I numeri

In quindici anni oltre 2400 accessi al Centro antiviolenza

Un progetto che Luisa Oliva ha fatto crescere, l’analisi della psicoterapeuta e la sensibilizzazione nelle scuole

In quindici anni oltre 2400 accessi al Centro antiviolenza

Dall’apertura, nel 2010, a fine ottobre 2025 sono 2405 i casi presi in carico dal centro antiviolenza di Desio di White Mathilda, di cui Luisa Oliva è la fondatrice e il perno. Un numero in crescendo di anno in anno.

In quindici anni oltre 2400 accessi al Centro antiviolenza

Negli ultimi dieci mesi le donne accolte sono state 228 di cui 155 a Desio e 93 a Seregno. «Bisogna tenere presente che questa è solo la punta dell’iceberg – ha evidenziato Linda Serafini, psicologa e psicoterapeuta del centro – Ai due centri antiviolenza di Desio e Seregno e allo sportello di Paderno Dugnano si rivolgono donne di tutto il circondario, di varie nazionalità e un po’ di tutte le età. Non c’è un profilo unico. Donne di varia formazione, laureate e non, e di varia estrazione sociale, madri ma anche ragazze molto giovani, o casi di figli nei confronti delle mamme. Il range è molto ampio. I numeri ci si augura che possano essere un segnale positivo, e che sempre più donne trovino la forza di denunciare».

Un percorso che passa anche attraverso la sensibilizzazione nelle scuole.

«I maltrattamenti – prosegue – indicano sempre delle relazioni problematiche. Ci sono casi e storie drammatiche, altre che mettono in campo aggressività forti, situazioni molto gravi. Di questi ci occupiamo ogni giorno, e negli anni la collaborazione è cresciuta, con i Carabinieri, con i Servizi sociali, con il Comune. C’è una rete importante che è stata costruita, di conseguenza si attiva immediatamente il canale diretto».

Purtroppo «l’amore romantico, i messaggi che oggi passano attraverso i social, le serie o i punti di riferimento dei più giovani, innescano atteggiamenti e azioni lontani da quello che è l’amore vero, ma sono dei paradossi, ti fanno sognare, è un amore che genera relazioni tossiche, ti tengono appesa a un filo, e si finisce per sognare un amore così mentre l’amore dovrebbe basarsi su valori positivi come la fiducia. L’importante è poterne parlare, perché questo accenderà una lampadina- ha ricordato Serafini – Quello che ci deve far pensare è che le vittime sono donne che vivono vicino a noi, tenendo conto che il fenomeno della violenza è allarmante e dilagante».

Per questo sarebbe necessario «un lavoro di alfabetizzazione a livello romantico, per dare consapevolezza e per sensibilizzare. Un lavoro sulle relazioni che cerchiamo di fare coinvolgendo le scuole».