La storia

Da Bellusco ai parchi del Sudafrica

L’emozionante storia di Camilla Sala, 25enne «ranger» impegnata nelle splendide riserve africane.

Da Bellusco ai parchi del Sudafrica
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Una vita dedicata agli animali, trascorsa nelle splendide riserve del Sudafrica. E’ quella vissuta dalla giovane Camilla Sala, 25enne di Bellusco che da anni ormai trascorre gran parte del suo tempo nell’estrema punta meridionale del continente africano.

Da Bellusco ai parchi del Sudafrica

«Ho studiato ragioneria al “Vanoni”, quindi ho iniziato a lavorare in un’agenzia assicurativa a Vimercate - racconta Camilla - Tuttavia sentivo che quella non era la mia strada». A muovere la giovane belluschese, infatti, era soprattutto l’amore per gli animali, coltivato fin da piccola: «Conservo ricordi bellissimi di quando mio nonno Egidio mi portava nelle varie fattorie vicino a casa a dar da mangiare agli animali. Fin da allora ho capito avrei voluto vivere a contatto con la natura».

L’occasione migliore si è presentata nel 2019, quando Camilla ha deciso di aderire a «Leo Africa», progetto di conservazione ambientale sviluppato in Sudafrica: «Sono partita alla volta del parco nazionale Marakele dove ho svolto un periodo di volontariato nella riserva: mi occupavo di monitorare la salute degli animali, la possibile presenza di piante aliene e il corretto comportamento dei visitatori».

Due settimane molto intense, che hanno lasciato un segno profondo nella 25enne: «Appena tornata in Italia ho ripreso a lavorare, ma il mal d’Africa non mi ha più lasciata. Ho contattato i responsabili di “Leo Africa”, che mi hanno consigliato di seguire una serie di corsi direttamente in Sudafrica per acquisire le competenze necessarie per lavorare in una riserva. Geologia, botanica, zoologia sono solo alcune delle materie che ho dovuto studiare in Accademia». A complicare i piani di Camilla, tuttavia, non è stata la difficoltà delle materie o l’ostacolo della lingua. «Sono arrivata in Sudafrica a febbraio 2020 e pochi giorni dopo è scoppiata la pandemia. Mi sono ritrovata bloccata nel paese, all’interno della riserva Dinokeng, a un’ora circa di distanza da Pretoria. Il proprietario dell’Accademia ci ha ospitato nella sua struttura fino a giugno: è stata un’esperienza difficile da raccontare. Le uniche costruzioni in mattoni erano la cucina e i bagni, mentre non c’erano camere. Abbiamo dormito in tenda letteralmente a contatto con la natura: bufali, elefanti, ippopotami, iene, leoni sono solo alcuni degli animali che hanno fatto visita, per fortuna non in modo aggressivo, al nostro campo».

Una prova non semplice da affrontare, ma che Camilla e gli altri ospiti dell’Accademia hanno superato brillantemente: «Al termine di questi mesi ho concluso il corso da “field guide”, quindi ho iniziato quello da “trails guide”, in modo da poter accompagnare i visitatori a piedi nelle riserve». Un corso che ha previsto anche l’utilizzo di armi: «Ho imparato a usare fucili di calibri importanti, in grado persino di trapassare il cranio di un elefante. Ovviamente si tratta solo dell’ultima spiaggia, prima ci sono tutta una serie di comportamenti da tenere per affrontare la carica da parte di un animale». Dopo aver vissuto altre esperienze come il «primitive trail» (tre giorni e tre notti a piedi nella savana), Camilla da maggio 2022 lavora nella «Abelana Reserve», al fianco proprio dei promotori del progetto «Leo Africa». Una sorta di chiusura del cerchio quindi: «Al momento seguo i volontari, accompagno i visitatori nei safari e mi occupo della conservazione degli animali e del loro ecosistema. Questo è ciò che amo fare di più, diventare un ranger per stare a contatto con la natura. Mi sono sempre trovata più a mio agio con gli animali che con le persone...».

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