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La storia

Dall’Etiopia ai campi da calcio grazie all’amore dei genitori

Il riscatto dei fratelli Eyob e Akililu Zambataro, 23 e 21 anni: adottati nel 2007 da una famiglia di San Giuseppe sono divenuti giovani promesse del pallone.

Dall’Etiopia ai campi da calcio grazie all’amore dei genitori
Attualità Monza, 13 Novembre 2021 ore 14:00

E’ una storia che parte da molto lontano, ed esattamente in Etiopia, quella dei fratelli Eyob e Akililu Zambataro, 23 e 21 anni, adottati nel 2007 da una famiglia monzese e divenuti giovani promesse del calcio.

Dall’Etiopia ai campi da calcio grazie all’amore dei genitori

Finiti in un orfanotrofio dopo la morte dei genitori quando ancora erano molto piccoli, Eyob e Akililu nel marzo del 2007 hanno infatti lasciato l’Etiopia, e un’infanzia prematuramente costellata da tanto dolore, grazie alla scelta d’amore dei coniugi monzesi Roberto Zambataro ed Elena Polcri, 56  e 55 anni, impiegati rispettivamente in Banca Intesa e all’Eni. Che, per l’appunto, dopo aver tentato invano di mettere al mondo un bambino (con l’idea iniziale di affiancarne la nascita con l’arrivo di un bimbo in adozione) hanno scelto di rivolgersi alla onlus Ami (Amici missioni indiane) di Buccinasco che si occupa di adozioni internazionali.
"Ricordo ancora quel giorno con grande emozione - ha raccontato Eyob - Io e mio fratello abbiamo scoperto della nostra adozione grazie all’addetto alle pulizie dell’orfanotrofio, al quale ero molto affezionato. La mattina, non appena mi ha incrociato, mi ha guardato sorridendo e mi ha detto: “Preparatevi, questo pomeriggio è il vostro turno”. Io all’inizio non ho compreso bene a cosa si riferisse. Poi, per l’appunto nel pomeriggio, l’arrivo dei miei futuri genitori ha cambiato in un attimo la vita mia e e di Aki".

Dall’Etiopia a Monza, e precisamente al quartiere San Giuseppe, la seconda vita dei due fratelli nel giro di poche ore si è in effetti completamente trasformata. I genitori li hanno infatti iscritti a scuola, si sono preoccupati di insegnare loro l’italiano e si sono impegnati perché il loro inserimento nella società fosse il più veloce possibile. Una nuova esistenza nella quale lo sport ha assunto un ruolo di prim’ordine.

Dallo sterrato in Africa agli stadi

Forti della grande considerazione nella quale il calcio è tenuto in Etiopia (il primo campionato di calcio etiope è stato giocato nel 1944, epoca in cui la nazione etiope era occupata dall'esercito britannico) e dell’infinita passione che tutti gli etiopi hanno per il pallone, i due fratelli hanno infatti scelto di intraprendere un percorso che fra non molto tempo potrebbe innalzarli nell’empireo dei grandi campioni. «Inizialmente abbiamo iniziato con l’atletica ma il nostro pensiero alla fine è sempre andato alle partite giocate sullo sterrato in Africa: il calcio è stato il nostro primo amore - ha spiegato ancora Eyob - Siamo partiti giocando in oratorio a San Fruttuoso, nel 2009 siamo passati al settore giovanile dell’Atalanta e poi ognuno ha preso la sua strada».

Dopo essersi diplomati all’Hensemberger i due fratelli si sono infatti messi alla prova in diverse realtà calcistiche. Eyob, studente di Scienze motorie, ha infatti giocato 2 anni nel Padova, concorrendo al campionato che ha visto passare la squadra dalla serie C alla serie B, poi a Ravenna (dove però la pandemia lo ha tenuto fermo per ben 6 mesi), poi ancora nel Monopoli e infine, da quest’anno nel Lecco. Dov’è quinto di destra e sinistra e mezz’ala di centrocampo a tre, e dove si è guadagnato il titolo di «antilope» per la velocità nella corsa.
Akililu, per tutti solo Aki, ha invece giocato come portiere prima nella Berretti, il settore giovanile del Monza, poi a Seregno e a Inveruno, e quest’anno è invece volato in America grazie a una borsa di studio per giocare nella squadra del college dove studia Sport management (e dove con tutta probabilità riuscirà a laurearsi anzitempo). Entrambi, manco a dirlo, sognano di diventare dei grandi professionisti.

