Attualità
Sovico

Medico da una vita, il chirurgo ha appeso il camice al chiodo

Il dottor Vittorio Motta è andato in pensione dopo aver lavorato come medico di base e all’ospedale di Monza

Medico da una vita, il chirurgo ha appeso il camice al chiodo
Attualità Caratese, 17 Dicembre 2022 ore 18:00

«Al primo posto deve esserci sempre il paziente». Saranno tanti i pazienti che sentiranno la mancanza del chirurgo Vittorio Motta, 67 anni, che dopo 35 anni di servizio, ha appeso il camice al chiodo.

Medico da una vita, il chirurgo ha appeso il camice al chiodo

Dopo la laurea in Medicina, conseguita nel 1980 all’Università degli Studi di Milano, Motta si è specializzato in Chirurgia Generale nel 1986.
«Appena finiti gli studi ho iniziato subito a lavorare ricoprendo diversi incarichi - ricorda il dottore in pensione - Sostituzione dei medici di base, medico scolastico e, grazie a una convenzione, ho iniziato a fare il medico di base nel distretto di Renate e Veduggio. In seguito mi sono trasferito a Sovico dove sono rimasto per un bel po’ di tempo. Nel 1987 ho iniziato a lavorare all’ospedale San Gerardo di Monza nel reparto di Chirurgia Generale e nel frattempo continuavo a fare il medico di base a Sovico, oltre al medico ospedaliero».
Fino al 1991 quando l’entrata in vigore di una nuova legge non gli ha più permesso di fare il doppio lavoro: «Ho dovuto scegliere - spiega il dottore - Avendo conseguito la specialità in Chirurgia ho scelto di fare il medico ospedaliero, professione che ho portato avanti dagli anni Novanta fino alla pensione».

Impegno e responsabilità

«Quello di chirurgo è un lavoro che comporta un bell’impegno e tante responsabilità - Per questo a fine anno cesserò anche la collaborazione che avevo iniziato in Clinica Zucchi a Monza, per dedicarmi alla mia famiglia».
In particolare alla moglie Stefania, ai due figli Marco e Andrea, e soprattutto ai nipoti. «Il nostro è un mestiere a volte stressante ma anche molto gratificante, specialmente quando un paziente ti guarda negli occhi e ti dice “grazie” per avergli salvato la vita - sottolinea il chirurgo - Un lavoro che va fatto con una certa etica e passione, perché impegni tanti momenti della tua vita. Per un chirurgo non esistono festività e deve sempre essere reperibile. Negli anni purtroppo è cambiato anche il rapporto con il paziente, sono subentrati tanti aspetti burocratici che ti costringono a stare ore al computer e a trascurare appunto il rapporto con i tuoi pazienti. E’ un lavoro difficile e non sempre la gente lo capisce».

Le lezioni agli studenti

A Monza il dottor Motta è stato anche professore della Divisione Universitaria tenendo lezioni agli studenti: «Ai miei alunni ho sempre insegnato che la prima cosa è il paziente, deve essere contento del trattamento che ha ricevuto. Per quanto mi riguarda posso tracciare un bilancio positivo del mio lavoro, tante cose sono andate bene e quelle che sono andate male le ho ancora tutte in mente perché è difficile dimenticarle. Devo ringraziare il Signore che mi ha dato la salute e mi ha sempre permesso di lavorare. Adesso che sono in pensione organizzerò anche qualche viaggio. Ovviamente resto a disposizione dei miei pazienti, qualora avessero bisogno di un consiglio mi possono ancora contattare».

Seguici sui nostri canali
Necrologie