La decisione

Il Consiglio di Stato respinge il ricorso della Casati Arcore, via libera alla nuova rsa

Fumata nera per la storica società sportiva arcorese: i giudici confermano la sentenza del Tar. La battaglia legale contro Borgo Lecco Iniziative sembra arrivata al capolinea, ma resta aperta la porta del dialogo politico per il futuro del PalaUnimec.

Il Consiglio di Stato respinge il ricorso della Casati Arcore, via libera alla nuova rsa

Il “colpo di scena” finale è arrivato: il Consiglio di Stato ha messo, con ogni probabilità, la parola fine alla lunga e complessa battaglia legale sul futuro del “pratone” di Arcore che si trova davanti al PalaUnimec e che in futuro potrebbe ospitare la casa di riposo. Il massimo organo di giustizia amministrativa ha infatti respinto il ricorso avanzato dall’U.S. Casati nell’ottobre del 2024,  confermando quanto già stabilito dal Tar nel luglio del 2024. La notizia è trapelata nel pomeriggio di oggi, martedì 28 aprile e ha trovato conferma direttamente nel sindaco Maurizio Bono.

Al centro della contesa, la realizzazione di una nuova casa di riposo (RSA) proprio davanti al PalaUnimec, la storica casa della ginnastica arcorese. Una sentenza che segna un punto decisivo a favore della Borgo Lecco Iniziative, la società guidata da Cesare Lorini che detiene i diritti sull’area.

La cronaca di una sfida infinita

La vicenda affonda le radici nelle decisioni urbanistiche del 2021 dell’allora Giunta di centrosinistra guidata da Rosalba Colombo. Da allora, l’U.S. Casati, presieduta da Antonio Radice, ha tentato ogni carta per bloccare il cantiere.

Le motivazioni del ricorso erano chiare: secondo la società biancoverde, la nuova RSA non solo avrebbe oscurato quasi completamente la visibilità del palazzetto, ma avrebbe anche azzerato gli spazi esterni vitali per l’attività sportiva. La Casati contestava inoltre gli indici edificatori (ritenuti troppo generosi per il privato) e le distanze tra gli edifici.

Perché il ricorso è stato respinto

Già il Tar aveva smontato punto per punto le accuse della Casati, giudicando le distanze corrette e ritenendo infondate le censure sugli indici di edificabilità. I giudici amministrativi avevano sottolineato come la società sportiva avesse titolo per contestare l’attività edilizia confinante, ma non per entrare nel merito delle scelte gestionali del Comune (come il numero di posti letto o gli sconti per i residenti). Il Consiglio di Stato, confermando la sentenza di primo grado, ha ribadito la legittimità dell’iter che porterà alla costruzione della struttura socio-sanitaria.

Ora Casati potrebbe proporre ricorso in Cassazione solo per motivi inerenti alla giurisdizione (difetto di giurisdizione) o revocazione (straordinaria) in casi specifici di errore di fatto o dolo.