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Dal disastro alla rinascita. Seveso 50 anni dopo la tragedia

All'ex Fla di Seveso la presentazione del libro scritto dalla giornalista Monica Gregis che racconta il disastro dell'ICMESA e come Seveso sia rinata dalle sue ceneri 50 anni dopo

Dal disastro alla rinascita. Seveso 50 anni dopo la tragedia

Una serata all’insegna del ricordo, dell’approfondimento e delle testimonianze, per guardare con ottimismo al futuro senza dimenticare il passato. Venerdì 25 settembre nell’auditorium Paolo Cappelletti dell’ex Fla è stato presentato il libro «Dal disastro alla rinascita. Una storia di resilienza», scritto dalla redattrice del Giornale di Seregno Monica Gregis in occasione del 50esimo anniversario del disastro dell’Icmesa.

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Il racconto della rinascita di Seveso

Un evento drammatico, che ha inevitabilmente segnato un prima e un dopo nella storia di Seveso e degli altri Comuni toccati dalla nube tossica che il 10 luglio 1976 fuoriuscì dall’industria chimica di Meda. Ma che ha anche messo in luce la forza e la determinazione di una popolazione che non si è lasciata spezzare e ha saputo rialzarsi. Proprio per suscitare una riflessione su quanto accaduto, ma soprattutto per raccontare come, da una ferita impossibile da rimarginare, siano scaturiti tanti esempi positivi di solidarietà e speranza, Ops Media, in collaborazione con Autostrada Pedemontana Lombarda, Bcc di Barlassina e Comune di Seveso, ha promosso la realizzazione del volume, che non si è limitato a raccontare cosa accadde il 10 luglio di mezzo secolo fa, ma ha voluto dare voce a chi ha vissuto in prima persona quei tragici momenti e mettere in risalto quello che di buono è derivato da questa tragedia. Condotta da Sergio Nicastro, direttore del Gruppo Ops, la serata ha visto alternarsi sul palco diversi relatori, ognuno dei quali nel libro ha raccontato, in base alla propria esperienza, che significato ha avuto il dramma della diossina.

Le testimonianze di chi c’era

Toccante la testimonianza di Giuliana Zorzi, sevesina che il 10 luglio 1976 avrebbe dovuto solo festeggiare il suo 18esimo compleanno, invece si è trovata ad affrontare una tragedia immensa insieme alla sua famiglia, che fu costretta ad abbandonare la casa costruita con tanto sacrificio. L’abitazione, che si trovava nella zona maggiormente contaminata dalla nube tossica, fu una di quelle che vennero demolite, spazzando via i ricordi di una vita. E «Marcello», il bambolotto di Giuliana, è diventato il simbolo del dramma umano e sociale legato alla tragedia ambientale, del dolore vissuto dagli sfollati e da tutti coloro che videro la propria vita cambiare da un giorno all’altro.

«La loro angoscia, la sofferenza nei loro occhi, è ciò che mi è rimasto maggiormente impresso», ha ricordato Luigi Losa, ex direttore del Cittadino e all’epoca corrispondente brianzolo per il Corriere della Sera, tra i primi cronisti ad accorrere sul luogo del disastro, a documentare quanto accaduto e a scrivere articoli a riguardo. Insieme a lui Franco Cantù, cronista sportivo del Cittadino che a breve compirà 90 anni, che ha sottolineato la caparbietà e la determinazione di Mario Galimberti, il compianto decano dei giornalisti brianzoli:

«che cercò in tutti i modi di far emergere la verità, mentre la dirigenza dell’Icmesa tentava di insabbiare il tutto, non fornendo informazioni corrette o minimizzando l’accaduto».

Il Bosco delle Querce, simbolo della rinascita

Di fronte allo smarrimento della popolazione, fu difficile gestire la situazione per gli amministratori comunali di allora, come ha confermato l’ex sindaco Giuseppe Cassina, che ha ripercorso anche le tappe che portarono, dalla decisione di costruire un forno inceneritore per smaltire il materiale contaminato, alla realizzazione del Bosco delle Querce, con tanto di dietrofront da parte del Consiglio comunale.

Il Parco naturale emblema di rinascita, recentemente insignito del Marchio del Patrimonio Europeo, «appartiene a tutti i sevesini, che lo vollero fortemente, e ancora oggi ogni volta che ne parliamo è inevitabile farlo con commozione», il commento del sindaco Alessia Borroni, che ha annunciato l’ampliamento del Bosco verso est, con un «ponte verde» progettato da Pedemontana che unirà le due porzioni, quella esistente e quella nuova, in un simbolico collegamento tra passato e futuro. Un progetto che sa di fiducia e di scommessa su un territorio che ha saputo rinascere, nonostante una ferita profonda.

E anche la Bcc di Barlassina, ha ricordato il vicedirettore generale Massimo Prandini, decise di investire su Seveso, scegliendo di aprire la sua prima filiale a Baruccana, nel 1983:

«Un segnale di vicinanza alla popolazione colpita dal dramma della diossina e di ripartenza».

Il messaggio del presidente della Provincia Santambrogio

Ripartenza che ha saputo concretizzare anche il Comune di Meda, come ha sottolineato il sindaco, nonché presidente della Provincia di Monza e Brianza, Luca Santambrogio nel suo videomessaggio proiettato all’inizio della serata:

«Sul terreno dove prima c’era l’Icmesa, la fabbrica dei veleni, ora ci sono un bellissimo centro sportivo, un ciclodromo con skatepark, le piscine, un luogo di aggregazione per la cittadinanza e per tanti giovani. Dove prima c’era una ditta che seminava distruzione ora c’è un’area di benessere».

Un altro esempio di trionfo della vita, che la nube tossica non è mai riuscita a spegnere.