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Parla la responsabile del monitoraggio vaccinale dell'Ats

In Brianza non supereremo mai il 96 per cento di copertura vaccinale: ecco perché

C'è una fetta di popolazione che è "irriducibilmente no vax e piuttosto non manda i figli all'asilo"

In Brianza non supereremo mai il 96 per cento di copertura vaccinale: ecco perché
Attualità Monza, 04 Novembre 2021 ore 13:14

Non si vaccinano contro il Covid, ma nemmeno contro le altre malattie.  In Brianza il 4 per cento della popolazione è no vax, "irriducibilmente no vax", ha puntualizzato Tiziana Meroni, responsabile della Uos Promozione e monitoraggio dell’offerta vaccinale di Ats Monza Brianza e Lecco.

Non supereremo mai il 96 per cento di copertura vaccinale

"Si tratta di persone contrarie a ogni tipo di siero e che, piuttosto che far vaccinare i figli, non li mandano all’asilo". L’obbligo vaccinale, un po’ ha aiutato, "ma ha convinto solo le persone che esitavano, non i no vax convinti". Ed è per questo che non si supererà mai al 96 per cento di copertura vaccinale.

In alcuni territori dell’Ats la percentuale di irriducibili è più alta che in altri. "La zona del lecchese ha presentato qualche problema - ha precisato la dottoressa - Mentre in Brianza c’è un problema con una comunità di no vax tra Triuggio e Canonica".

Copertura vaccinale tra i più piccoli

Nel complesso, se si esclude questa fetta di popolazione, la copertura vaccinale tra i bambini si è mantenuta buona nonostante lo scorso anno, a causa del primo lockdown, gli ambulatori abbiano chiuso dal 20 marzo al 10 aprile. "Tra i più piccoli, e parlo della fascia dagli 0 ai 24 mesi, la copertura è stata soddisfacente. Si è superato il 95 per cento che è l’obiettivo di Regione Lombardia. Anche per quanto riguarda la fascia dell’infanzia, alcuni territori hanno tenuto bene. Monza, ad esempio, è stata tra le migliori, col superamento del 95 per cento di copertura".

I vaccini tra gli adolescenti

Si è invece sofferto di più nella fascia degli adolescenti. "In particolare per quanto riguarda il vaccino contro il papilloma virus destinato alle ragazze dai 12 anni. Ma in questo caso a frenare è più un fattore culturale. E’ sempre stato difficile convincerli, anche spiegando loro che è per il futuro benessere della figlia. Negli scorsi anni ci eravamo assestati su una buona copertura, che ora è scesa un po’, ma stiamo lavorando per recuperare". A stentare è anche l’andamento dei richiami per gli adolescenti tra i 15 e i 16 anni.

Qualcuno torna  a viaggiare e a vaccinarsi

Per quanto riguarda infine le vaccinazioni per chi viaggia in aree a rischio del Pianeta, queste stanno riprendendo solo ora, dopo il lungo stop dovuto alla pandemia. "Ancora nessuno si mette in viaggio per destinazioni come Africa o Asia, ma qualcosa si sta muovendo. Qualche missionario sta ricominciando a partire e dunque stiamo tornando a somministrare vaccini come il richiamo dell’antitetanica, quello contro l’Epatite A, caldamente consigliato per chi viaggia in Asia, oppure contro il colera e il tifo. Ci sono stati africani in cui non si entra se non si è coperti contro la febbre gialla, mentre ci sono altre aree sempre dell’Africa, soprattutto nella cintura a ridosso dell’Equatore, in cui si deve fare l’antimeningococco".

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