente»

Oggi il 51enne Giorgio Crespi - mai comparso in aula in questi anni di processi, misteri, verità giudiziarie, contenziosi sui risarcimenti (ancora in corso), controinchieste e ombre della criminalità (ne ha scritto il monzese Marco Fraceti) vive come un «fantasma» nelle cantine di un palazzo di San Rocco, alla periferia monzese, dove dorme e trascina le sue giornate.

«Sono stato tirato in mezzo a quella storia, condannato senza aver fatto niente, ho rischiato pure di finire carcere», dice.

Non venne mai scoperto chi, materialmente, entrò nel perimetro della Lombarda Petroli, e manomise due cisterne dalle quali si rovesciarono circa 2.400 tonnellate di idrocarburi in un piazzale. I veleni entrarono nel canale fognario, e raggiunsero il fiume Lambro, fino a confluire nel Po.
Crespi non è mai comparso in aula per raccontare la sua verità:

«Di solito facevo un giro nel cortile per vedere che fosse tutto a posto, anche se non ero nemmeno tenuto a farlo, bastava che stessi in guardiola. Quella sera, però, pioveva molto forte, e allora rimasi al chiuso; non mi sono accorto di niente. Ho sentito qualche rumore metallico lontano, ma ho pensato che fosse la pioggia che batteva sulle lamiere, come capitava in quei casi. Tutto qui».

La verità giudiziaria sancita dalla Corte di Cassazione nel 2017 considera i fatti della Lombarda Petroli come un disastro colposo: si trattò, secondo la sentenza definitiva che ha confermato quella d’Appello, di uno sversamento provocato ad hoc, per sottrarsi al pagamento delle accise su giacenze di carburante in precedenza non dichiarate, ma andato, per negligenza, oltre le iniziali intenzioni («non c’era volontà di provocare conseguenze così eclatanti», per i magistrati).

Una querelle infinita

In primo grado era passata invece la tesi dell’atto doloso, e venne condannato il solo Crespi a 5 anni. In Appello la pena gli venne abbassata a un anno e mezzo (pena sospesa), ma soprattutto la vicenda venne inquadrata diversamente, riconoscendo la responsabilità anche di uno dei proprietari, il petroliere Giuseppe Tagliabue, condannato alla pena di un anno e 8 mesi. Oggi sull’enorme area tra Monza e Villasanta (310mila metri quadrati) pesa ancora l’incertezza della futura destinazione, in una querelle infinita tra la curatela fallimentare e l’amministrazione comunale di Villasanta, in anni di ricorsi e battaglie legali al Tar. Vicenda nella quale si inseriscono anche i comitati ambientalisti, che proprio nei giorni scorsi hanno preso posizione con una nota ufficiale per spingere verso la destinazione «green» del sito. In sede civile, invece, è ancora aperta la partita dei risarcimenti. Nel mese di aprile dello scorso anno, il tribunale ha condannato in solido il petroliere e il custode a risarcire quasi un milione di euro a favore di Regione Lombardia (a fine mese è fissata udienza di appello).

Crespi, dal canto suo possiede solo pochi vestiti, un telefonino. Viene aiutato in modo disinteressato da un vicino di casa che lo ha salvato dal declino definitivo.

"Nessuno mi ha mai creduto"

«Nessuno mi ha mai creduto. Sono stati definito un ‘latitante’, ma non mi sono mai mosso da San Rocco. Ho la sensazione che abbiano messo in mezzo me, mentre altri l’hanno fatta franca», racconta ancora.
I servizi sociali seguono la sua situazione, ma ancora oggi viene rincorso da carte e atti giudiziari: «So che con un aiuto posso rimettere in sesto la mia vita».

Chi lo conosce assicura che è una persona dall’indole mite. Negli anni, prima di lasciarsi andare, ha svolto molti lavori, anche come giardiniere, e certo un'occupazione lo aiuterebbe a rimettersi in sesto.

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