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Besana in Brianza

Dopo trent’anni trascorsi sul palco «questo è il mio ultimo spettacolo»

Giuseppe Paleari, 68 anni, pilastro della Compagnia Instabile di Montesiro, saluta il suo pubblico.

Dopo trent’anni trascorsi sul palco «questo è il mio ultimo spettacolo»
Attualità Caratese, 11 Giugno 2022 ore 17:00

Da trent’anni è tra i pilastri della Compagnia Instabile di Montesiro, davanti e pure dietro le quinte. E pensare che quando tutto è iniziato «ero timido, non ero mai salito su un palco, nemmeno a presentare una tombolata...». Magia del teatro.

Dopo trent’anni trascorsi sul palco «questo è il mio ultimo spettacolo»

Per11, 68 anni, «Tom, Dick e Harry» sarà l’ultima prova d’attore prima di godersi quel tempo libero che da decenni ormai dedica senza interruzione alla compagnia teatrale della frazione, della quale è presidente così come della tradizionale festa di Brugora. Lo zampino ce l’ha messo anche il suo cuore «ballerino» che nel 2018 gli ha fatto prendere un bello spavento per poi, fortunatamente, tornare a fare il suo dovere.
Venerdì mattina della scorsa settiman ci ha accolti nella sua casa di Montesiro, accettando di ripercorrere insieme le tappe di una lunga carriera sotto i riflettori.
Giuseppe, come è nata la passione per la recitazione?
«A causa di Sergio (Cazzaniga, ex sindaco della città, ndr). Era il 1993, allora lui era direttore didattico della scuola dell’infanzia di via San Siro frequentata dalle mie figlie. Ebbe l’idea di radunare alcuni genitori ed amici per allestire una commedia natalizia e raccogliere fondi per l’asilo. Mia moglie un giorno tornò a casa e mi disse: “Dai, partecipa tu...”. Io ero timido, mai salito su un palco».
Ti sei comunque buttato...
«Si. Portammo in scena “Canto di Natale” di Charles Dickens. Avevo ventotto battute in tutto ma ero terrorizzato dall’idea di dimenticarmi qualcosa. Non avrei mai pensato di arrivare con il tempo a dovermene ricordare oltre 2 mila...».
E’ nata così la Compagnia Instabile di Montesiro, che non hai più lasciato. Nel 2023 compirà trent’anni: quante ne avete fatte insieme?
«Tantissime. I ricordi non finiscono più: dai lavori, commedie brillanti ma non solo, ai premi vinti, fino ai luoghi nei quali ci siamo esibiti. Il carcere San Vittore di Milano ad esempio, oppure a Colfiorito, in Umbria, dopo il terremoto del 1997. Indimenticabile, inoltre, il gruppo storico con cui ho iniziato: Laura, Raffaella, Fabrizio, Giuseppe... Tutti montesiresi. Ripensando alla nostra lunga storia, ho contato quasi un centinaio di attori che si sono succeduti negli anni».
Qualche incontro che ricordi con particolare emozione?
«Nel 1997 portammo in scena “Chi ruba un piede è fortunato in amore” di Dario Fo. Ebbi l’occasione di parlare con lui al telefono e con la moglie Franca Rame. Con particolare piacere ricordo anche la chiacchierata con Gaspare e Zuzzurro al teatro “Ciak” di Milano: era il 2003 e volevamo interpretare uno dei loro cavalli di battaglia, “Rumori fuori scena”. Recitare poi al Teatro San Babila, con “Taxi a due piazze”, è stato incredibile».
Hai trasmesso alle tue figlie l’amore per il teatro?
«La maggiore, Francesca, ha provato a recitare con noi; in “L’Hotel del libero scambio”, ad esempio, interpretava una delle tre figlie di Mathieu. Serena, invece, la minore, non si è mai esibita ma mi ha dato un aiuto fondamentale per ogni rappresentazione della compagnia. Senza di lei, seduta accanto a me con il pc sera dopo sera, sarebbe stato impossibile organizzare le tournée».
Lavorare davanti e dietro le quinte richiede molte energie. Ma il teatro, in qualche modo, oltre ad averti chiesto tanto, ti ha anche salvato?
«Si, è vero. La nostra compagnia ha collaborato per tanto tempo con l’Associazione Brianza 3.0 di Monza (impegnata nella promozione della cultura del primo soccorso, dalle manovre di rianimazione cardiopolmonare all’utilizzo del defibrillatore, ndr). Alla fine del 2017, un pò per caso ho parlato a una delle cardiologhe dell’associazione di un peso al petto che avvertivo di frequente. Ha subito capito che qualcosa non andava. Infatti ne sono seguiti quattro bypass...»
Oggi ti vediamo in forma e ne siamo felici. Arriviamo quindi all’ultimo lavoro degli Instabili. Avete debuttato il 14 maggio a Montesiro, dove tutto è partito trent’anni fa, e poi il 21 all’Edelweiss
«Si intitola “Tom, Dick e Harry”, una commedia tutta da ridere di Ray e Michael Cooney. Abbiamo iniziato a parlarne alla fine del 2018; avremmo dovuto debuttare il 7 marzo del 2020 però tutto è saltato a causa del Covid. Trovare gli attori non è stato semplice ma alla fine, con vari adattamenti del copione, ce l’abbiamo fatta. Lo stesso vale per il regista: siamo partiti con Antonella, una cara amica, che ci ha “abbandonato” durante il lockdown perché si è trasferita fuori regione. Fortunatamente, a quel punto, il nostro storico regista, Marco Costo Lucco, ha accettato di seguirci ancora una volta. Diciamo che l’ho convinto per sfinimento... Il suo ritorno è stato un vero toccasana per la compagnia. Un apporto importante è arrivato anche da Pietro Pozzi che, oltre ad occuparsi del nostro sito internet, ha rafforzato alcune scene della commedia con i suoi arrangiamenti, creando sottofondi originali»
Sei soddisfatto di quanto portato in scena?
«Per l’ultimo lavoro volevo qualcosa che mi mettesse davvero alla prova. E così è: Tom, il mio personaggio (il protagonista, ndr) non lascia mai il palco per l’intero spettacolo. Mai una pausa quindi, se non una da trenta secondi di orologio. Riprenderemo il tour ad ottobre con le ultime date per poi salutare il nostro pubblico. Ci tengo a ringraziare in particolare il gruppo di scenografi che ci ha sempre seguito con sacrificio e abnegazione: Marco, Daniele, mio fratello Stefano hanno sacrificato anche ore di lavoro per sostenere la compagnia. E poi un grosso abbraccio ai miei favolosi compagni di viaggio che siamo riusciti a trovare anche questa vola, nonostante le mille difficoltà».
E allora, grazie anche a te Giuseppe per questi trent’anni insieme.

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