L'idea

Dal “divieto” ai bambini alla proposta della sindaca: “Una guida dei locali a misura di famiglia”

Dopo il clamore mediatico scatenato dalla decisione del ristorante Hostaria 2.0, è arrivata la proposta della sindaca di Lesmo Sara Dossola insieme all'Europarlamentare Pierfrancesco Maran

Dal “divieto” ai bambini alla proposta della sindaca: “Una guida dei locali a misura di famiglia”

La vicenda del ristorante Hostaria 2.0 di Lesmo, che ha deciso di consigliare caldamente ai clienti con figli sotto ai 7 anni di non prenotare nel locale di Gerno, continua a far discutere non solo a livello locale, ma anche nazionale.

L’idea della sindaca e dell’europarlamentare

In seguito al clamore mediatico che ha portato con sé la decisione del titolare del ristorante Alan Sanpietro, la sindaca di Lesmo Sara Dossola e l’Europarlamentare Pierfrancesco Maran hanno voluto cercare di smorzare i toni, lanciando una proposta costruttiva.

L’idea è quella di realizzare una mappa, sfruttando anche l’aiuto di altri sindaci del territorio e delle associazioni di categoria, per indicare alle famiglie con figli piccoli bar e ristoranti che offrono servizi per i bambini.

“La scelta di un ristorante di Lesmo di non accogliere bambini ha aperto, in questi giorni, un confronto molto ampio, suscitando reazioni e punti di vista differenti e richiamando l’attenzione anche a livello nazionale – si legge nella lettera firmata dalla sindaca e dall’europarlamentare – Al di là delle singole posizioni, crediamo che proprio da questa vicenda possa nascere l’occasione per fare un passo avanti: trasformare un dibattito che ha diviso in una proposta concreta e utile per il nostro territorio e per le famiglie. Chi ha bambini piccoli, infatti, non ha soltanto bisogno di sapere di poter entrare in un bar o in un ristorante ed essere accolto con piacere. Ha bisogno anche di sapere dove può trovare un luogo realmente attento alle esigenze delle famiglie: un seggiolone, un fasciatoio, un bagno adeguato, uno spazio dove giocare, magari qualche forma di animazione o, più semplicemente, personale e ambienti organizzati per accogliere con serenità anche i più piccoli”.

Una guida per i locali a misura di famiglia

Una vera e propria guida territoriale per indicare i locali a misura di famiglia:

“Da qui nasce la nostra proposta: coinvolgere le associazioni di categoria nella costruzione di una guida territoriale dei locali a misura di famiglia, una mappa semplice e facilmente consultabile che raccolga bar e ristoranti e indichi, per ciascuno, quali servizi e attenzioni vengono concretamente messi a disposizione di bambini e genitori – prosegue la missiva – Abbiamo già condiviso questa idea con Confcommercio, che l’ha accolta con entusiasmo, e vorremmo ora, in un’ottica di rete, estendere la proposta ai Sindaci della Brianza interessati, perché uno strumento di questo tipo può diventare ancora più utile se supera i confini dei singoli Comuni e assume una dimensione territoriale”.

Informare senza classificare

La sindaca Dossola e l’Europarlamentare Maran hanno poi tenuto a sottolineare come la loro non è una volontà di classificare locali buoni o cattivi, semplicemente quella di creare uno strumento a servizio delle famiglie per aiutare nella scelta:

“Non immaginiamo un bollino assegnato dall’alto, né tantomeno una classificazione tra locali “buoni” e “cattivi”. Pensiamo piuttosto a uno strumento semplice e trasparente, che permetta alle famiglie di scegliere consapevolmente il luogo più adatto alle proprie esigenze e, allo stesso tempo, dia visibilità e valore agli esercenti che scelgono di investire nell’accoglienza delle famiglie. Crediamo che una comunità cresca anche così: quando riesce a trasformare ciò che rischia di dividerla in qualcosa che può unirla e diventare utile. Non imponendo modelli, ma offrendo più informazioni, più possibilità di scelta e maggiore attenzione alle diverse esigenze delle persone. Da una vicenda che ha fatto molto discutere può quindi nascere qualcosa di positivo: una proposta che parte da una vicenda accaduta a Lesmo, ma che può diventare un progetto per la Brianza. Perché, qualche volta, il modo migliore di agire non è aggiungere altre parole, ma provare a costruire qualcosa”.