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Due anni fa il deragliamento di Carnate: le indagini si avviano verso la conclusione

Le indagini si avviano verso le fasi conclusive e già dal prossimo mese potrebbero arrivare le risposte a tante domande rimaste aperte

Due anni fa il deragliamento di Carnate: le indagini si avviano verso la conclusione
Attualità Vimercatese, 20 Agosto 2022 ore 16:30

Le risposte potrebbero arrivare a settembre. L’inchiesta sul deragliamento del «treno fantasma» partito da Paderno d’Adda senza controllo e schiantatosi a un binario morto alla stazione di Carnate, il 19 agosto di due anni fa, è giunta ormai alle fasi conclusive, secondo quanto emerso da palazzo di giustizia, e già dal prossimo mese, il procedimento potrebbe essere definito.

Due anni fa il deragliamento di Carnate: le indagini si avviano verso la conclusione

Il condizionale resta obbligatorio, visto l’iter travagliato che ha caratterizzato l’inchiesta della Procura di Monza sull’incidente ferroviario, sia per gli inevitabili rallentamenti dovuti al Covid, che per la complessità tecnica dell’inchiesta stessa. Il sostituto procuratore Michele Trianni attende le conclusioni della super perizia volta a chiarire definitivamente le ragioni che avevano portato il convoglio regionale a partire senza nessuno che lo governasse, e a percorrere chilometri fino al binario morto di Carnate. Un incidente conclusosi fortunatamente senza conseguenze per le persone, visto che il treno era deserto, a parte un passeggero che si era assopito in uno dei vagoni, e che aveva rimediato solo una ferita leggera.

L'inchiesta

L’inchiesta (che ipotizza il reato di disastro colposo) ruota attorno a una «super consulenza» da parte di un pool di esperti, per accertare le cause. Il lavoro degli investigatori si è concentrato fin dal principio su un doppio canale. Quello dell’errore umano da parte del macchinista, che comunque aveva abbandonato il treno per andare al bar con il capotreno, lasciando di fatto il convoglio come se fosse una macchina parcheggiata in discesa senza il freno a mano tirato. Il regionale, grazie alla pendenza del terreno in quel punto, aveva cominciato a scivolare per inerzia verso sud. E poi c’è l’ipotesi di una possibile anomalia nel treno, e un malfunzionamento della modalità «parking» dello stesso. Una possibilità che ha preso piede durante il corso delle indagini, e spiegata dallo stesso macchinista davanti agli investigatori.

La perizia e gli indagati

Secondo quanto riferito è stato necessario simulare un’altra partenza del «treno fantasma» (un regionale che sarebbe dovuto partire da Paderno con destinazione Porta Garibaldi). Un esperimento giudiziale, visto che potrebbe esserci stato appunto un malfunzionamento del sistema frenante, deciso della Procura di Monza all’inizio dello scorso anno, quando il registro degli indagati, nel quale prima erano iscritti macchinista e capotreno (i quali si erano allontanati lasciando incustodito il treno prima della partenza), si era arricchito con i nomi di altre tredici persone, tra dirigenti e tecnici addetti alla manutenzione di Trenord, tra cui l’amministratore delegato Marco Piuri. La conferma dell’allargamento dell’inchiesta (che ipotizza il reato di disastro colposo) era arrivata dal procuratore Claudio Gittardi, che aveva parlato di atto di garanzia per lo svolgimento di «accertamenti irripetibili»: un’aggiunta istruttoria alla prima consulenza dalla quale sarebbe emersa una possibile anomalia tecnica. Trenord, in una nota, aveva specificato che gli avvisi di garanzia sono «atti dovuti e necessari per poter effettuare dette operazioni sulle vetture incidentate, ricoverate nel deposito di Milano Fiorenza».

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