Concicliazione

Educatrice licenziata: accordo trovato dopo 4 anni di battaglia legale

Il Comune, che aveva deciso di rescindere il contratto, ha pagato 3.300 euro

Educatrice licenziata: accordo trovato dopo 4 anni di battaglia legale

Da una parte il Comune di Monza che, di fronte a una serie di assenze dal lavoro, aveva optato per la rescissione del contratto. Dall’altra una monzese che era stata assunta a tempo indeterminato in una scuola dell’infanzia pubblica e che, davanti alla decisione degli uffici di piazza Trento e Trieste, si era affidata ai legali.

Educatrice licenziata

Ne era nata una controversia risoltasi quattro anni dopo il licenziamento con un verbale di conciliazione sottoscritto dalle parti. Il Comune dovrà corrispondere alla controparte 3mila 300 euro lordi «a titolo di transazione generale novativa». Da parte sua la donna dovrà rinunciare a qualsiasi ulteriore azione. Una conciliazione che dunque mette la parola fine a una vicenda cominciata nel 2020, più precisamente l’11 agosto, quando la monzese era stata assunta a tempo pieno e con contratto a tempo indeterminato. La data di inizio del servizio era stata fissata per il primo di settembre. Ben presto però il Comune aveva rilevato, come aveva messo nero su bianco, una serie di assenze: «periodi alternati di congedo parentale e ferie quasi senza soluzione di continuità dal primo settembre 2020, fino al 21 marzo del 2021», come era stato riportato nella documentazione. Di qui la decisione di procedere col recesso del contratto.

Quattro anni di battaglia legale

Una scelta contestata fin da subito dalla donna che aveva presentato ricorso per far sì che (in via principale) venisse dichiarata l’illegittimità o l’invalidità del provvedimento, chiedendo la condanna del Comune e il pagamento, a titolo risarcitorio, di 11.324 euro, «pari al corrispettivo di 5 mensilità di prova cui avrebbe avuto diritto». Il Comune, a sua volta, si era costituito nel giudizio contestando integralmente le rivendicazioni della sue ex dipendente. Dopo un primo tentativo, fallito, di conciliazione, la causa era proseguita con l’ordine di portare sul «tavolo» le cartelle cliniche con la documentazione delle visite del Medico del lavoro alle quali la donna era stata sottoposta. Il procedimento (e siamo al 2024) era quindi stato assegnato al Giudice del Lavoro che aveva autorizzato la visione delle cartelle cliniche e sentito il medico del lavoro.

Accordo trovato

All’udienza del 14 maggio del 2024 il giudice aveva disposto l’acquisizione da parte dell’Inps dei verbali relativi alle istanze presentate dalla ricorrente per il riconoscimento dell’invalidità. Ma aveva anche invitato le parti a giungere a un accordo.
Accordo che, più volte caldeggiato, alla fine è stato raggiunto. Il Comune, «senza riconoscimento alcuno delle avverse pretese, ovvero per evitare costi di giudizio, ha offerto alla controparte la somma lorda di 3.300 euro (mensilità più contributo alle spese processuali)» e la lavoratrice ha rinunciato al ricorso e, con esso, a qualsiasi altra azione o pretesa. Con la sottoscrizione del verbale di conciliazione, le parti hanno dunque dichiarato di non aver più nulla da pretendere l’una dall’altra.