L'intervista

"Di Saman ce ne sono tante e poche donne denunciano"

Intervista alla presidente dell’associazione Senza veli sulla lingua, Ebla Ahmed, che risiede a Seregno.

"Di Saman ce ne sono tante e poche donne denunciano"
Attualità Seregnese, 03 Luglio 2021 ore 15:30

«Di Saman ce ne sono tante e poche denunciano perché non sanno che i matrimoni forzati sono sbagliati. Ma nel Corano non è scritto da nessuna parte che un padre può uccidere la figlia e i veri musulmani lo sanno».

Intervista alla presidente dell’associazione Senza veli sulla lingua

Sono le parole di Ebla Ahmed, la presidente dell'associazione Senza veli sulla lingua, che vive a Seregno. Nelle ultime settimane è stata ospite di diverse trasmissioni televisive per affrontare il caso di Saman Abbas, la 18enne pakistana scomparsa dalla sua abitazione a Novellara dopo aver rifiutato un matrimonio combinato imposto dai familiari. Al momento sono indagati i genitori, due cugini e uno zio, ma proseguono le attività degli investigatori.

Presidente Ahmed, a suo giudizio come va analizzato questo terribile episodio?

"La violenza non ha razza e non ha religione, perché i matrimoni forzati non sono una realtà soltanto dei fanatici della comunità musulmana, ma anche di indù, rom, sinti e albanesi. È una terribile usanza nata dalle caste ed è un reato che si deve combattere. Saman con coraggio aveva denunciato, era emancipata e si era integrata: cosa non è stato fatto? Non è stata protetta. Andava allontanata da casa e senza telefono cellulare per non essere raggiungibile dai messaggi della madre, affiancata da un percorso psicologico e con un mediatore culturale per farle capire che non stava sbagliando lei, bensì la sua famiglia. Non è scattata una rete di protezione perché la vicenda è stata sottovalutata: per questo è importante la formazione, in modo da far conoscere a ragazze e ragazzi quali sono i loro diritti. Anche per un ragazzo che non può scegliere liberamente è una violenza, ma a lui viene perdonato e alla ragazza no. In Italia fino a quarant'anni fa c'era il delitto d'onore, eliminato nel 1981: adesso bisogna lavorare per eliminare anche i matrimoni forzati, che nascono da persone ignoranti e non istruite, che si nascondono nei clan e vivono in piccoli villaggi isolati. Il fanatico si professa musulmano ma non conosce la propria religione e non rispetta le leggi. Ma chi sbaglia deve pagare, non devi permettergli di fare quello che vuole. Il caso Saman sta all'Islam come il delitto d'onore al cristianesimo. Ma queste vicende sono più frequenti nelle comunità pakistane e indiane, dove ci sono tanti clan incontrollati, perché sono popolazioni più numerose".

Come si combatte?

"Con l'istruzione nella scuola dell'obbligo, nei luoghi di culto con le famiglie perché le diverse religioni vanno studiate, e con una rete di protezione che funzioni. Altrimenti tutte le Saman restano nascoste. Questo caso è stato strumentalizzato dalla Destra e dalla Sinistra, perché conviene considerarlo un problema dei musulmani, ma se si semina l'odio è finita: non interessa a nessuno che sia stata sgozzata una donna. Non è riconosciuto come un femminicidio, come quello delle 26 donne italiane uccise nell'anno in corso. Invece è un problema di tutti su cui occorre lavorare insieme, bisogna creare ponti e non muri. La violenza riguarda ognuno di noi, a prescindere dalla matrice. Saman è stata uccisa in quanto donna. E faccio presente che non ci sono ancora eguali diritti: le donne calciatrici rimangono dilettanti perché altrimenti andrebbero pagate come gli uomini professionisti".

La sua associazione è attiva nelle scuole?

