"Minaccia per il territorio"

Gli ex Ibm all’attacco del nuovo mega data center

Depositate osservazioni al Ministero dell'Ambiente e in Comune per arginare l'impatto del nuovo impianto che sorgerà a Velasca.

Gli ex Ibm all’attacco del nuovo mega data center

Chi meglio di loro conosce quel posto. Il luogo di lavoro frequentato per decenni. Una seconda casa, per molti anche la prima. Un’area simbolo di una Vimercate e di un Vimercatese che non ci sono più.

L’area ex Ibm, un sito glorioso

Loro sono gli ex addetti del glorioso comparto Ibm, poi Celestica, di Velasca, finito con il passaggio a Bames e Sem nel baratro del fallimento, che ha comportato anche la perdita di centinaia di posti di lavoro.

Un luogo che alcuni dipendenti e rappresentanti sindacali hanno continuato a frequentare anche dopo la chiusura degli stabilimenti, con riunioni periodiche. Fino allo sgombero e alle demolizioni. Luogo che hanno ancora nel cuore e per il quale, rispetto alla futura destinazione, hanno qualcosa da dire.

Il mega data center contestato

Come noto su quell’area, passata di mano, sorgerà un mega data center, il cui progetto è stato presentato ufficialmente solo un paio di settimane fa da Qts e Kryalos Sgr.

Il progetto del data center di Velasca

Osservazioni al Ministero e al Comune

Ora i lavoratori, guidati dall’ex sindacalista Gigi Redaelli, da sempre attento al destino dell’area, hanno depositato una serie di osservazioni formali in merito al nuovo progetto, indirizzate sia al Ministero dell’Ambiente, competente per la Valutazione di impatto ambientale, sia al Comune di Vimercate, competente, attraverso lo strumento del Pgt (attualmente in fase di adozione), rispetto alla destinazione urbanistica.

“Il data center sarà un’enorme idrovora energetica”

“Quella che per decenni è stata la “Silicon Valley del Vimercatese”, il cuore pulsante dell’eccellenza tecnologica che dava lavoro a oltre 3.000 addetti ad alta specializzazione rischia di trasformarsi in un’enorme “idrovora energetica” blindata e automatizzata – si legge nella nota di Redaelli e colleghi – Un deserto di cemento e server da 300 Megawatt di potenza elettrica, ad altissimo impatto ambientale e a bassissimo ritorno occupazionale (un centinaio i posti stimati)”.

 

“Numeri spaventosi e misera ricaduta occupazionale”

“Non siamo aprioristicamente contrari allo sviluppo digitale del Paese – chiarisce Redaelli – ma i numeri di questo progetto sono spaventosi e insostenibili per Vimercate. Parliamo di una superficie di ben 277.800 metri quadrati che a regime creerà la miseria di soli 100 posti di lavoro diretti. Significa un impiegato ogni 2.700 metri quadrati. Una desertificazione industriale e sociale inaccettabile per un’area che ha fatto la storia dell’orgoglio operaio e tecnologico italiano”.

Gigi Redaelli

“Una minaccia per la vita dei quartiere limitrofi”

Nelle osservazioni presentate al Ministero e in Comune, gli ex lavoratori mettono a nudo i dati tecnici del progetto, definendoli “una vera e propria minaccia per la qualità della vita dei quartieri residenziali limitrofi: tre enormi edifici che rilasceranno calore costantemente h24 nell’atmosfera, l’installazione di una nuova sottostazione elettrica e ben 133 mastodontici generatori di emergenza per una potenza termica complessiva di circa 1.000 MWt”.

“Il Comune inserisca 5 vincoli tassativi”

Per questo motivo, il gruppo guidato da Redaelli chiede al Comune di Vimercate e al sindaco Francesco Cereda di non limitarsi a recepire passivamente il progetto, ma di inserire nelle Norme di Attuazione del nuovo Pgt cinque vincoli tassativi e blindati prima del rilascio di qualsiasi permesso di costruire.

Il Teleriscaldamento

Innanzitutto l’obbligo di realizzare un impianto di Teleriscaldamento: “Il recupero del calore di scarto dei server a beneficio di case, scuole e aziende deve essere un obbligo urbanistico strutturato e cantierizzato, non una vaga ipotesi. Gettare in aria tutto quel calore in piena emergenza climatica è un insulto ambientale”.

No ai test dei generatori nel fine settimana

In secondo luogo i proponenti chiedono lo stop ai test dei generatori nei giorni festivi: “Introdurre il divieto assoluto di effettuare i test ciclici di accensione dei 133 generatori nei weekend, nei festivi e di notte, confinandoli solo nei giorni feriali tra le 9 e le 17 per tutelare la quiete pubblica”.

Centraline Arpa

Terzo, la realizzazione di Centraline Arpa h24: “Imporre una rete fissa di monitoraggio continuo per l’impatto acustico e per i campi elettromagnetici della nuova sottostazione, con dati pubblicati semestralmente sul sito del Comune”.

Il verde e le mitigazioni

Quarto: il verde di mitigazione anticipato: “La piantumazione della barriera alberata perimetrale con alberi ad alto fusto già adulti deve avvenire prima dell’inizio dei cantieri edili, per bloccare subito polveri e rumori”.

Elettrodotti sotto terra

Infine, gli elettrodotti interrati: “Obbligo di interramento completo per tutte le nuove linee elettriche ad alta tensione necessarie ad alimentare il campus”.

“L’ex Ibm non diventi uno scatolone”

“Vimercate ha già pagato un prezzo altissimo alla deindustrializzazione – conclude la nota degli ex dipendenti – Chiediamo alla cittadinanza, alle forze politiche e all’Amministrazione comunale di fare fronte comune. Il Comune usi le armi urbanistiche del Pgt per difendere il territorio. Non permettiamo che l’ex Ibm diventi solo un enorme scatolone freddo che satura le nostre reti energetiche senza restituire ricchezza, lavoro e futuro alla nostra comunità”.