Il futuro della Casa Famiglia di Usmate Velate resta sempre più incerto. Si è conclusa infatti con un nulla di fatto, dopo due anni di lavori, la co-progettazione finalizzata a ridare nuova vita alla struttura di via Vittorio Emanuele storicamente dedicata alle persone fragili. Struttura che, ricordiamo, è ormai chiusa da più di tre anni dopo oltre tre decenni di attività condotta al servizio degli anziani da parte dell’associazione “Monica Cantù” in collaborazione con l’Amministrazione comunale.
La “Casa Famiglia” resta chiusa
L’intenzione di quest’ultima, dicevamo, era quella di riaprire al più presto le porte della Casa famiglia dopo la chiusura del 2022 lavorando insieme alla cooperativa “Arcobaleno” in un’ottica di riqualificazione dello stabile e soprattutto dei servizi, da implementare e rimettere a disposizione della comunità. La stessa coop, nel novembre del 2023, aveva anche presentato una proposta progettuale con l’obiettivo di attivare all’interno dell’immobile un Centro diurno per anziani e da qui era partito un tavolo di co-progettazione con il Comune, che però, a distanza di un anno e mezzo dall’avvio, ora, può definirsi naufragato.

I motivi del naufragio
A pesare sull’esito negativo, alcune dinamiche che sono subentrate in quadro già piuttosto complesso:
“In particolare la mancanza di accreditamenti regionali necessari a configurare servizi strutturati, la difficoltà di reperire personale qualificato e l’incidenza dei costi – ha spiegato l’assessore alla Persona, Greta Redaelli – Tutte condizioni oggettive che hanno inciso sulla sostenibilità del progetto originariamente ipotizzato e hanno costretto a procedere con una profonda revisione della proposta. Parallelamente, i dati raccolti dalla cooperativa hanno evidenziato cambiamenti nel quadro dei bisogni del territorio. Ed è emerso che un Centro diurno per anziani autosufficienti non è più un servizio richiesto, essendo l’offerta già esistente sul territorio in grado di assorbire la domanda. Le rilevazioni indicano un bisogno diverso, con richieste che riguardano più a strutture orientate verso la cura delle demenze o di Alzheimer. Ma parliamo di standard troppo elevati e non compatibili con il nostro immobile”.
Ora un nuovo percorso
Da qui la mesta chiusura dei lavori, ma anche un punto di partenza per un nuovo percorso:
“Dalle analisi è emerso un segnale importante, ovvero che l’area della disabilità mostra un fabbisogno crescente e coerente con le finalità storiche della struttura – prosegue l’assessore – Per questo siamo in attesa di un sopralluogo tecnico, cui seguirà una interlocuzione per destinare l’immobile a servizi dedicati alle persone con disabilità, più rispondenti ai bisogni del nostro territorio”.
“Tocca a voi risolvere il problema”
Il nulla di fatto ha portato tuttavia a una pioggia di critiche da parte delle opposizioni che hanno portato il tema sui banchi del Consiglio con un’apposita mozione (cui, per la seconda volta in pochi mesi, ha fatto curiosamente seguito una delibera di Giunta sul tema a pochi giorni di distanza):
“Dite che il progetto non è più sostenibile… ma è quello che avete portato avanti voi per due anni – l’affondo di Stefano Vimercati – Ora il progetto è fallito, la Casa famiglia è chiusa da più di tre anni e continuerà a esserlo. Parliamo di una struttura importante, con una storia alle spalle, che sta marcendo a causa della vostra inerzia. E’ un problema grave: avete promesso qualsiasi cosa in campagna elettorale, ma alla fine non avete concluso nulla. Non è stata una vostra volontà tenerla chiusa, va bene, ma tocca comunque a voi risolvere il problema. La riapertura della Casa famiglia deve essere prioritaria per l’Amministrazione”.