Sulbiate

Nel nome di don Mario

Mercoledì sera in oratorio è stato presentato il docufilm realizzato sulla vita del sacerdote

Nel nome di don Mario
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Un paese intero, insieme ai suoi abitanti, si è trasformato in un grande set cinematografico per quasi un anno per raccontare chi era don Mario Ciceri e per dare risalto ai luoghi dove ha vissuto e dove si è manifestata la sua opera pastorale. E il risultato è davvero eccellente. Mercoledì sera, nel salone dell’oratorio di Sulbiate, è stata proiettata l’anteprima del docufilm sulla vita del beato.

Nel nome di don Mario

Una giornata speciale aperta con la presenza dell’arcivescovo monsignor Mario Delpini che nel tardo pomeriggio, nella chiesa Sant’Antonino, ha recitato con i sacerdoti e i fedeli la preghiera del vespero dedicato a don Mario Ciceri e a Madre Baraggia e poi alla sera ha assistito alla visione del docufilm che ha avuto come regista Marco Finola.

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Classe 1900, ordinato sacerdote dal cardinal Eugenio Tosi nel giugno del 2024, don Mario venne destinato alla parrocchia di Sant’Antonio Martire a Brentana di Sulbiate.

Negli anni della seconda guerra mondiale, il sacerdote non venne meno ai suoi impegni e al dialogo continuo con i giovani di Brentana al fronte. Per loro fondò «Voce amica», un bollettino con cui li informava sulle notizie relative al paese d’origine. Correva rischi in prima persona per aiutare quanti fuggivano per motivi politici: preferiva esporsi lui, piuttosto che far incorrere l’intero paese in qualche rappresaglia. Sempre durante il secondo conflitto mondiale accompagnava i ricercati verso la Svizzera, fornendo loro documenti e lasciapassare falsi. Per questo impegno ricevette postuma la Medaglia d’oro per la Resistenza.
La sera del 9 febbraio 1945 don Mario, a Verderio Inferiore per aiutare nelle confessioni, mentre era in sella alla sua inseparabile bicicletta, venne investito in pieno da un calesse. Venne soccorso molto tempo dopo e portato in ospedale. Morì il 4 aprile 1945, dopo due mesi di agonia.

Il caso di Raffaella Di Grigoli

Come possibile miracolo per ottenere la beatificazione di don Mario è stato considerato il caso di Raffaella Di Grigoli, veduggese, che da bambina fu gravemente ammalata a causa di un’anomalia al colon. Il 16 settembre 1975 fu ricoverata all’ospedale Valduce di Como e le venne diagnosticato un dolicosigma, ossia un allungamento fuori norma del colon. Due interventi chirurgici in rapida successione non risolsero la sua situazione, tanto che, il 30 ottobre 1975, le fu amministrata la Cresima in articulo mortis.
Il suo quadro clinico, gravemente compromesso e non migliorato neanche dopo altri due interventi chirurgici, si ristabilì improvvisamente dopo che la zia materna della bambina ebbe l’idea d’invocare espressamente l’intercessione di don Mario: avviò una novena e raccontò della nipote alla sorella del sacerdote. Un foulard a lui appartenuto, consegnato dalla sorella alla famiglia della bambina, venne posato più volte dalla madre sul suo corpo. Anche gli altri familiari si unirono alle invocazioni. Il 4 febbraio 1976, Raffaella fu dimessa dall’ospedale e negli anni successivi non ebbe più problemi di quel genere; nel 2005, poi, divenne a sua volta madre di una bambina.

Le parole di Delpini

Toccanti le parole dedicate dall’arcivescovo alla figura di don Ciceri.

«Talvolta chi l’ascolta lo ringrazia, lo apprezza, lo applaude: ma il servo non si monta la testa. Solo una cosa gli interessa, obbedire al Signore e prestare il servizio che il Signore gli ha chiesto. Talora chi lo ascolta lo critica, lo ignora, si annoia e si distrae. Ma il servo non si scoraggia», nei giorni buoni e in quelli che lo sono meno. Ci sono sere in cui chiude la giornata contento di quello che ha fatto e ci sono sere in cui deve fare un bilancio fallimentare: “Non ho combinato niente, tutto è andato storto”. Eppure chiude sempre ringraziando: “Ecco, Signore, ho potuto servire anche oggi, come tu mi hai comandato”. Non cerca riconoscimenti, non cerca guadagni, non coltiva distrazioni, non insegue le mode, non si cerca un tempo per sé, non riesce a immaginarsi altrove, non aspira a incarichi più prestigiosi, o meno faticosi, o con persone più simpatiche. Non cerca altro che di obbedire al Signore». Sono questi i servi che il Signore «continua a cercare, e noi siamo qui per dire “Eccomi”. Una cosa sola io cerco, di prestare il servizio che mi è chiesto, di obbedire al Signore che mi ha chiamato».
«Abbiamo cercato in breve tempo di raccontare la vita di don Mario - ha aggiunto il presidente dell’Associazione don Mario Ciceri, Luigi Corno - Speriamo di essere riusciti a rappresentare la sua vita nel miglior modo possibile. Vi chiedo di ascoltare con il cuore, perché è importante vedere le immagini, ma ancora di più cogliere le parole. Grazie a tutti».

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