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Carate Brianza

Dimesso dall’ospedale con il Covid, ma lo scoprono dopo cinque giorni

L’albiatese Carlo Cazzaniga, 78 anni, era stato in Pronto soccorso per una trasfusione di sangue.

Dimesso dall’ospedale con il Covid, ma lo scoprono dopo cinque giorni
Attualità Caratese, 04 Dicembre 2021 ore 14:00

"Hanno dimesso mio cognato dall’ospedale senza aspettare l’esito del tampone: solo dopo cinque giorni abbiamo saputo che era positivo".

Dimesso dall’ospedale con il Covid, ma lo scoprono dopo cinque giorni

A raccontare la vicenda è Silvana Meregalli, classe 1949, biassonese, costretta da venerdì scorso insieme al marito alla quarantena perché rimasta in contatto stretto con il cognato Carlo Cazzaniga, 78 anni, albiatese, dimesso nella mattinata di domenica 21 novembre dal Pronto soccorso dell’ospedale di Carate dove era stato accompagnato il giorno prima per sottoporsi ad una trasfusione di sangue.
"Da cinque mesi, dopo la perdita della moglie a fine ottobre, mio cognato, che soffre di alcune patologie, viveva solo ad Albiate. Sabato si è reso necessario il ricovero in Pronto soccorso a Carate Brianza. Domenica mattina, alle 10,14, lo hanno dimesso dopo che lo hanno trasfuso, ma nessuno ci ha comunicato che stavano aspettando l’esito del tampone e nemmeno ci è stato suggerito di metterlo preventivamente in isolamento in attesa del riscontro. Solo venerdì nel pomeriggio, cinque giorni dopo le dimissioni dunque, abbiamo ricevuto la telefonata di Ats che ci comunicava l’esito debolmente positivo del tampone di mio cognato - spiega la biassonese - E’ stato uno choc per noi... Dopo le dimissioni mio cognato è infatti venuto a vivere da noi: in settimana abbiamo pranzato con lui, siamo stati assieme e io e mio marito abbiamo anche svolto le normali attività fuori casa: io frequentando una serie di corsi universitari, mio marito come accompagnatore volontario di ragazzi diversamente abili. Stiamo bene per il momento, ma da venerdì siamo in quarantena, in attesa del tampone che effettueremo tutti il prossimo 2 dicembre. Ritengo sia assurdo quanto accaduto. Non sono avvezza a denunciare pubblicamente, ma in questo caso non posso tacere: come si può dimettere un paziente dall’ospedale con il dubbio che possa essere contagioso?".

"Peraltro - aggiunge ancora la biassonese - come abbiamo scoperto poi dal medico di base, l’esito del tampone effettuato in ospedale era arrivato alle 10,44 di domenica ovvero appena mezz’ora dopo le dimissioni di mio cognato. Eppure sono trascorsi cinque giorni, senza che mai nessuno si facesse vivo. Giovedì scorso, - precisa ancora la cognata - ci siamo anche recati in ospedale per effettuare per lui una gastroscopia di controllo. Il suo medico di base, che abbiamo contattato già lunedì, subito dopo le dimissioni, ci ha confermato solo venerdì mattina di avere visionato l’esito debolmente positivo del tampone. Da Ats, al momento della comunicazione dell’esito del tampone positivo di mio cognato, ci è stato spiegato che hanno avuto difficoltà a rintracciare il nostro numero di telefono che, invece, avevo lasciato correttamente al momento dell’accettazione in Pronto soccorso. E’ possibile tutto questo - conclude la biassonese - in una situazione come quella che stiamo vivendo ancora oggi e dove l’attenzione e il diffondersi dei contagi deve essere tenuta monitorata a maggior ragione se il riscontro di positività viene individuato all’interno di una struttura pubblica ospedaliera?".

L'azienda socio sanitaria precisa: "Doppio controllo, sono state rispettate tutte le precauzioni.."

Sono stati due i tamponi a cui è stato sottoposto il 78enne albiatese durante l’accesso in ospedale. Il primo rapido, come previsto dai protocolli sanitari ospedalieri per il Covid-19, alla presa in carico in Pronto soccorso nella giornata di sabato e che ha dato esito negativo, il secondo - molecolare - disposto invece in via precauzionale per la fragilità del paziente.
"Ma in generale, come noto, - spiegano dalla Azienda socio sanitaria territoriale Brianza - non tutti i positivi vengono ospedalizzati. E’ il caso degli asintomatici o dei pauci-sintomatici che vengono dimessi con l’indicazione di osservare però le precauzioni del caso per la gestione del contagio a domicilio ovvero l’isolamento e l’eventuale quarantena per i famigliari in contatto".
Dall’ospedale l’esito del tampone eseguito viene poi comunicato ad Ats che provvede a informare il paziente in caso di eventuale riscontro di positività.
Sì, ma cosa è successo in occasione del ricovero dell’anziano albiatese?
"Diventa difficile ricostruirlo con precisione. All’atto della dimissione, i medici, se ancora non è disponibile l’esito, dimettono ma con le avvertenze del caso e sulla cartella di dimissione dall’ospedale viene comunque indicato che il paziente è stato sottoposto a tampone. Non vogliamo con questo assolutamente imputare mancanze ai famigliari. Dopo la comunicazione ad Ats l’esito viene immediatamente segnalato anche al medico curante che ha accesso tramite il Fascicolo sanitario elettronico ai dati sensibili del paziente", precisano dall’Asst Brianza.
"Dal punto di vista clinico possiamo affermare che il paziente è stato trattato a dovere e, dopo la terapia trasfusionale di cui necessitava, è stato sottoposto ad un secondo tampone molecolare per via dell’età e dello stato di fragilità" confermano dall’Azienda ospedaliera.

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