Una seconda opportunità

"Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la nostra nuova famiglia grazie alle quale ci è stata data una seconda possibilità - ha sottolineato Eyob - L’incontro con i nostri genitori è stato davvero un sogno che si è realizzato dopo tante privazioni".
Nel cuore di Eyob e del fratello ci sono ancora tutti i ricordi dolceamari del passato. Le cure amorevoli della signora Elmaz, la direttrice del’orfanotrofio, il dolore per la povertà vissuta nell’infanzia, l’emozione per l’arrivo del nuovo papà e della nuova mamma ma pure la malinconia sorta dopo aver dovuto lasciare i compagni dell’orfanotrofio (seppure qualche anno fa proprio Eyob in un corridoio dell’Hensemberger ha inaspettatamente rincontrato uno di loro, anche lui nel frattempo adottato da una famiglia brianzola). Ricordi che hanno poi fatto spazio alla gioia per la nuova vita monzese, dove hanno trovato spazio la scuola, gli amici, l’amore del nonno Carlo e della nonna Fiorella, le cene al ristorante etiope per non scordare le proprie origini, e naturalmente il calcio.
"Io e mio fratello siamo stati costretti a crescere in fretta, perché la vita in Africa è dura e non conosce mezze misure - ha concluso Eyob - Ma siamo grati per quanto ci è accaduto, e vogliamo impegnarci al massimo non solo per dire grazie a mamma e papà per quanto hanno fatto per noi ma anche per dimostrare al destino che la possibilità che ci ha concesso non è stata vana".
Per loro, l’augurio di riuscire a realizzare quanto prima il loro obiettivo.

La grande emozione di mamma e papà: "Che soddisfazione vederli crescere"

"E’ stato come fare 13 alla schedina".
Parlando dell’adozione dei figli Eyob e Akililu, per Roberto Zambataro e per la moglie Elena c’è ancora tutta la certezza di aver ricevuto dal destino il regalo più bello della loro vita. «E’ stata certamente una scelta meditata, anche perché nei nostri progetti c’era già l’idea di affiancare un figlio adottivo alla nascita di un figlio naturale - hanno spiegato - E ancora oggi, quando ripensiamo a quel 12 marzo, l’emozione è davvero tanta».

Dopo aver esperito il consueto e a volte estenuante percorso burocratico, scegliendo di adottare dei bimbi non più in fasce, i due coniugi sono volati di notte in Etiopia per incontrare il giorno successivo i loro futuri bambini. "Quando hanno aperto i cancelli dell’orfanotrofio abbiamo provato un’emozione immensa - hanno raccontato - E’ stato come un colpo di fulmine. Eyob, vestito con l’abito e le scarpe nuovi come come accade per tutti i bambini che vengono adottati, ci è subito corso incontro e ci ha abbracciato, manifestando un grande entusiasmo. E poi ha preso per mano Akililu, che invece era molto timido, e lo ha accompagnato da noi. Il contatto fisico è stato subito molto forte: ci siamo stretti, baciati, annusati. E non hanno più lasciato le nostre mani, scegliendo di affidarsi completamente a noi, senza remore".

Di lì l’arrivo a Monza, la conoscenza dei nonni, dei parenti e degli amici, e la nuova vita in città. Con l’inserimento dei due fratelli alla scuola elementare Munari, dove hanno imparato l’italiano. "Prima di farlo abbiamo sottoposto entrambi alla radiografia del polso, dietro consiglio degli psicologi e degli assistenti sociali che seguivano il nostro percorso, scoprendo che rispetto all’età dichiarata nelle carte erano più grandi due anni. Ma poi tutto è andato bene. La loro maestra era una mediatrice culturale è si è impegnata non poco perché riuscissero a interloquire in italiano nel più breve tempo possibile". E infatti, dopo tre mesi nei quali i gesti, gli sguardi e il tono della voce sono stati l’unico mezzo per rapportarsi, i coniugi Zambataro e i loro due piccoli bimbi etiopi hanno finalmente cominciato a comunicare in italiano. "Invero dobbiamo dire grazie anche a L’era glaciale (il noto film d’animazione per bambini) - hanno concluso i due genitori - Lo hanno visto più e più volte e alla fine hanno imparato tante parole".
Quando si dice il potere della fantasia.

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