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Ospedale di Vimercate

In un anno cresciuti da 1 a 20 i ricoveri in Pediatria per disturbi alimentari

Impressionante aumento dei ricoveri: le più colpite sono le ragazze tra gli 11 e i 17 anni.

In un anno cresciuti da 1 a 20 i ricoveri in Pediatria per disturbi alimentari
Attualità Vimercatese, 16 Dicembre 2021 ore 16:49

Un numero preoccupante ed impressionate: in un anno i pazienti giovani e giovanissimi ricoverati in Pediatria all'ospedale di Vimercate per disturbi legati all'alimentazione sono passati da 1 nel 2020 a 20 nel 2021 (dato non ancora definitivo).

Disturbi alimentari di tipo restrittivo

Cresce l’attenzione dell’Ospedale di Vimercate nei confronti dei pazienti in età pediatrica e adolescenziale con disturbi del comportamento alimentare, di tipo restrittivo.

Esplosione del fenomeno nell'ultimo anno

I ricoveri in Pediatria, in proposito, sono decisamente aumentati: un solo ricovero nel 2020, con 5 giornate di degenza; 20 nel 2021, sino ad oggi, con quasi 290 giornate di degenza.

Il fatto è che, tra i giovanissimi, i disturbi alimentari (soprattutto forme di anoressia), a livello nazionale, si sono notevolmente incrementati: negli ultimi due anni circa il 30% in più.

Soprattutto ragazze tra gli 11 e i 17 anni

Il dato registrato all’Ospedale di Vimercate lo conferma in modo quasi plastico: i casi (in particolare con un disturbo agli esordi) si riferiscono a soggetti, perlopiù ragazze, compresi in una fascia d’età compresa tra gli 11 e i 17 anni.

Le parole del direttore di Pediatria

“Arrivano in PS e poi sono ricoverati in Pediatria – ricorda Marco Sala, Direttore della Struttura – con privazione alimentare prolungata. In reparto sono alimentati inizialmente con un sondino nasogastrico da cui si svezzano, se tutto procede con successo, rendendosi autonomi, con l’aiuto degli operatori che li sostengono e li incoraggiano”.

Creato un Day hospital per pasto assistito

Dal febbraio di quest’anno è stato creato un day hospital per pasto assistito e per sostenere il post ricovero. Da allora ad oggi sono stati seguiti oltre 15 ragazzi, con 80 accessi complessivi.

Un nesso con lo stress da pandemia?

C’è un nesso tra questo aumento di episodi e fenomeni patologici e lo stress dovuto alla pandemia? Non esistono studi definitivi al riguardo, dicono gli esperti. E tuttavia i disturbi, soprattutto in età pediatrica, che interessano soggetti provenienti dai più diversi ambienti culturali, sono esplosi, in generale, proprio nell’ultimo anno e mezzo di emergenza sanitaria e sociale.

In crescita anche gli accessi pediatrici in Pronto soccorso

A proposito di ambito pediatrico ospedaliero può essere utile ricordare le statistiche più recenti relative agli accessi pediatrici in Pronto Soccorso.

Quest’anno, tra ottobre e novembre sono stati 1.513, con un incremento di circa il 6-7% rispetto al numero registrato due anni fa, nello stesso periodo.

Le regole per l'accesso al Pronto soccorso

In questo contesto, talvolta segnato da episodi assolutamente non motivati di malintenzionati nei confronti di operatori (medici e infermieri, soprattutto donne) vale la pena confermare alcune norme e prescrizioni.

Le spiega il primario Marco Sala:

"Tutti i pazienti che si presentano per una prestazione di pronto soccorso devono essere sottoposti a test rapido per Covid. Questo serve a differenziare i percorsi tra soggetti negativi e positivi al test, in un periodo in cui si assiste ad una ripresa dei contagi. Il rifiuto per qualsiasi motivo di sottoporsi a questa procedura complica molto i passaggi (comporta la necessità di eseguire la visita in area isolata e di indossare e poi dismettere i dispositivi di protezione) e rallenta inevitabilmente il lavoro, a discapito di tutti”.

“All'arrivo in Pronto Soccorso - aggiunge il Direttore della Pediatria - viene attribuito al paziente, un codice numerico di gravità e quindi di urgenza, da 1 (massima gravità e urgenza) a 5 (non urgente), che rappresenta l'unico criterio con cui si regola l'accesso alle cure. E’ evidente che le condizioni di instabilità (ad esempio, la difficoltà respiratoria acuta, la crisi convulsiva protratta), con necessità di terapia immediata, debbono essere trattate prima di una condizione di malattia stabile (ad esempio, febbre da 3 giorni, tosse da una settimana, cefalea da 1 mese). Insomma per pretendere che sia pronto, ci deve essere la necessità immediata di un soccorso”.

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