Il ricordo

Medaglia d’Onore per il deportato «scoperto» in soffitta dopo 70 anni

Marino Ruga di Bernareggio è stato insignito della speciale onorificenza consegnata il 2 giugno al figlio Gianni

Medaglia d’Onore per il deportato «scoperto» in soffitta dopo 70  anni
Attualità Vimercatese, 13 Giugno 2021 ore 14:30

La sua storia era rimasta custodita per oltre 70 anni in  una scatola, in soffitta. Oggi i suoi scritti sono diventati un libro e lui, Marino Ruga, è stato premiato con la Medaglia d’Onore dedicata a chi ha vissuto con grande coraggio gli orrori dei campi di prigionia nazisti.

La storia in soffitta e la Medaglia d'Onore

La cerimonia si è tenuta il 2 giugno, alla presenza dei sindaci di Bernareggio, Andrea Esposito, e di Romagnano Sesia (paese in cui Ruga ha vissuto per tutta la propria vita), Alessandro Carini. Ad accogliere con grande piacere e commozione questo prestigioso riconoscimento è stato il figlio Gianni Ruga, ex capogruppo degli Alpini di Bernareggio, che in questi anni, dopo la scomparsa del padre, è riuscito a ricostruire la carriera militare del padre e quegli anni bui rimasti sepolti per oltre mezzo secolo.
Piemontese di origini, Marino Ruga nacque il 22 febbraio 1920 a Varallo Sesia e si trasferì nel 1932 a Romagnano, in provincia di Vercelli, seguendo il padre che lavorava come ferroviere. «Il 17 marzo nel 1940 mio padre venne chiamato alla leva militare e si recò a Torino per seguire il corso telegrafisti - racconta il figlio - Scoppiata la guerra sul fronte occidentale venne arruolato all'interno del genio, per poi essere mandato in Albania. Qui, l’8 settembre del 1943, venne catturato dai tedeschi e deportato in Germania, nel campo di Bremervorde, dove rimase prigioniero fino al luglio del 1945».
Ruga non fu un semplice prigioniero di guerra, bensì un Internato Militare Italiano (I.M.I.), ovvero uno status creato dai nazisti stessi per aggirare la Convenzione di Ginevra del 1929 e riservare loro un trattamento molto più disumano. L’uomo, nonostante la sofferenza e le privazioni, riuscì a sopravvivere e fare rientro in Italia nell’agosto del 1945, dove riprese a vivere con la propria famiglia fino al 2013, anno della sua dipartita. Ai suoi familiari non raccontò mai la drammatica esperienza vissuta durante la Guerra, emersa solamente, in maniera postuma, all’interno di una scatola contenente i ricordi di un’intera vita conservata in soffitta.

Il riconoscimento

«La Medaglia d’Onore che il Presidente della Repubblica ha voluto concedere a mio padre è frutto di un lungo lavoro di ricerca iniziato nel 2019, quando sono venuto in possesso del diario che mio papà aveva scritto su alcuni quaderni e diversi fogli a partire dal 1940, anno del suo arruolamento nel Genio Trasmissioni, fino al ritorno a casa - spiega ancora il figlio Gianni - Per prima cosa ho fatto richiesta presso l’archivio di Stato di Novara del suo foglio matricolare; il secondo passo è stato quello di inoltrare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri tutta una serie di documenti che confermassero la presenza del papà in un campo di lavoro in Germania in qualità di Internato Militare Italiano per accedere alla concessione della medaglia».
Da qui, l’idea di trascrivere il contenuto del diario in un libro, al fine di dare corpo alle storie e soprattutto alle emozioni vissute dal padre con l’obiettivo di tenerne per sempre viva la memoria ormai liberata dalla soffitta. Alcuni passaggi dei suo racconti sono anche stati letti durante la toccante cerimonia di consegna dell’onorificenza, alla quale hanno preso parte le istituzioni del territorio e i rappresentanti delle cariche militari sotto le quali Ruga aveva prestato servizio.
«Questo è stato mio padre, con le sue paure, la sua determinazione, la sua umanità, le sue ansie, ma anche con le sue certezze e i suoi valori che mai sono venuti meno, come l’incrollabile fede e la consapevolezza che il Signore non lo avrebbe mai abbandonato - conclude il bernareggese - Noi, suoi figli, ne siamo orgogliosamente eredi e testimoni e come tali abbiamo il dovere di continuare ad avere sempre presente gli errori che l’umanità ha commesso nel corso della sua lunga storia. Grazie di tutto papà, ti voglio bene».

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