Il mal di schiena e i dolori alle articolazioni non sono solo fastidi da sopportare, ma segnali importanti che il corpo ci invia per avvisarci che qualcosa, nel modo in cui ci muoviamo o viviamo, non sta funzionando al meglio. Ignorare questi segnali, rimandando con il classico “passerà”, espone al rischio che il dolore diventi cronico e finisca per limitare in modo significativo la qualità della vita. Imparare ad ascoltare il corpo, riconoscere i primi campanelli d’allarme e chiedere aiuto ai professionisti giusti permette invece di intervenire prima, correggere le problematiche e preservare nel tempo la propria autonomia e il proprio benessere.
Di questo importante tema parliamo con la dottoressa Francesca Faso, fisioterapista e osteopata di QiFisio, che ci aiuta a capire perché “stringere i denti” non è mai una buona strategia e come un approccio più consapevole al dolore possa cambiare la traiettoria della nostra salute.
Mai più sopportare
«Per anni siamo stati abituati a sopportare» racconta la dottoressa Faso «Un fastidio alla schiena? “Passerà”. Un ginocchio che tira? “È l’età”. Un dolore al collo? “Ho dormito nella posizione sbagliata”».
Il problema non è il dolore in sé, ma ignorare i segnali che lo precedono. «In molte situazioni il dolore cronico non arriva all’improvviso: è l’ultima tappa di un percorso iniziato molto prima, fatto di piccole rigidità mattutine, di una spalla che “fa fatica” ad alzarsi, di una schiena che si blocca quando ci si china, di una stanchezza muscolare che arriva troppo presto.
Il nostro corpo ci parla, ci invia con largo anticipo segnali molto preziosi e utili, se impariamo ad ascoltarli». Se, invece, tolleriamo ostinatamente il dolore, ci adattiamo, tentiamo di “tirare avanti”, il corpo modifica il suo modo di muoversi: i muscoli lavorano male, le articolazioni perdono mobilità, il movimento diventa meno fluido, più faticoso, meno spontaneo.

Non è solo una questione meccanica.
«Il sistema nervoso registra quel disagio, lo “memorizza” – riprende Francesca – Così facendo, nel tempo, può amplificarlo e piccoli fastidi trascurati possono trasformarsi in limitazioni vere, che condizionano il modo in cui ci si muove, si lavora, si vive ogni giorno.
La soluzione
«Intervenire presto cambia completamente la traiettoria» spiega la dotoressa Faso, perché significa non aspettare che il corpo arrivi al punto di rottura, ma fermarsi prima, quando ancora è possibile agire in modo mirato e conservare una buona qualità di vita. In questo senso l’ascolto del corpo diventa un atto di responsabilità e amore verso se stessi.
La vera prevenzione
Spesso quando si parla di prevenzione di dolori articolari la prima immagine che viene in mente è l’iscrizione in palestra.
«È tornare ad allenarsi e a muoversi, è sicuramente un buon inizio. Per noi di QiFisio prevenzione vuol dire capire come ti muovi, dove perdi forza o mobilità, quali schemi compensatori hai messo in atto senza accorgertene» racconta la titolare.
«Non si tratta solo di “fare esercizio”, ma di conoscere il proprio corpo, i suoi limiti e le sue risorse, per poter gestire meglio il carico della vita quotidiana. Salire le scale, portare la spesa, stare seduti al lavoro, camminare: tutto è movimento, e ogni movimento può diventare parte della terapia se viene compreso e guidato».
Ascoltare, valutare, comprendere
Per anni la fisioterapia è stata percepita come qualcosa da fare “dopo”: dopo l’infortunio, dopo l’intervento, dopo che il dolore è diventato insopportabile.
Oggi, invece, il vero cambio di paradigma è un altro: ascoltare, valutare, comprendere prima. Una valutazione non è solo un momento tecnico, ma uno strumento per leggere il corpo, intercettare gli squilibri e costruire consapevolezza.
«Quando una persona arriva in studio e decide di non aspettare che il dolore ” passi da solo…» spiega la dottoressa Faso.
Prendersi cura di sé
Prendersi cura di sé, dunque, non è un lusso, ma un investimento sulla qualità della propria vita.
«Il movimento non è solo performance, sport, risultati: è autonomia, libertà, energia – conclude Francesca – È la possibilità di fare le scale senza pensarci, di portare i sacchetti della spesa, di lavorare senza dover continuamente “resistere” a un fastidio, di godersi una passeggiata senza paura che il corpo si blocchi.
«Il corpo, se impariamo davvero ad ascoltarlo, sa guidarci molto meglio di quanto immaginiamo». Cambiare punto di vista – dal “passerà” al “cosa mi sta dicendo il mio corpo?” – è il primo passo per smettere di sopportare e iniziare a prendersi cura di sé con consapevolezza, chiedendo aiuto quando serve a chi può accompagnarci a recuperare e mantenere il nostro benessere quotidiano.