"Stiamo facendo formazione nelle scuole, presto spero di iniziare anche a Seregno. Bisogna cominciare a sensibilizzare già dalla scuola media, è fondamentale formare i giovani perché sono le donne e gli uomini di domani. Negli ultimi anni le donne straniere che arrivano in Italia hanno più consapevolezza, denunciano e si tutelano di più: per questo nei femminicidi sono meno numerose le vittime straniere rispetto a quelle italiane. Se capiscono i loro diritti, riusciamo a salvarle. Ma la nostra associazione è una squadra multiculturale che si occupa di tutti: le donne ma anche gli uomini, nel caso di autodenuncia di un problema o di una dipendenza, sia italiani che stranieri. Nella violenza non c'è distinzione. Rispetto al passato c'è, comunque, una maggiore consapevolezza sulla violenza, anche per l'utilizzo dei social e Internet: ci sono anche tanti reati nuovi, pensiamo al revenge porn e al bullismo, ed è importante creare una rete di protezione. Su questo tema la scuola è un punto fondamentale e deve investire, anche nella formazione dei docenti che possono cogliere i segnali di allarme, come l'isolamento dei ragazzi e la mancanza di amicizie. Se c'è un clima di accoglienza a scuola, spesso è la stessa vittima che chiede aiuto. Purtroppo c'è ancora tanta omertà e chi è omertoso è complice".

Come è cambiata la situazione nella pandemia?

"Nel lockdown le richieste d'aiuto sono state tantissime, con un aumento del trenta per cento, e in larga prevalenza da donne italiane che si sono ritrovate chiuse in casa con il marito. Casi di stalking e, soprattutto, maltrattamenti. Ma la nostra associazione ha anche aiutato circa ottanta famiglie italiane in gravi difficoltà economiche: alcune non avevano i soldi per pagare le bollette o i pannolini per i bambini, in caso di necessità abbiamo fornito anche i buoni spesa. Non è un'attività del nostro statuto, ma ci siamo messi a disposizione del territorio".

Violenza di genere: qual è la situazione in città?

"A Seregno le richieste non sono tantissime e riguardano soprattutto la violenza psicologica ed economica. Donne italiane che si sentono dire dal marito "non vali niente, stai a casa, non frequentare le amiche, non lavorare". Alcune non ricevono neanche i soldi per badare ai figli. Anche questi sono rapporti tossici, che ti distruggono. E i mariti sono al di sopra di ogni sospetto, benestanti e spesso imprenditori. A Limbiate e Varedo sono emersi più casi di violenza fisica, anche su donne in gravidanza, con calci e pugni dal marito operaio che magari ha perso il lavoro oppure è vittima di dipendenze come l'alcol o il gioco".

Lei è anglo-italo-yemenita: come si è ritrovata a Seregno?

"Sono nata a Firenze, sono cresciuta a Londra e sono arrivata qui per amore. Seregno è una piccola Londra, mi piace perché la gente è più socievole rispetto al resto del Brianza. L'Amministrazione è attenta al problema della violenza di genere, pensiamo alle panchine rosse. Il Comune è in prima linea e vuole dare più servizi possibili, pronto ad accogliere il Terzo settore che aiuta chi ha bisogno. Resta da capire se davvero in città ci sono pochi casi, oppure se non si scava abbastanza per farli emergere".

L'associazione si occupa anche di ogni genere di discriminazione. Che idea si è fatta del caso della cosiddetta moschea di via Milano?

"Sono per la libertà di culto ma anche per il controllo dei luoghi di culto, altrimenti diventano covi di altro. Da musulmana, ma di mamma cattolica e quindi neutra, dico che ogni cosa deve essere legale e nessun Imam fai da te: meglio una moschea controllata, dove si sentono i sermoni anche in Italiano. Ma non si può dire che non si fa nulla, c'è una legge secondo la quale ci devono essere i luoghi di culto. Sono cresciuta a Londra, dove la moschea è di fronte alla chiesa...".

(nella foto Ebla Ahmed, la presidente dell'associazione Senza veli sulla lingua)

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