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Hotspot Covid dell'Asst di Monza: in sei mesi 1.025 visite

Il 7 dicembre, in piena pandemia da Covid-19, apriva a Monza il servizio territoriale per la diagnosi e presa in carico immediata.

Hotspot Covid dell'Asst di Monza: in sei mesi 1.025 visite
Attualità Monza, 07 Luglio 2021 ore 14:35

Il 7 dicembre dello scorso anno apriva il secondo hotspot Covid dell’ASST di Monza (il primo era stato aperto un mese prima nel comune di Varedo): in piena pandemia da Covid-19 l’ASST nasceva quindi un servizio territoriale in grado di garantire una diagnosi immediata ed una contestuale presa in carico dei pazienti affetti da Covid-19.

Hotspot Covid dell'Asst di Monza per una diagnosi e presa in carico dei pazienti covid

Il servizio ha preso la forma di due ambulatori dislocati presso uno dei padiglioni del vecchio ospedale, collocato nel centro della città, dove hanno operato diversi specialisti ospedalieri (principalmente infettivologi e geriatri) che, con l’aiuto degli Infermieri di Famiglia e di Comunità (IdFC), sono riusciti a garantire ai pazienti, oltre al tampone per l’individuazione della malattia ed alla conseguente visita specialistica, una serie di prestazioni strumentali (ecografia del torace, emogasanalisi, esami del sangue...) che hanno consentito di identificare immediatamente il setting di cura più adeguato per ciascuno di essi (invio a domicilio con monitoraggio a distanza, invio in Ps, riaffido al medico di medicina generale).

In sei mesi 1.025 visite, la maggior parte dei pazienti sono stati assistiti a domicilio

Nel primo semestre di quest’anno i pazienti che hanno varcato la soglia dell’hotspot monzese sono stati 517, con un picco di accessi registrato nei mesi di marzo e aprile 2021, per un totale di 1.025 visite, tra prime valutazioni e controlli.

Il 93,6% dei pazienti è stato gestito ambulatorialmente ed a domicilio, per il restante 6,4% è stato necessario l’invio in Pronto Soccorso. Il servizio si è rivelato fondamentale per l’aiuto assicurato, in fase di diagnosi, al medico di medicina generale (oltre l’84% degli invii verso questo servizio, infatti, è avvenuto ad opera
di questi ultimi) così come ha rappresentato un sicuro punto di riferimento per quei pazienti che, pur dimessi dal Pronto Soccorso verso il proprio domicilio, necessitavano, in ogni caso, di un monitoraggio a breve termine sull’evoluzione della malattia.

La terapia con gli anticorpi monoclonali e l'importanza dell'infermiere di famiglia

Inoltre l’ambulatorio, in stretto contatto con il reparto di Malattie Infettive, si è reso partecipe del reclutamento di 18 pazienti da sottoporre alla somministrazione della terapia con anticorpi monoclonali, garantendo adeguatezza degli accessi ed un follow-up post- somministrazione.

Fondamentale, per il raggiungimento dell’ottima qualità del servizio, si è rivelato, oltre alla disponibilità di strumenti di diagnosi e cura per l’adeguata valutazione del paziente, anche il ruolo inedito svolto dall’Infermiere di Famiglia e di Comunità. In particolare, questa nuova figura si è fatta carico di seguire il paziente sin dalla fase di dimissione dal Pronto Soccorso, collaborando attivamente con i medici specialisti ospedalieri dei reparti di Geriatria, Pneumologia e Malattie Infettive.

In tale contesto, soprattutto nel periodo emergenziale, l’infermiere, oltre a garantire le prestazioni ambulatoriali, quali ad esempio l’esecuzione dei tamponi rapidi, ha dimostrato di sapersi relazionare con i medici di medicina generale e di saper prendere in cura, per quanto di competenza, gli assistiti ed i loro familiari fino alla fase post-acuta della malattia (avvalendosi, ove necessario, di visite di controllo e del tele-monitoraggio infermieristico).

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