La testimonianza

Lecco incontra la brianzola Rosetta Brambilla, da 50 anni nelle favelas brasiliane

Appuntamento venerdì 21 luglio alle 21 nel corso dell'incontro pubblico “Dall’incontro con Cristo una passione per l’uomo”.

Lecco incontra la brianzola Rosetta Brambilla, da 50 anni nelle favelas brasiliane
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Dal lavoro in una fabbrica di ceramica all’incontrocon don Luigi Giussani e con la Gioventù Studentesca dei primi anni Sessanta. Un’amicizia capace di farle cambiare radicalmente vita: nel 1967 parte per il Brasile e va a condividere la precaria esistenza degli emarginati di una delle zone più povere del pianeta. La sua è una storia che continua fino ad oggi, generatrice di una grande opera sociale e umana insieme alle famiglie di Belo Horizonte. Lei è Rosetta Brambilla, 80 anni, di Bernareggio: la sua testimonianza potrà essere ascoltata a Lecco venerdì 21 luglio (ore 21, Sala Ticozzi di via Ongania 4), per iniziativa di Comunione e Liberazione Lecco, nell’incontro pubblico “Dall’incontro con Cristo una passione per l’uomo”.

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Incontro con Rosetta Brambilla, da 50 anni nelle favelas brasiliane

Rosetta ricorda sempre a tutti l’origine della sua straordinaria avventura umana: l’incontro con don Giussani e la comunità cristiana che lo seguiva. Lo aveva conosciuto da giovanissima, invitata a una festa da un amico. E da quel momento non ha più lasciato quella nuova compagnia che l’aveva attratta.

Di umili origini, allora lavorava in fabbrica e per avere il denaro necessario per partecipare agli incontri faceva lavori extra la sera. Andava a Milano nei fine settimana per seguire quel sacerdote:

«Non potevo fare a meno di andarci. Dovevo assolutamente incontrare quell’uomo, perché non mi ero mai sentita guardata in quel modo prima. Don Giussani aveva uno sguardo sulla realtà che mi affascinava, perché non si limitava a guardare la tua povera persona, ma ti guardava come se fossi unica. Volevo incontrarlo perché il mio sguardo diventasse sempre più come il suo».

Una scelta di vita

L’incontro con don Giussani e i ragazzi del movimento che sarebbe poi diventato Comunione e Liberazione la porta a scelte radicali: dopo aver condiviso la povertà delle periferie milanesi della “Bassa”, Rosetta Brambilla nel 1967 parte alla volta del Brasile, dove già sono presenti alcuni giovani provenienti dall’esperienza di Gioventù Studentesca.

Vive a San Paolo al servizio di famiglie povere e favelados. Dal ‘75 al ‘76 è in Amazzonia, dove lavora come infermiera. Nel 1978 si trasferisce a Belo Horizonte, capitale dello Stato del Minas Gerais: da allora abita nella favela 1° de Maio. Insieme a don Pigi Bernareggi, missionario milanese che proviene dalla sua stessa esperienza, crea la pastorale delle favelas, che riunisce comunità impegnate nella promozione dei diritti dei favelados. Questo impegno fa nascere la prima legge pro-favelas, imitata in tutto il Brasile.

Parte il risanamento: a Belo Horizonte sorgono asili, scuole e dispensari, corsi di formazione e di igiene. Negli asili di Rosetta vige una sola regola ferra: "Dico sempre alle ragazze: dovete guardare ciascuno di questi bambini come fosse l’unico al mondo. Una volta ho beccato un'assistente che imboccava contemporaneamente due bambini. Cosa fai - l'ho sgridata -, non sono mica macchine! Ognuno di questi bambini è unico!".

E il suo progetto di assistenza

Grazie anche al sostegno di Avsi (Associazione volontari per il servizio internazionale), Rosetta Brambilla ha dato vita alle “Opere Educative Padre Giussani”, sei istituzioni senza fine di lucro che compongono una rete socio-assistenziale e che oggi aiutano circa 1.200 bambini, ragazzi e famiglie della zona Nord di Belo Horizonte:

“Il nostro obiettivo è accogliere e educare; educhiamo adulti e bambini a guardare sé stessi e la realtà, e ad aiutarsi a prendere coscienza di chi sono e del valore della propria vita”. Per questa sua iniziativa e per il lavoro appassionato di questi decenni Rosetta Brambilla ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali oltre che la cittadinanza onoraria di Belo Horizonte.

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