Dieci anni senza Elio Bonavita: "E' una ferita che non si rimarginerà mai"
Intervista a Corrado, il papà del 14enne di Villasanta scomparso in un incidente stradale nel marzo del 2015: "Il perdono? Un gesto troppo grande..."

"Il tempo aiuta a lenire il dolore, certo, ma la ferita è ancora aperta e probabilmente quella non si rimarginerà mai". Difficile dare torto a Corrado Bonavita, papà di Elio, il 14enne di Villasanta che nel marzo 2015 perse drammaticamente la vita in un terribile incidente stradale avvenuto a Monza, lungo viale Brianza.
Il terribile incidente
Il ragazzo si trovava a bordo di una Citroen guidata da mamma Nunzia quando, a causa di un’immissione azzardata da parte di una Audi, era entrata brutalmente in collisione con una Range Rover in fase di sorpasso ad altissima velocità. L’impatto fu violentissimo e fatale per il ragazzo, morto praticamente sul colpo; la madre riuscì invece a salvarsi, ma con gravissime conseguenze a livello fisico. Una tragedia che a distanza di un decennio invita ancora a riflettere sul significato del dolore. E sulla forza di una famiglia che giorno dopo giorno fa ancora i conti con quell’eterna sofferenza.
La forza di un padre
Corrado prova a mettere ordine nei tanti pensieri che in questi giorni riempiono le sue giornate:
"Proprio stanotte ho sognato Elio - dice Corrado, raggiunto dalla nostra redazione nella giornata di sabato - Era un sogno bello, come se volesse dirmi che sta bene, che finalmente ha trovato la pace. Forse significa che sto iniziando a trovarla anche io. Era tanto che non veniva a trovarmi in sogno: nei primi tempi facevo degli incubi, è stato un periodo bruttissimo che non potrei mai augurare a nessuno".
Mettersi nei panni di un padre di famiglia, in casi come questi, è pressoché impossibile. Così come è difficile anche per lui raccontare quanto vissuto in quei momenti. Emozioni e pensieri che Corrado si porta ancora dentro, come un fardello sul cuore. Ma che con grande forza riesce a mettere in ordine nonostante una vita completamente stravolta in pochi attimi.
"E’ un qualcosa che non si dimentica - aggiunge - Il tempo aiuta ad affievolire il dolore, ma in realtà questo sentimento ci accompagnerà per sempre. Le nostre vite in un certo senso sono ripartite, sono andate avanti e ci sono stati dei cambiamenti: Simone gioca a calcio ad alti livelli, Nunzia, pur con conseguenze fisiche importanti, ha ripreso a lavorare... Però Elio è sempre lì con noi, è il primo pensiero del mattino e l’ultimo alla sera. Anche perché guardi le foto e ripensi ai giorni passati, ma anche a cosa sarebbe potuto essere oggi. Quindi in qualche modo il pensiero va torna lì, a quel giorno così assurdo. Marzo, poi, è sempre un mese difficile per noi"
"Il perdono? Un gesto troppo grande..."
Le parole di Corrado sono comprensibilmente emozionate al ricordo del figlio, ma sono altrettanto ferme. Così come quando il pensiero va ai due automobilisti che con le loro manovre causarono l’incidente. Responsabilità accertate dal Tribunale, che a entrambi accordò il patteggiamento della pena, poi sospesa: 24 mesi al conducente dell’Audi e 22 mesi a quello del Range Rover, ritenuti responsabili dell’incidente. E della morte di Elio.
"L’iter giudiziario si è chiuso in maniera assurda e insensata secondo noi visto tutto quello che era successo, visto che un ragazzo aveva pagato con la vita - prosegue il padre - Ci rimasi di sasso nel venire a conoscenza delle sentenze. Ricordo ancora quei giorni: c’era più interesse nei confronti dei risarcimenti che delle pene. Oltretutto con la beffa che solo qualche mese più tardi sarebbe entrata in vigore la legge sull’omicidio stradale. La morte di mio figlio, invece, fu definita colposa. Non ho mai avuto la possibilità, né onestamente l’interesse, di incontrare o anche solo conoscere le due persone che provocarono lo schianto. Una di loro mi fece arrivare una lettera tramite l’avvocato, ma l’ho rispedita al mittente senza neanche aprirla, non ne volevo sapere. Anche a distanza di dieci anni non posso perdonare e non so se ci riuscirò mai. Il perdono è un gesto troppo grande. Non provo altro nei loro confronti sinceramente, solo indifferenza: non me ne importa nulla e per quanto mi riguarda quella è una porta ormai chiusa".
Dieci anni senza Elio
Dieci anni però sono serviti per portare consapevolezza nelle persone, specialmente tra i giovani, grazie alla testimonianza di Corrado e della Fondazione Tavecchio, alla quale la famiglia ha subito aderito per provare a dare un senso più profondo a quella tragedia che un senso, in fondo, non l’hai avuto:
"Abbiamo organizzato tante iniziative benefiche e di questo sono veramente orgoglioso perché siamo riusciti a portare Elio nelle scuole: forse è questo il suo lascito più grande, la possibilità di educare e informare i ragazzi sui pericoli della strada - chiosa il genitore - Grazie alla Fondazione abbiamo portato questo messaggio ovunque, nella speranza che il nostro dolore e la nostra esperienza, siano di aiuto a qualcuno. E che possano evitare altre tragedie simili in futuro. Ogni vita che riusciamo a salvare in questo senso è un risultato straordinario. Per questo ci tengo a ringraziare tutti coloro che in questi anni ci hanno supportato: dalla mia ex azienda, la “3M”, con cui avevamo organizzato grandi cose prima del Covid, a tutti gli amici che non ci hanno mai lasciato da soli, ma anzi hanno sempre avuto Elio nel cuore. A tutti, a nome della famiglia, dico personalmente grazie dal profondo".
Un ultimo viaggio
Le spoglie del giovane riposano oggi a Villasanta, ma presto troveranno una nuova dimora terrena nel suo paese natale, a Caserta:
"Abbiamo acquistato una cappellina e appena sarà pronta trasferiremo i resti di Elio. Il suo corpo torna a casa, ma il suo ricordo resterà con noi. Ogni giorno, per sempre".