Esclusivo: l’atto del funerale del figlio del Duce che fu internato a Mombello. Nell’archivio delle onoranze funebri Gianella il documento che attesta la spesa sostenuta dall’ospedale il 29 agosto 1942
Benito Bernardi internato a Mombello
GUARDA LA GALLERY (1 foto)
Il giovane Benito Bernardi con il cappello "telegrafisti"
L’Ospedale psichiatrico di Mombello pagò 331,50 lire per il «funerale civile di terza classe» di Benito Bernardi (il cognome è quello del tutore), il figlio segreto del Duce Benito Mussolini nato l’11 novembre 1915 dalla relazione con Ida Dalser. Che fosse stato internato nel manicomio limbiatese è risaputo ma il documento esclusivo (una copia dell’originale andato perso), è emerso dall’archivio delle onoranze funebri Gianella in occasione del centenario dell’attività e aggiunge ulteriori dettagli alla storia di questo giovane che morì il 26 agosto 1942 appunto a Mombello, in circostanze ancora poco chiare, dopo sette anni di internamento.
L’impresa che si occupò del funerale
L’impresa, che al tempo si chiamava Onoranze Funebri Milanesi, è operativa a Limbiate dal 1925 dove si insediò proprio per occuparsi del trasporto dei pazienti psichiatrici defunti che erano ricoverati a Mombello. Servizio che proseguì fino alla definitiva chiusura del presidio sanitario alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso.
Il documento che attesta il pagamento

Nel documento che riporta l’intestazione “Comune di Limbiate, Onoranze funebri – Servizio Municipale”, si indica che il 29 agosto 1942 l’Ospedale psichiatrico Mombello pagò 331,50 lire per il funerale civile di classe terza (al tempo erano in tutto cinque, partendo dalla prima che offriva il servizio più sontuoso e costoso, andando a scendere) per la salma di Bernardi Benito, il giorno 29 agosto ore 9,30. Quello di terza classe era dunque un funerale semplice e poco dispendioso.
«In quegli anni la nostra impresa si occupava del trasporto dei defunti per conto dell’ospedale psichiatrico e del Comune di Limbiate – ha spiegato il titolare dell’impresa, Mario Gianella – procuravamo anche la cassa, quelle in legno le realizzavano gli artigiani Pogliani, quelle in zinco invece le faceva l’impresa della famiglia Monza».
Un funerale di “classe terza”

Il documento inedito entra più nel dettaglio dei costi evidenziando che il funerale di classe terza di Benito Bernardi è costato 160 lire, la cassa 155 lire, la targa in piombo 10 lire e 6,50 lire il bollo. «La targa veniva apposta sulla cassa dall’ufficiale sanitario che si occupava anche della chiusura» ha continuato Gianella. Alla cifra complessiva di 331,50 lire, come si evince sempre dal documento, vanno poi aggiunte 67 lire che sarebbero riferibili ai diritti di segreteria del Comune e alte spese.
La sepoltura nel cimitero Maggiore
Il giovane Benito Bernardi fu sepolto nel cimitero Maggiore, nella parte riservata ai ricoverati del manicomio. Come ricordato da Gianella, per i malati psichiatrici defunti era consuetudine apporre un cippo con il nome per consentirne l’identificazione ma nel corso degli anni, con le esumazioni, anche le spoglie di Bernardi sono confluite in un ossario comune. Probabilmente era situato sotto la cappella del camposanto e anche il cippo è andato distrutto, quindi la sua tomba non sarebbe più esistente o comunque non è più identificabile.
Il nome compare anche in un altro documento
Il nome Bernardi Benito compare anche in un altro documento dell’archivio dell’impresa, cioé l’elenco riassuntivo dei funerali eseguiti nel mese di agosto 1942 dalle Onoranze Funebri Milano, con l’indicazione di 325 lire come costo totale di cui 67 lire al Comune e 258 lire all’impresa.
L’annotazione “Figlio di Benito Mussolini”

Nel 2010 il Giornale di Desio si era già interessato alla storia di Benito Bernardi scrivendo un articolo sulle ricerche condotte dallo storico locale Carlo Piu, al tempo impegnato in un libro su Mombello. Nel registro dei defunti della parrocchia Sant’Antonio da Padova a Mombello avevamo trovato il nome di Benito Bernardi accanto alla data del decesso, 26 agosto 1942. Ma quello che aveva più colpito era l’annotazione con la dicitura «Figlio di Benito Mussolini» apposta probabilmente dal cappellano dell’ospedale psichiatrico che faceva riferimento alla parrocchia di Mombello. Sempre dal registro si apprende che il ragazzo prima di morire ricevette il sacramento dell’Estrema unzione.
La storia di Benito Bernardi
Quella di Benito junior e della sua mamma fu una storia particolarmente triste e tormentata. Il bambino, nato appunto nel 1915 fu prima riconosciuto dal papà Benito Mussolini che presto però abbandonò sia lui che la madre Ida Dalser, di origine trentina, preferendole Rachele Guidi. Lei però non si rassegnò e le sue animate proteste le costarono l’internamento in manicomio, prima a Pergine Valsugana e poi a Venezia, dove morì nel 1937. Il figlio invece inizialmente visse con gli zii materni, poi fu adottato da un commissario prefettizio, Giulio Bernardi che gli diede appunto il cognome. Studiò al Regio Collegio Carlo Alberto Da Moncalieri, poi frequentò il corso di telegrafista e si arruolò in Marina imbarcandosi per lidi lontani, fino in Cina. Il giovane però avrebbe più volte manifestato ai commilitoni di essere il figlio del Duce e questo costituiva un grosso problema per il regime. Secondo alcuni storici sarebbe stato fatto rientrare in Italia con uno stratagemma nel 1935 e rinchiuso nell’ospedale psichiatrico di Mombello.
Le cause della morte e il giallo della cartella clinica
Riguardo la causa della morte sarebbe riconducibile a un «decadimento generale delle condizioni dell’organismo» ma resta il giallo della cartella clinica che non è mai stata trovata o comunque non è mai stata resa pubblica.
«Il ricovero venne fatto passare come volontario – ha ricordato ancora Piu – il giovane fu internato nel padiglione degli agitati “Chiarugi” nonostante dall’esame psichiatrico effettuato sul suo conto risultasse testualmente che “Il paziente presta attenzione all’interrogatorio: la percezione è pronta; è orientato; memoria di fatti antichi e lontani conservata”».
Provò a fuggire all’ospedale psichiatrico
Benito Bernardi avrebbe cercato di scappare dal manicomio:
«Il 27 gennaio 1936 – ha annotato Carlo Piu nelle sue ricerche – capito che c’era in atto una manovra per definirlo pazzo senza che lo fosse, ha tentato la fuga scappando attraverso la finestra di un gabinetto. Viene ritrovato nella vicina Solaro mentre cerca di telefonare a Desio, per trovare un automezzo che lo riportasse a Trento».
Fu quindi ricondotto all’ospedale di Mombello dal quale non uscì vivo.