Basta portare con sé le armi e i coltelli in particolare. Basta con la spirale di violenza, e purtroppo di morte, che sta interessando anche e soprattutto i più giovani, riempiendo le cronache di fatti tragici.
L’appello di don Matteo Galli
“Consegnate le armi, portate i vostri coltelli in chiesa e lasciateli ai piedi dell’altare”: un appello, accorato, potente, lanciato nei giorni scorsi ai giovani (ma non solo a loro) della Comunità pastorale Casa di Betania (Agrate Brianza, Omate e Caponago) dal parroco, don Matteo Galli.
«Consegnate le armi»
Alla luce del preoccupante dilagare di fenomeni di violenza sfociati in alcuni casi anche in delitti (eclatante l’accoltellamento mortale tra studenti il 16 gennaio scorso in una scuola superiore di La Spezia) il sacerdote, alla guida della Comunità dal settembre dello scorso anno, ha deciso di prendere «carta e penna» e lanciare un accorato appello dal titolo eloquente, “Consegnate le armi”, pubblicato sull’informatore parrocchiale.
“Basta aggressioni”
“Siamo stanchi delle guerre, non sappiamo quasi più come dirlo e, purtroppo, a questo grave problema se ne aggiunge un altro che ci arriva dalla cronaca ricorrente: le aggressioni nelle strade, nelle case e anche nelle scuole – esordisce don Matteo nel suo scritto – Un fenomeno in crescita, anche tra alcuni ragazzi, è il possesso di coltelli e, spesso, veniamo a conoscenza del loro utilizzo che porta a ferire e talora a uccidere. D’altra parte, se porti un’arma con te, facilmente, molto facilmente, verrà il momento in cui la utilizzerai! Un ragazzo che si arrabbia, magari anche perché attaccato o minacciato, può giungere a impugnare la lama senza troppo pensarci”.

«Portare un’arma con sé è una responsabilità eccessiva»
Il sacerdote parla quindi di una responsabilità eccessiva nel portare con sé un’arma e di una sicurezza illusoria e pericolosa che può sfociare in gesti efferati con epiloghi drammatici che possono cambiare la vita di viene colpito, ma anche di chi colpisce.
«Si tratta – prosegue infatti – di una responsabilità eccessiva quella di avere un’arma. Il pensiero di doversi difendere o di farsi comunque valere, impugnando un coltello, offre una sicurezza illusoria, perché apre a un’escalation di violenza. I toni possono peggiorare immediatamente e quel ferro, che pareva promettere serenità, diventa pesantissimo, perché si avverte di doverlo sfoderare e non cercando più vie di conciliazione o richieste di aiuto, magari complesse, ma possibili”.
“Fenomeno da non sottovalutare anche nella nostra Comunità”
Il parroco declina poi la sua riflessione all’ambito della Comunità pastorale, invitando a non sottovalutare i rischi pur in assenza di gravi episodi.
“E’ difficile, soprattutto da parte mia – sottolinea ancora il sacerdote – conoscere con certezza quanto questo fenomeno sia presente nella nostra Comunità pastorale, ma non per questo dobbiamo sottovalutarlo o accantonarlo. Anche se ci fosse una sola persona, giovane o meno giovane, caduta in questo vortice di violenza, spetta anche a noi farcene carico, dal punto di vista educativo e di accompagnamento”.
Come il cardinal Martini con le Brigate Rosse
E poi il rimando (seppur di fronte ad un contesto molto più pericoloso e pesante) al gesto compiuto nel giugno del 1984 dall’allora arcivescovo di Milano, il cardinale Carlo Maria Martini.
“Mentre scrivo – ricorda don Matteo – mi viene in mente quando il cardinal Martini invitò i terroristi delle Brigate Rosse a consegnare le armi ed essi si sentirono alleggeriti dal non doverle più usare quando le misero nelle mani dell’Arcivescovo. Forse possiamo anche noi, comunità cristiana, offrire questa possibilità, e non sono ai ragazzi, quella di liberarsi dei coltelli, delle armi che pesano più sul cuore che nelle tasche e che, quando vengono utilizzate, diventano troppo pesanti!”.
Da ciò l’appello di don Matteo anche alla sua comunità:
“Chi legge queste righe magari conosce qualche persona a cui rivolgere il nostro appello oppure lasciare in vista questo articolo… potrebbe capitar a qualcuno di leggerlo”.
“Consegnati i coltelli sotto l’altare delle nostre chiese”
Infine, le parole e l’invito rivolti direttamente a chi porta con sé, addosso, il peso, anche e soprattutto figurato di un coltello:
“Carissimo, non portar con te sul petto un peso che fa mancare il respiro. Consegna il coltello che tieni in tasca, che hai con te. Puoi lasciarlo anonimamente sotto l’altare di una delle nostre chiese oppure darlo al tuo don. Sii libero! Respira, vivi e, se hai bisogno, chiedi aiuto”.