Da Monza è arrivato in Ucraina un carico di regali per i bimbi. Giochi, pastelli, matite, puzzle e molti altri doni ancora, sono giunti a Kharkiv in occasione del Natale ortodosso e oggi, venerdì 16 gennaio 2026, sono giunte le foto coi ringraziamenti.
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Da Monza un regalo grande per i bimbi ucraini
L’iniziativa è partita dalla consigliera del Partito Democratico Sarah Brizzolara che a ottobre è stata tra i 110 attivisti italiani che hanno vissuto l’esperienza drammatica di trovarsi sotto i bombardamenti russi mentre viaggiavano in treno da Kyiv verso il confine polacco in una missione di pace.
L’iniziativa della consigliera Brizzolara

“Quando sono stata in Ucraina a ottobre con il Movimento Europeo di Azione Nonviolenta ho incontrato anche molti amministratori locali – ha spiegato la consigliera – Dialogando con loro siamo giunti alla conclusione che, oltre ai beni di prima necessità, sarebbe stato importante, in particolare per le bambine e i bambini, ricevere sotto Natale dei giocattoli che portassero un po’ di gioia. sarebbe stato anche il segnale concreto che tante persone, anche da lontano, in questo caso dall’Italia, pensassero a loro e li avessero a cuore”.
La raccolta dei doni
Il rischio, evidenzia Brizzolara, “è quello di essere dimenticati. Così ho lanciato una campagna in Brianza aperta a tutti in cui ho chiesto, a chi avesse voluto, di donare dei giocattoli da inviare alle bambine e ai bambini ucraini”. Col supporto di altre persone, la consigliera ha raccolto i regali, li ha impacchettati, li ha raccolti in una serie di scatoloni per poi inviarli.
“Serve una cultura della pace”
“Per fare pervenire il nostro carico ci siamo appoggiati a un convoglio che partiva da Milano che ha portato questi doni, insieme a tanti altri materiali di prima necessità, a Kharkiv, dove i sindaci e le sindache dei piccoli comuni con cui sono rimasta in contatto sono andati a recuperarli e li hanno poi distribuiti direttamente alle bambine e i bambini”. Un “primo passo concreto – ha concluso l’esponente Dem – di quello che vorrei fosse un lavoro di continuità nel tempo. Accade che, a picchi di attenzione, segua poi il rischio di dimenticarsi di chi invece continua a soffrire. Questo rapporto diretto tra le persone è forse l’unica vera strategia per sviluppare una cultura di pace”.