Monza

Il dottor Noseda va in pensione: «Una professione bellissima, ma pochi giovani e troppa burocrazia»

Nel suo ambulatorio di via Cagni, a Triante, curava 1.500 pazienti. Sostituta in servizio dal 17 luglio

Il dottor Noseda va in pensione: «Una professione bellissima, ma pochi giovani e troppa burocrazia»
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«Quello del medico di base resta il lavoro più bello del mondo, ma le cose sono cambiate. Troppa burocrazia e troppa poca attenzione nei confronti delle giovani leve che non vengono incentivate a intraprendere questa strada. Il Covid poi, è stata una batosta per tutti noi, ma soprattutto per chi, come me, ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze della malattia».

Il dottor Noseda va in pensione

E’ andato in pensione, dopo 41 anni di attività, il dottor Enrico Noseda, medico di medicina generale con ambulatorio in via Cagni, a Triante (Monza), dove è stato (ed è tuttora) un vero e proprio punto di riferimento.
Sessantotto anni, il quarto nipotino in arrivo, non ha nascosto una certa stanchezza e una certa amarezza nei confronti di un sistema sanitario che sta mostrando tutti i suoi limiti. E per lui è dunque arrivato il momento di dedicarsi alla famiglia e alle sue passioni. Ultimo giorno di lavoro, venerdì scorso.

Ha curato 4 generazioni di monzesi

«Salutare i pazienti non è stato facile - ha esordito - Ho avviato l’ambulatorio di via Cagni all’inizio degli anni Ottanta e dunque posso dire di aver curato quattro generazioni di monzesi, dai bisnonni ai nipoti». Millecinquecento pazienti che, col suo pensionamento hanno dovuto trovare un’alternativa. Molti, sapendo dell’imminente messa a riposo del medico, avevano già provveduto a farlo. Per gli altri l’Ats ha comunicato il 30 giugno di aver incaricato d’ufficio la dottoressa Maria Selina Campus, che ha l’ambulatorio in via Cavallotti 98, a subentrare come medico curante a partire da lunedì, il 17 luglio.

Oltre 40 anni di carriera

Nato a Sesto sessantotto anni fa, Enrico Noseda arrivò a Monza con la famiglia che aveva 12 anni. Ha frequentato il liceo scientifico Frisi, per poi iscriversi alla facoltà di Medicina dell’università Statale di Milano, dove si è laureato, specializzandosi poi in Pneumologia. Ricorda ancora con orgoglio e nostalgia i 15 mesi da Tenente medico in aeronautica, presso il sesto Stormo nella base di Ghedi, in provincia di Brescia.
«Una volta tornato a Monza sono diventato medico di base e ho avviato l’ambulatorio di Cagni - ha ripercorso il dottor Noseda - Erano gli inizi degli anni Ottanta e il sistema sanitario aveva da poco subito una riforma radicale che aveva portato al superamento delle casse mutue e all’immissione di nuovi medici liberi professionisti con rapporto di convenzione. In quel periodo siamo entrati in servizio a Monza in circa 20 e il problema è che ora, anno più anno meno, stiamo andando tutti in pensione. E i pazienti pagano la mancata programmazione».
Un sistema, quello dei medici di medicina generale, che fatica a stare al passo. Non solo per via degli innumerevoli dottori che hanno raggiunto l’età della quiescenza, ma anche perché la professione si è fatta sempre meno appetibile.

Sempre meno medici di base: ecco perché

«Purtroppo ci sono sempre meno medici di base - ha affermato - E’ difficile trovare un giovane sostituto. Quella del medico di base, per quanto mi riguarda, continua a essere una professione bellissima, ma sta diventando complicato per le nuove leve».
Due infatti sono le strade che si aprono ai neolaureati: o la specializzazione (che, previo concorso, porta il giovane professionista a entrare come dipendente ospedaliero, oppure la via della medicina di base che tuttavia presenta non pochi ostacoli, visto che, dopo la scuola che abilita al ruolo, nel momento in cui inizia a fare attività ambulatoriale, il giovane dottore può avere un massimo di mille assistiti, con ovvie conseguenze per quanto riguarda lo stipendio, visto che è direttamente legato al numero di pazienti in carico.
«A ciò si deve aggiungere che è tutto a carico nostro - ha sottolineato il dottor Noseda - L’affitto dello studio, le utenze, ma anche la segretaria, figura che si è fatta sempre più fondamentale visto che ormai il nostro lavoro è per tre quarti costituito da burocrazia. I giovani dovrebbero essere messi in condizione di scegliere questa professione».

"Il Covid ha lasciato il segno"

Per Enrico Noseda, dunque, è arrivato il momento di appendere il camice al chiodo, anche se, ha assicurato, farà ancora visite da privato in ambito pneumologico.
«Per me è arrivato il momento di rallentare e di riappropriarmi del tempo e della mia vita privata - ha concluso - Devo ammettere che l’esperienza del Covid ha lasciato il segno, non solo per il carico di lavoro, ma anche perché, quando l’ho contratto io, sono rimasto per 12 giorni al San Gerardo sotto il casco. Un’esperienza che mi ha provato moltissimo, anche se poi ho fatto di tutto per recuperare le forze, tanto da tornare in vetta al mio amato Cevedale II a nove mesi dal ricovero. Non ho rimpianti, mi resta però un fortissimo sentimento di affetto nei confronti dei miei pazienti, coi quali ho instaurato un rapporto di profonda fiducia».

Altri medici in pensione

Oltre al dottor Noseda, è andato da poco in pensione anche l’ex sindaco Marco Mariani, che ha cessato l’attività ambulatoriale di via Raiberti per sopraggiunti limiti di età. In pensione è andata anche la dottoressa Simonetta Ciucci, che aveva l’ambulatorio in via Buonarroti e che ha terminato il servizio il 31 marzo, nei prossimi mesi ci saranno altri pensionamenti.
Tra ottobre e i primi mesi del prossimo anno San Rocco potrebbe dover salutare ben due medici di base. E in quel caso saranno circa 3mila i residenti che si troveranno a dover cercare un sostituto. Intanto l’Ats ha creato un presidio temporaneo presso la Casa di comunità di via Solferino, dove potranno rivolgersi i pazienti che rimangono, temporaneamente, senza medico di base.

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