Ha tentato una vera e propria «scalata» per arrivare al controllo dell’organo direttivo di Aias Monza, centro di riabilitazione per disabilità infantili e nell’adulto, commettendo anche alcune irregolarità procedurali. E quando i contrasti sono diventati insanabili con il presidente, non ha esitato a presentare ricorso al Tribunale. Peccato che alla fine il giudice abbia rigettato il reclamo dopo aver respinto anche il ricorso di Francesco Cirillo, avvocato e consigliere comunale a Monza, che aveva l’incarico di vicepresidente di Aias e che si era rivolto al Tribunale assieme alla moglie Giulia Besta (che con Aias aveva un contratto di consulenza come assistente al direttore generale), al padre (l’ex sindaco di Monza Emanuele Cirillo), alla madre e ai parenti della consorte e ad altri 5 soci.
Il tentativo di Cirillo e famiglia

«Aias non è un partito politico, non si fanno le tessere per tentare la scalata».
Lo ha ripetuto più di una volta il presidente nazionale di Aias Livio Valvano chiamato negli ultimi mesi a gestire l’Aias Monza commissariato.
Una situazione che si protrarrà almeno fino a luglio, perché da quando il 29 luglio scorso era stato sciolto il Consiglio direttivo monzese e revocato il presidente, non si è ancora risolta del tutto la situazione di contrasto nel Direttivo monzese.
La cosa importante però che Valvano ha tenuto a ribadire nel corso di una conferenza stampa giovedì mattina in via Lissoni è che le vicende del Direttivo dell’associazione nulla hanno a che fare con l’operosità della struttura, «fiore all’occhiello in Italia, dove lavora personale d’eccellenza».
Insomma, nonostante le vicende giudiziarie, ha ribadito Valvano «a Monza Aias continua a garantire la presenza di una importante risorsa per il territorio, con servizi rivolti a persone con disabilità, minori e adulti. Lo ha fatto in passato e continuerà a farlo in futuro con umanità, professionalità e coinvolgimento degli utenti e delle famiglie. Non ci sono criticità amministrative o finanziarie che possano far pensare a una situazione di crisi e, quindi, non c’è il rischio di discontinuità dei servizi. È vero che c’erano prima e ci sono oggi problemi da affrontare. Criticità vecchie e nuove, come accade in qualunque realtà. Ma si tratta di problemi di gestione e amministrazione che si possono considerare fisiologici e non patologici».
I contrasti fino ad arrivare in Tribunale
La vicenda nei giorni scorsi ha avuto però un primo epilogo importante (anche se si attende aprile per la sentenza di merito).
L’ordinanza del 17 febbraio 2026 del Tribunale di Roma ha chiuso la fase cautelare del contenzioso giudiziario intrapreso da 11 soci di Aias Monza, che avevano impugnato il provvedimento del Consiglio nazionale Aias sullo scioglimento degli organi direttivi della sezione lombarda.
Una fase giudiziaria, durata circa 6 mesi, adesso archiviata, durante la quale Aias nazionale non era intervenuta pubblicamente nonostante le notizie «allarmistiche», diffuse anche attraverso i social. Ora che il giudice si è espresso ed è entrato anche nel merito di quanto successo, Valvano ha scelto di parlare anche per ribadire come quell’atto di Cirillo e famiglia fosse stato fatto «probabilmente per giustificare errori e gravi irregolarità commesse nel funzionamento degli organi direttivi, che i giudici hanno sanzionato». Secondo la ricostruzione del giudice, alcuni consiglieri della sezione di Monza avevano chiesto al presidente di convocare una riunione del consiglio direttivo per la trattazione di specifici argomenti e questi l’aveva convocata senza indugio al 25/07/2025, calendarizzando all’ordine del giorno tutti gli argomenti indicati dai consiglieri. Eppure questi ultimi, pur avendo ricevuto l’avviso di convocazione, avevano chiesto al vicepresidente Cirillo di convocare il Consiglio per una data antecedente e lui aveva acconsentito pur commettendo una violazione da regolamento e statuto Aias, convocando la riunione per qualche giorno prima. Non solo, nella riunione «illegittima» il Consiglio aveva assunto diverse delibere di fondamentale importanza per la vita dell’ente. Un contrasto insanabile che aveva condotto all’adozione di due delibere discordanti, diventato per la sezione nazionale Aias il segno evidente che c’era un «grave pregiudizio per il regolare svolgimento dell’attività associativa».
La fase del commissariamento continua
Di qui il commissariamento con il direttore generale a fare da «arbitro». Una misura che continuerà «fino a quando non si troveranno le persone giuste per ricostruire l’associazione». Persone – ha ribadito Valvano – che conservano lo spirito con cui è nata Aias Monza nel 1972. «L’associazione ha iniziato a operare per volontà di genitori di persone disabili e i presidente sono sempre stati genitori con figli disabili – ha ribadito Valvano – Se il cambio generazionale porta persone che nemmeno leggono lo statuto poi si arriva ai contenziosi giudiziari che vediamo».
Ecco quindi che il modo per uscire dall’impasse è per Valvano «ricreare lo spirito giusto, con persone sul territorio che non vogliano fare la scalata di un partito politico, ma sposare la realtà Aias, con una spinta emotiva, magari perché si è utenti o genitori con figli disabili, che porti a governare gratuitamente l’associazione».
Oggi sono 34 i soci della sezione monzese, mentre 11 quelli che hanno presentato il ricorso. Non è stato fatto mistero che tra loro ci fossero contrasti anche su alcune decisioni strategiche da intraprendere, in primis l’attuazione dell’hub di Desio. Quanto alle persone che hanno commesso irregolarità, Valvano è stato chiaro: «Se hanno commesso irregolarità gravi potrà essere motivo di espulsione».