Attualità
L'intervista

«I nostri mari sempre più caldi: occorre davvero cambiare rotta»

Franco Reseghetti, ricercatore dell’Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico

«I nostri mari sempre più caldi: occorre davvero cambiare rotta»
Attualità Caratese, 22 Gennaio 2023 ore 16:00

«Siamo tutti sulla stessa barca: il pianeta Terra. Si dovrebbe remare tutti e a tempo, se si vuole andare da qualche parte, evitando di fare buchi nella chiglia».

«I nostri mari sempre più caldi: occorre davvero cambiare rotta»

L’allarme è di Franco Reseghetti, veranese, oceanografo in servizio presso l’Enea, l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile a cui compete il monitoraggio continuo del mar Tirreno da Genova alla Sicilia.
Nel 2022 le temperature dell’Oceano hanno segnato un nuovo record, raggiungendo i valori più caldi mai misurati per il sesto anno consecutivo. Ma, ancor più allarmante è la situazione del Mediterraneo che si conferma il bacino che si scalda più velocemente.

Franco Reseghetti

Professore, che cosa sta succedendo al nostro pianeta?
«Il Mar Mediterraneo - racconta Reseghetti, che la scorsa settimana è stato intervistato anche dal Tg1 - è del resto come un oceano in piccolo, ma si comporta come gli altri bacini assai più grandi e spesso sembra anticiparne il comportamento. Innanzitutto la temperatura delle acque, al di sotto dello strato superficiale, che è influenzato dal variare delle stagioni, ha mostrato negli ultimi anni un aumento notevole. Con i dati raccolti dai vari ricercatori dei vari istituti italiani ed internazionali vengono create delle mappe che permettono di studiare come evolve nel tempo la situazione e consente, anche se con molta cautela, di effettuare previsioni sul comportamento nell'immediato futuro, che non sembrano del tutto rosee. Oltre alla temperatura in aumento, abbiamo riscontrato un incremento della salinità delle acque e della stratificazione, che si sommano, aggravandoli, gli effetti dell’aumento di temperatura. Discorso a parte inquinamento ed effetti sulle forme viventi. La flora e la fauna stanno mutando; qualcuna riesce ad adattarsi in fretta a queste variazioni delle condizioni ambientali, altre meno. Ad esempio nel 2003, annata caldissima in atmosfera, l’acqua negli strati superficiali divenne talmente calda che sterminò i coralli, che divennero di colore bianco al posto del bel rosso che è una loro caratteristica. Inoltre da Gibilterra sono entrati sempre più pesci esotici che hanno trovato nel Mediterraneo condizioni a loro adatte. Assistiamo anche ad episodi mai registrati in passato con la lotta alla sopravvivenza a favore di alcune specie e a danno di altre. Quest’anno, ad esempio, branchi di orate hanno fatto letteralmente razzia di coltivazioni di mitili nel golfo di La Spezia mangiando tra metà e due terzi della produzione. Bisognerebbe agire e in fretta, intervenendo per avere una riduzione drastica dell’uso dei combustibili fossili e affidarsi alle energie rinnovabili, incentivando l’autoproduzione di energia elettrica e di acqua calda, sfruttando anche gli incentivi fiscali».

Quali sono i limiti della vostra ricerca?

«Purtroppo la nostra mappa presenta dei buchi in quanto non sempre è possibile avere dati sufficienti per poter svolgere delle analisi robuste. In tal caso, quando si hanno pochi dati, si procede interpolando statisticamente. Abbiamo riscontrato nel Mar Tirreno la presenza di acque con caratteristiche tipiche di quelle presenti tra le isole di Creta e di Cipro e che è arrivata da queste parti, risalendo sempre di più nel Mar Tirreno. Infatti, ora la troviamo all'altezza dell’isola d’ Elba. Mi sembra abbastanza evidente che bisognerebbe investire di più nella ricerca, collaborare maggiormente con gli enti europei che operano nel Mediterraneo ma, soprattutto, raggiungere quanto prima un’efficace limitazione (l’abolizione è ragionevolmente impossibile in tempi brevi) dell’uso di carbone, petrolio e metano, sostituendolo con energia da fonte non inquinante. Ad esempio, anche gli allevamenti intensivi di bestiame stanno inquinando più di quello che pensiamo. Perfino l’uso del bitcoin è nefasto, con migliaia di computer che consumano grandi quantità di energia elettrica per produrre queste unità virtuali. Poi anche l’uso indiscriminato di plastica e altro materiale non biodegradabile, che noi quotidianamente produciamo, che finisce spessissimo nei nostri mari viene inghiottito dai pesci di cui noi ci alimentiamo. Bisogna rispettare la Madre Terra come predicavano ad esempio i nativi dell’America del Nord e lasciarla in eredità ai nostri figli in salute».

Ha qualche raccomandazione da farci, visti l’inquinamento, la riduzione delle calotte polari e il dimezzamento dei nostri ghiacciai alpini nel giro di pochi anni?
«Avrei tre considerazioni. La prima è che dobbiamo adattarci per sopravvivere, riflettendo sull'uso e il consumo delle risorse del Pianeta. La seconda considerazione è che si devono cambiare alcune modalità dello stile di vita, ad esempio anche nell'uso dei trasporti, ripristinando mezzi comuni di spostamento, come il buon vecchio tram ovviamente nella versione aggiornata. La terza e ultima è che bisogna parlare di meno e agire rimboccandoci tutti le maniche non solo per le temperature aumentate. Siamo tutti sulla stessa barca: il pianeta Terra. Si dovrebbe remare tutti e a tempo, se si vuole andare da qualche parte, evitando di fare buchi nella chiglia. Questo vale in primis per i decisori politici ed economici... Aspettando ancora e limitandosi alle parole, si potrebbe davvero perdere il paziente».

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