Sanità

La Banca degli Occhi lascia Monza. Nasce (a Milano) l’hub dei tessuti

All’ospedale San Gerardo il trasloco è in corso: dai primi di maggio il laboratorio sarà operativo al Niguarda

La Banca degli Occhi lascia Monza. Nasce (a Milano) l’hub dei tessuti

Una struttura d’eccellenza, nata alla fine degli anni Novanta e che dopo decenni lascia Monza. Destinazione? l’ospedale Niguarda di Milano, dove Regione Lombardia sta istituendo un hub per la gestione dei tessuti.

La Banca degli Occhi lascia Monza

La Banca degli Occhi, fiore all’occhiello della Fondazione Irccs San Gerardo – che si occupa della valutazione, della conservazione e della distribuzione a scopo di trapianto, delle cornee prelevate dai donatori – si sta preparando in queste settimane a lasciare il laboratorio di via Pergolesi. Al suo posto arriveranno una serie di servizi legati all’ostetricia, come ad esempio il Pronto soccorso ostetrico. Il trasloco dell’unità è dunque in corso (tanto che da marzo le cornee accettate vengono lavorate a Pavia) e l’intero team, composto da due dirigenti, altrettanti amministrativi e cinque tecnici, dovrebbe prendere servizio al quinto piano del Padiglione Rossini del nosocomio milanese già dai primi di maggio. Una nuova sede in cui verrà portato avanti il lavoro svolto finora.

Nasce (a Milano) l’hub dei tessuti

«Il totale delle cornee raccolte nel 2025 e prese in carico da Monza sono state 5.560 – ha spiegato la dottoressa Francesca Pateri, Responsabile della Banca degli Occhi di Monza, nonché Ispettore Centro Nazionale Trapianti e Presidente di Sibo, la Società italiana Banche degli Occhi – Con un incremento del 15 percento rispetto all’anno precedente». Due le Banche che lavorano sulla rete lombarda: oltre a quella di Monza, c’è quella del San Matteo di Pavia, che al momento non confluirà nell’hub del Niguarda. «L’istituzione di un polo unico è un progetto a cui abbiamo creduto moltissimo – ha evidenziato la responsabile – Tanto che, a ora, i primi a trasferirvisi siamo proprio noi». Nel Padiglione Rossini, ha proseguito a illustrare la dottoressa Pateri, «ogni piano sarà dedicato a determinate attività: ad esempio al quarto è già attiva la banca dei tessuti che si occupa di cute e terapia tissutale e che è diventata nota per aver fornito il fondamentale aiuto ai ragazzi feriti nel rogo di Crans-Montana».

Una scelta strategica

Col tempo, ha evidenziato ancora, l’obiettivo è quello di andare a concentrare tutte le funzioni in un unico luogo, facendovi confluire tutte le altre banche dei tessuti a oggi in attività, da quelle che si occupano delle valvole, a quelle dell’osso e quelle delle isole pancreatiche. «Avere tutti i tessuti concentrati in un unico hub è una scelta strategica – ha commentato – Accentrare le risorse in un centro unico permette di organizzare il lavoro in maniera ancora più efficace, attraverso anche un coordinamento uniforme». In futuro è prevista anche la creazione di una équipe regionale «che andrà a prelevare tutti i tipi di tessuto dal donatore per poi portarli direttamente in un unico luogo e non più nelle banche distribuite nei diversi ospedali, vale a dire le cornee a Monza e a Pavia, la cute e le insule pancreatiche al Niguarda, le valvole al Monzino e l’osso al Pini – ha spiegato ancora la Responsabile della struttura – Ciò sarà fondamentale, ad esempio, nell’ambito delle donazioni multitessuto, che sono sempre più frequenti: i tessuti prelevati da un unico donatore potranno giungere in un unico centro, invece che essere smistati e inviati nelle diverse strutture, come invece accade oggi». Il ruolo delle singole Banche, ha precisato, «è importantissimo, ma noi dobbiamo creare una rete unica per potenziare i trapianti, migliorando l’efficienza nel recuperare i tessuti, nel lavorarli e nel distribuirli».
Da parte sua il San Gerardo, come ha sottolineato la dottoressa Pateri, «ha già investito moltissimo nelle tecnologie che verranno poi implementate ulteriormente con nuova strumentazione anche condivisa col Niguarda. Questo, per quanto riguarda ad esempio la microbiologia, la conta cellulare, ma anche i microscopi». Il 4 di maggio dovrebbe aprire la nuova sede al Niguarda «ed entro fine aprile dovrebbe pervenire la convalida relativa alla nuova strumentazione». Attualmente, visto che il trasloco del laboratorio dal San Gerardo è in corso, «ci supporta la Banca degli occhi di Pavia – ha evidenziato – Tutte le cornee accettate, tra marzo e aprile, le hanno lavorato loro. Questa collaborazione, che garantisce la continuità, rappresenta un esempio di quella rete che già esiste e che andrà a essere ulteriormente potenziata».

Come funziona

La creazione di un unico hub rappresenta l’apice di un processo d’eccellenza attribuibile al singolo nosocomio. Per quanto riguarda il San Gerardo, c’è un coordinamento ospedaliero prelievo (un Cop) – unità che è in via di rafforzamento in tutti gli ospedali, su sollecitazione della Regione che mira a potenziare il prelievo e la donazione – che si attiva nel momento in cui arriva un potenziale donatore. Per quanto riguarda i trapianti, ha evidenziato la dottoressa Pateri, «il San Gerardo è un’eccellenza nelle cornee con l’unità di Oculistica sulla quale il nosocomio ha investito molto, tanto che a oggi viene effettuata ogni tipologia di trapianto di cornea, compresi gli interventi dalle tecniche più innovative». In questo ambito la dottoressa Pateri esclude che col trasferimento della Banca degli occhi possano crearsi possibili disagi sui pazienti che si avvalgono delle prestazioni a Monza. «Le procedure seguono percorsi ben definiti – ha evidenziato – Per cui non ci saranno problemi. Nel momento in cui il chirurgo di Monza deve effettuare un trapianto di cornea, manda una richiesta e, così come la si evade da Monza, la si evade dal Niguarda. La differenza è che ora arriva direttamente un operatore, mentre poi ci si affiderà ai corrieri, cosa che del resto facciamo ogni qualvolta inviamo il materiale negli altri ospedali». Il tessuto, ha proseguito la responsabile, «arriva comunque una settimana in anticipo, il tempo necessario per valutare al microscopio, dare l’assegnazione migliore a seconda delle caratteristiche del ricevente. La rete non subirà modifiche col cambiamento di sede».

I dati

Nel 2025 «abbiamo distribuito 1.037 tessuti. Un numero che potrebbe sembrare basso rispetto a ciò che effettivamente riceviamo – ha spiegato – Ma c’è uno screening iniziale che è importante: sul totale dei tessuti che abbiamo ricevuto (5.560), circa il 40 percento va perso per criteri di qualità. Ci possono essere, ad esempio, poche cellule, o può esserci una trasparenza che non la rende idonea all’intervento, o ancora esami sierologici che escludono un loro utilizzo, una diagnosi che non è poi compatibile con le linee guida del Centro nazionale trapianti e altri casi ancora».
Per quanto riguarda l’età media dei donatori, «queste sono abbastanza eterogenee. Premesso che la speranza è di non vedere arrivare persone giovani, la media si attesta tra i 50 e gli 85 anni, soglia che oggi rappresenta l’età limite. Oltre gli 85 anni non le accettiamo più, ma ciò non va a incidere sul numero, visto che a quell’età la cornea può subire modifiche tali che portano alla sua eliminazione al primo screening».