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Il ricordo della mamma

Dieci anni fa la morte assurda di Matteo La Nasa

La terribile fine del giovane vimercatese travolto da un’auto mentre si trovava al tavolino di un bar.

Dieci anni fa la morte assurda di Matteo La Nasa
Attualità Vimercatese, 28 Novembre 2021 ore 16:00

Domenica scorsa sono passati 10 anni dal giorno dell’addio definitivo. Era il 21 novembre del 2011 quando se ne andava Matteo La Nasa. La fine di un calvario per il 20enne, uno strazio senza fine per al sua famiglia.
Il giovane vimercatese, residente a Cascina Beretta, si era spento dopo aver lottato per 16 mesi in una condizione si stato semivegetativo. Se ne era andato pochi giorni dopo aver compiuto i 20 anni.

Dieci anni fa la morte assurda di Matteo La Nasa

Tutto era incominciato il 18 luglio dell’anno precedente, quando Matteo, seduto ai tavolini di un bar alle porte di Lecco, era stato letteralmente schiacciato da un’auto finita fuori strada a folle velocità.
Da allora la vita di mamma Croce Castiglia, papà Saverio e delle due sorelle, Claudia e Giulia si è fermata. Per quasi un anno e mezzo Matteo era rimasto inchiodato ad un letto e a una carrozzina. Poi se ne era andato.
Da allora i suoi famigliari non hanno smesso di lottare, guidati da mamma Croce, che ha fatto della ricerca della verità, della giustizia e degli appelli ai giovani la sua ragione di vita. Lo ha fatto fondando un’associazione intitolata a Matteo, che è stata tra le promotrici dell’introduzione nel Codice penale del reato di Omicidio stradale (chi era alla guida, un giovane lecchese, dell’auto che travolse Matteo La Nasa non ha fatto nemmeno un giorno di carcere); lo ha fatto organizzando decine di eventi nelle piazze e nelle scuole, per ricordare le migliaia di giovani che non ci sono più e per sensibilizzare i ragazzi al rispetto delle regole e della vita.

E lo ha fatto ancora una volta ora, rilanciando il suo appello attraverso una lettera pubblicata sul Giornale di Vimercate, scritta idealmente proprio dal figlio.

Le parole di mamma Croce

Il decimo anniversario della scomparsa di Matteo è stata però anche l’occasione per mamma Croce per tracciare un bilancio, triste...

"In questi dieci anni è rimasto, intatto, un vuoto incolmabile - ha raccontato - Io e i miei famigliari abbiamo cercato di riempirlo, per quanto possibile, con l’associazione che porta il nome di Matteo. In questi anni abbiamo organizzato decine di eventi. La pandemia ci ha un po’ fermati, ma riprenderemo presto. Nel frattempo stiamo anche collaborando, insieme ad altre associazioni e in particolare all’Associazione vittime della strada, con il Ministero dei Trasporti per la nuova riforma del Codice della strada. Ci sono ancora tante cose che non vanno. Lo stesso reato di Omicidio stradale deve essere modificato. Spesso inoltre la sua applicazione da parte dei giudici lascia stupiti. I morti sulle strade sono ancora tanti, troppi. Troppo le vite spezzate, troppe le famiglie distrutte. Troppi i genitori che non riescono a reggere il dolore".

Mamma Croce, papà Saverio e le sorelle di Matteo vanno avanti grazie ad una grande unione e a una grande fede.

"La fede e l’amore ci aiutano, ma i momenti di sconforto e di disperazione sono tanti - prosegue Croce - Chi dice che il tempo lenisce il dolore sbaglia. Il dolore per la morte di un figlio è devastante, costante. Paradossalmente con il tempo cresce invece di diminuire. Noi ci sforziamo di ricordarlo sempre con un sorriso, lo festeggiamo ogni 12 novembre andando al ristorante in occasione del suo compleanno. Brindiamo, ridiamo, perché Matteo era un ragazzo gioioso, che amava le feste. Lo facciamo per lui, ma siamo distrutti".

Croce Castiglia torna poi sul tanto lavoro che c’è ancora da fare. "Non ci fermiamo - ribadisce - L’Associazione continuerà a lavorare accanto ai giovani. C’è ancora tanto da fare sul fronte della consapevolezza dei rischi, del rispetto della propria vita e di conseguenza anche della vita altrui. Mio figlio è morto perché un giorno un suo coetaneo ha deciso di giocare con l’auto, di provare a vedere fino a che velocità poteva andare in curva. Questo purtroppo è successo molte altre volte. Non mi darò pace finché vivrò per fare in modo che un giorno non accada più. E’ quello che vuole anche Matteo. Lo so, perché io e lui ci parliamo spesso".

La tragedia domenica 18 luglio 2010

Era la sera di domenica 18 luglio 2010. Matteo La Nasa era seduto ai tavolini esterni del bar «Il Caminetto», a Lecco. Con lui la fidanzata Dori e i genitori di lei. Una serata come tante, prima di rientrare a Vimercate.
La tragedia si era consumata in un attimo. Prima il boato, poi quell’auto piombata giù lungo la scarpata dalla strada soprastante. Alla guida un 20enne di Lecco. Un volo di parecchi metri terminato prima contro un albero e poi proprio contro il tavolino dove era seduto Matteo. Per lui non c’era stato scampo. Era stato travolto in pieno. Privo di conoscenza, era stato trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza in condizioni disperate. Da allora era incominciato il calvario. Sedici mesi di lotta, fino al novembre dell’anno successivo quando Matteo, ormai 20enne, si era arreso.
Per il conducente di quell’auto, processato, nemmeno un giorno di carcere.

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